Fiorentina squadra corta: 34 metri. Tanto possesso: 62,5%. E Gonzalo fa il regista

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    Badelj, Micah Richards ed Eto'o Fiorentina-SampdoriaCome riporta La Gazzetta dello Sport, facile, decisamente troppo facile, individuare in Diamanti e Salah le ragioni della vittoria della Fiorentina. D’accordo, loro hanno realizzato i due gol, loro sono stati spesso pericolosi e hanno messo in crisi la difesa della Sampdoria, ma per cercare i motivi di un successo netto come quello dei viola si deve andare oltre la superficie. Il senso dell’impresa si trova più in profondità, e non è attribuibile a questo giocatore o a quell’altro (non soltanto perlomeno…), ma è frutto di un’idea collettiva che, oggi, in Italia poche squadre inseguono. La Fiorentina è una di queste. I ragazzi di Montella giocano, tocchettano, si smarcano, avanzano in pressing invece di arretrare. Il loro modo di stare in campo è molto più figlio degli insegnamenti europei che di quelli italiani. A tratti, e fatte le debite proporzioni perché gli interpreti sono diversi, sembra di vedere il Barcellona di Guardiola. Non solo per il prolungato possesso-palla, ma anche per i movimenti, per il desiderio di attaccare sempre e in ogni circostanza, per la volontà di occupare gli spazi prima degli avversari.
    Qualche dato chiarisce meglio la situazione. Possesso-palla: 62,5 per cento a favore dei viola che sfruttano questo vantaggio arrivando a calciare 11 volte (5 nello specchio e 6 fuori). Numero di passaggi: 535, di cui l’86,5 per cento va a buon fine. Segno che ai giocatori di Montella non mancano la precisione e le qualità tecniche. Palloni recuperati: 71 (contro i 59 della Sampdoria). Che cosa significa? Semplice, l’atteggiamento aggressivo di centrocampisti e difensori mette la Fiorentina nelle condizioni di infastidire gli avversari in ogni zona del campo. Da notare che l’interpretazione della partita non cambia tra il primo e il secondo tempo: i viola hanno il 63 per cento di possesso nei primi quarantacinque minuti e il 62,1 per cento nella ripresa. A fare da pilastro, nella struttura costruita da Montella, in assenza di Pizarro, tocca a Gonzalo Rodriguez. E’ vero che sarebbe logico pensare ad Aquilano o a Borja Valero nei panni del leader, ma la realtà è diversa: è il difensore a incaricarsi di tenere su la baracca, di salvare il risultato su un tiro a colpo sicuro di Eto’o, di timbrare un palo con una bella e improvvisa conclusione, e soprattutto di far girare il motore iniziando la manovra da dietro. Sono 77 i tocchi di Gonzalo, 59 i passaggi (10 sbagliati), 5 i lanci riusciti, 2 i cross, 7 i palloni recuperati. Contributo importante anche perché la sua presenza permette ai centrocampisti viola di giocare in superiorità numerica. Gonzalo Rodriguez avanza, mentre Basanta gli copre le spalle, e imposta la manovra con lucidità. Vi ricordate quando, nel Barcellona di Guardiola, toccava a Piquè partire da dietro con il pallone al piede (e Busquets faceva un passo indietro)? Gli uomini sono diversi, d’accordo, ma il principio è lo stesso.
    La Fiorentina, se è in giornata, lascia un’impressione di dominio e di padronanza assoluta della partita. Ciò è possibile grazie al fatto che i reparti sono sempre molto vicini, la squadra è corta (34 metri contro la Sampdoria) e il baricentro medio decisamente alto. Molto alto: 58,3 metri. Se anche perdono il pallone, i ragazzi di Montella hanno spazio e tempo per recuperarlo…