Fiorentina lenta e senza gioco. Bene il ‘rinvio’, ma a Salonicco serve il cambio di passo

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    genoaForse è meglio così. Forse il diluvio tende una mano alla Fiorentina, scrive Il Corriere dello Sport – Stadio. Il calcio racconta mille partite che svoltano e cambiano destino, ma le sensazioni dei 28′ giocati non lasciavano presagire niente di buono. La squadra di Sousa, impacciata e arrendevole, è rimasta quasi sempre in balia genoana, rischiando grosso in almeno tre circostanze, salvata da Tatarusanu – lesto su Pavoletti -, da Astori – respinta provvidenzale su tiro lungo di Rigoni che coglie fuori posizione il portiere – e… dalla fortuna che indirizza sulla parte alta della traversa il pallone colpito da Laxalt. 

    Nessuna traccia di gioco, nessun moto d’orgoglio viola: manovre lente e confuse, contrattacchi sporadici, quasi una sorta di rassegnazione al ritmo e all’intraprendenza dei ragazzi di Juric. Le difficoltà in costruzione non trovano compensazione nei lanci di Astori o nella mobilità dei trequartisti, Maxi Olivera ci mette cuore ma sbatte contro il muro rossoblù, Tello si limita a trotterellare. Più vivace Ilicic, che deve però misurarsi con il trattamento speciale che il tecnico del Genoa gli riserva: lo conosce dai tempi di Palermo e sa che lasciargli spazio è rischiosissimo, così lui, interpre d’un calcio sfacciato e bello, chiede a Orban di trasformarsi in terzino anni Settanta. 

    Forse è meglio così. Quando di ricomincerà dallo zero a zero sarà presumibilmente un’altra Fiorentina, più in forma e più padrona dei suoi schemi, quindi capace di far valere una statura tecnica chiaramente maggore. E forse è meglio anche perché proseguire dopo un’interruzione più o meno lunga, lottare fino al 90′ su un terreno pesantissimo senza più possibilità di tessere gioco ma badando solo a trascinare il pallone nell’acquitrino, avrebbe sottratto energie preziose in vista dell’Europa League dietro l’angolo.