Firenze chiede fiorentinita’, Casette D’Ete inizia a rispondere 

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Alla fine dei conti nessuno ha mai chiesto scudetti,  titoli e coppe in serie.  Per quanto lo zero in bacheca pesi e non poco, soprattutto nei detrattori della famiglia Della Valle,  c’è anche chi sa apprezzare la serie di piazzamenti positivi lasciati agli archivi andando anche oltre le medie storiche della Fiorentina. Mai con tale costanza la squadra viola era stata ai vertici del calcio italiano.  Certo manca l’acuto, il titolo, la coppa, magari da alternare ad un anno nella mediocrità come a volte è accaduto in passato.  Ma se il dibattito tra pro e anti Della Valle ormai è quasi storia vecchia ed ha già aperto pesanti spaccature in seno al tifo gigliato, c’è una cosa che mette tutti d’accordo: la fiorentinita’. L’esigenza di rapportarsi con soggetti “amici”, di essere rappresentati da chi ha il viola dentro,  e dalle cui labbra anche pendere nei momenti belli e difficili. La distanza che si è venuta a creare negli anni di gestione Della Valle tra la Fiorentina ed il suo popolo è apparsa fin troppo evidente. E la stagione che è andata in cascina giusto un mese fa, con la nuova annata ormai già alle porte, può aver lasciato in dote alla società viola un sacco di cose dalle quali trarre tesoro.

E non solo dal punto di vista della gestione del mercato e delle situazioni tecniche con problematiche varie alle quali, con lo stravolgimento societario operato nelle scorse settimane, in Fiorentina sperano di aver trovato definitiva soluzione. Ma anche e soprattutto nel rapporto con Firenze e la fiorentinità. Perché se qualcosa non ha funzionato è anche da legare al rapporto Fiorentina – Fiorentini. Un rapporto logorato negli anni da una gestione avventata sotto tale aspetto, quasi a volersi ergere su un piedistallo, cosa più o meno voluta, dal quale qualcuno ha capito che si doveva scendere per riaprirsi alla gente. Perché è vero che la Fiorentina è dei Della Valle, ma la Fiorentina è anche e soprattutto dei fiorentini. E quando metti piede a Siviglia, o a Madrid sponda Atletico, o nello stadio del Borussia Dortmund capisci che dovrai giocare contro dodici uomini. Forse anche tredici. Perché il pubblico viola il suo sostegno alla Fiorentina non lo ha mai fatto mancare. Ma non c’è ombra di dubbio sul fatto che il Franchi di oggi è tutt’altra cosa rispetto al Franchi di qualche anno fa. Ricreare la vera empatia tra squadra, società, tifoseria, e città intera è il nuovo grande obiettivo della Fiorentina. E l’aver riportato allo stadio gli eroi del primo scudetto è stato un primo passo, al quale poi hanno fatto seguito i tentativi per portare a Firenze Manuel Rui Costa, e quelli con Martin Jorgensen.

Che non vanno in campo, sia chiaro. Perché è anche vero che se compri undici Benalouane il Franchi non lo riempi ed i risultati difficilmente arriveranno. Ma che intanto possono risvegliare orgoglio, passione e voglia di tornare a vivere per la Fiorentina. La mossa di agganciare presente e passato con la presentazione della campagna abbonamenti prosegue in questo percorso di fiorentinizzazione che da viale Fanti stanno continuando a portare avanti. Firenze ha chiamato, Casette d’Ete sta rispondendo. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Intanto piccoli passi iniziano ad esser mossi. Firenze, i fiorentini, e la passione. Molto è stato scritto, la direzione nella quale stanno andando le cose potrebbe, finalmente, portare alla stesura di nuovi capitoli.