Festival viola a Verona…mille di questi giorni…

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    verona fiorentinaA volte sembra più tennis che calcio, piovono prodezze e sbagli lungolinea, i meriti si mescolano alle sviste (arbitro compreso) ma alla fine contano il risultato e i tanti segnali positivi: la Fiorentina batte un avversario quotato, mantiene le distanze dall’Inter e allunga sul Parma.
    La vittoria numero 1000 in campionato della storia viola fortifica il quarto posto e la squadra a tratti gioca un calcio con il giro palla ispirato, quello dei tempi migliori, quando Pepito era il regista aggiunto dell’attacco. Fra le buone notizie c’è anche il ritorno al gol di Matri, che si procura un rigore e lo segna. Tanta buona Fiorentina — grande prestazione del centrocampo — e qualche deficit di attenzione in difesa (la respinta corta di Neto su Iturbe, il corridoio aperto per il terzo gol veronese) nella vendemmia del gol veronese. Dettagli, forse. Clima gemellato e britannico al «Bentegodi», dove i tifosi cantano a lungo la versione casereccia dell’inno del Liverpool. Brividi in salsa veneta e bel calcio in campo, con la Fiorentina predisposta al palleggio _ grazie al recupero di Pizarro _ e il Verona reattivo con Toni pronto a fare sponda per l’innesco di chi arriva da dietro. Gioco veloce, con Tomovic alto sulla fascia e Ilicic fra le linee nel contesto di un modulo (4-3-1-2) che Montella sta preparando per la finale di coppa Italia contro il Napoli. Non ci sarà infatti Cuadrado (imperdonabile leggerezza dei dirigenti di campo non ricordargli che era diffidato prima della semifinale contro l’Udinese) e l’allenatore sta abituando la squadra a un tipo di gioco diverso: non mancano i palleggiatori e i fantasisti alla Fiorentina, ma semmai i centravanti capaci di fare reparto da soli.
    In attesa di Rossi e Gomez, e con Matri in panchina per recupero di energie e stima in se stesso, Matos brilla il giusto in un primo tempo che la Fiorentina raddrizza dopo il gol di Sala al 15’ (respinta corta e centrale di Neto, Tomovic bruciato nell’anticipo). La Fiorentina non si è demoralizzata e attraverso il giro palla è riuscita a risalire la partita: gran gol quello di Cuadrado (assist nell’ingorgo di Borja) e non male il raddoppio di Aquilani in chiusura di tempo (assist di Pasqual) soprattutto per il modo corale in cui la squadra sale per assistere l’azione.
    Il Verona resta avvolto nel gioco viola anche nel secondo tempo, non sa interrompere il ritmo del palleggio e le uscite nell’altra metà campo sono sempre più scollegate da un progetto sensato. La Fiorentina invece spinge e vuole chiudere la partita dall’alto di una superiorità tecnica resa netta dalla leggerezza delle idee: sembra riuscirci quando Borja spinge in rete il pallone deviato da Rafael sul colpo di testa di Aquilani (grande assist di Pizarro), poi il Verona resta in dieci per il fallo da ultimo uomo di Donadel su Cuadrado e l’arbitro s’inventa un rigore per un contatto inesistente fra Iturbe e Pizarro.
    Segna Toni, avvelenatissimo ex. Gli risponde Matri — entrato al posto di Matos — conquistandosi un rigore e segnando il 4-2. Due gol di distanza possono bastare? Anche no. Cuadrado tira dal limite, Rafael respinge corto e Aquilani disegna con un piattone la cinquina viola. Finita? Macché. Iturbe s’infila negli spazi e fa cinquanta metri palla al piede prima di battere Neto. La partita a calcio-tennis finisce 3-5.