Fiorentina e l’antidoto della sfortuna…

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    Esultanza Catania - Fiorentina 0-3Mati, Matri. La Fiorentina scopre il fattore M come antidoto alla sfortuna, con Rossi e Gomez costretti alla sosta forzata. La vittoria di Catania è la somma del lavoro di Montella e di quello della società, che con un sforzo notevole gli ha messo a disposizione Matri, il bomber che mancava. L’apparente facilità con cui i viola hanno mandato in frantumi il Catania dà la cifra di una squadra che col passare delle giornate scopre di non avere più limiti. Se il «Franchi» ha presenze tipo Bundesliga (cioè uno stadio sempre pieno) un motivo risiede nella qualità del gioco della Fiorentina. Non ci sono parole sufficienti per ribadire che la squadra viola è la vera sorpresa del campionato, e che se non fosse inciampata quattro volte (ma una sola sconfitta è meritata, quella di Udine), sarebbe in una posizione di classifica ancora più pregevole. Con l’Inter che annaspa, il Milan lontano anni luce, la Fiorentina si conferma quarta sorella del campionato. Con una qualità in più (il gioco) e un’attenuante pesante netta (Rossi-Gomez fuori).
    Certo, la Juventus è lontana e fa un campionato a parte, ma la squadra viola nulla ha da invidiare a Roma e Napoli (nonostante la differenza di budget), e di questo i tifosi viola devono essere orgogliosi. Così come del fatto che gli spettatori di Catania hanno sottolineato il prolungato possesso palla viola con olè da corrida, anche se era soprattutto un gesto di scherno verso i giocatori di casa.
    Tornando alla partita, restano negli occhi il gustoso tiro di esterno di Mati che ha aperto la raffica di gol, e il grande anticipo di Matri sotto porta sul cross basso di Pasqual. Il terzo gol, quasi a portiere battuto, dice poco sul piano tecnico ma nasce da un’azione corale di primo livello. Matri è una risorsa in più lungo il cammino verso la zona Champions, poi Montella ha deciso di farlo riposare sostituendolo con Matos. Il ragazzino brasiliano aveva un cliente poco raccomandabile (Spolli): il difensore argentino — non visto dall’arbitro — gli ha rifilato una scarpata alla testa quando era a terra. Banti non ha visto, ma quel calcio avrebbe meritato il rosso diretto.