Fiorentina, che figura: troppi attaccanti e poco gioco…

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     Babacar zaccardo carpiLA FIORENTINA quasi vera perde in casa con il Carpi e schizza colpevolmente fuori da una Coppa italia apparecchiata per arrivare lontano. Astri favorevoli, oroscopo sbagliato e poca identità di squadra: quella viola è una sfigata miniavventura chiusa con addosso la terza maglia blu notte, perché nonostante le buone intenzioni e la generosità emergono – chiarissimi – i sintomi dell’usura. Forse non fisica, di sicuro mentale e con segnali di scoordinata passione in campo. Sousa alla fine si dichiara dispiaciuto di aver visto una squadra disunita, con giocatori troppo individualisti: l’esatto contrario della gioiosa-coordinata macchina calcistica da guerra andata in onda in molte partite. Sousa rinuncia solo a Borja e Tatarusanu e se la gioca con tutti gli altri titolari concedendosi qualche esperimento dal primo minuto (Bernardeschi centrale, Kalinic e Babacar insieme), ma dopo il gol del Carpi è talmente disperato che imbottisce la squadra di giocatori offensivi (addirittura cinque!). Una tempesta ormonale, più che un’azione coordinata.
    NEGLI ultimi minuti ci sono contemporaneamente in campo Kalinic, Babacar, Rossi, Bernardeschi e Ilicic): tutto inutile, la Fiorentina è solo generosità e confusione e nel profondo di se stessa sa di avere già sprecato le sue occasioni contro una squadra che si chiude con grinta per ripartire in contropiede. Astori al 94’ aggiunge un’ulteriore verniciata di rimpianto quasi scheggiando il palo con un sinistro in corsa, l’ultimissima occasione per rimettere in piedi la partita, aspettare Samp o Milan nei quarti di finale e – clamoroso – addirittura una fra Spezia e Alessandria in semifinale. 

    GLI ALTRI rimpianti si concentrano soprattutto nei tiri parati a Rebic, Kalinic e nella traversa colpita da Badelj. Anche il Carpi scheggia un palo con Gagliolo e quando decide di accelerare segna al 31’ del secondo tempo con Di Guadio: Tomovic non lo affronta in area e l’esterno mira l’angolino basso sulla sinistra di Sepe. 
    Sousa lancia anche Rossi – il grandissimo escluso – che nella bolgia pochissimo aggiunge perché gli attaccanti si pestano i piedi e i giocatori del Carpi smazzano. Anche Alonso, entrato al posto di Pasqual, si annoda sulla fascia sbagliando in modo grossolano due cross senza trovare mai la profondità. 
    Nel recupero doppio giallo per Gonzalo e il nuovo entrato Mbakogu, che erano già ammoniti. Quindi doppio rosso al crepuscolo di una partita poco indimenticabile, poco vista (ottomila spettatori) e poco istruttiva a proposito del futuro viola. Sousa alla fine aggiunge frasi che – per la prima volta – ridimensionano l’immagine di un gruppo che lotta unito per raggiungere grandi risultati. Le individualità non servono. Ma a quanto pare, qualcuna ce n’è.