Franco Baresi ricorda Astori: “Era uomo già a 17 anni, un esempio per tutti. A Firenze il suo posto nel mondo”

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Quegli occhi. Quel sorriso. Quel cuore enorme e gentile. Davide era così, fin da ragazzino. Basta chiedere a chi, il piccolo Astori, l’ha visto crescere. Giovane promessa che, al Milan, tentava la scalata al calcio dei grandi. C’è un uomo però che più di ogni altro lo ha aiutato a crescere. Un uomo che, con la maglia del Milan (e della Nazionale), ha scritto la storia. Per due anni, è stato l’allenatore di Astori. Parli con Franco Baresi, e ti accorgi di quanto sia vivo, dentro di lui, il ricordo di quelle stagioni. «Era il 2004, guidavo la Primavera rossonera e Astori era uno dei ragazzi più importanti di quella squadra», dice Baresi al Corriere Fiorentino. «Era un ragazzo attentissimo e questo mi ha sempre colpito. Di solito, soprattutto a quell’età, i giocatori si annoiano quando cerchi di insegnarli i giusti movimenti. Lui no. Voleva capire tutto alla perfezione». E poi quel volto. La capacità di sorridere sempre. Franco Baresi ne parla, e la voce trema. «Ho davanti ai miei occhi il suo sorriso, aveva una voglia di vivere straordinaria». Era Davide, per intendersi, già da ragazzo.

«Era semplice, e incredibilmente educato». Merito suo, e della sua famiglia. «Vero — spiega Baresi — ho conosciuto suo padre e non mi sorprende che abbia tirato su un figlio come Davide. Aveva alle spalle una famiglia straordinaria, che gli ha insegnato valori che gli hanno permesso di diventare l’uomo speciale che tutti hanno conosciuto». Per farla breve «Astori era un esempio per tutti», già a quell’età. «Quando mi hanno dato la notizia non ci volevo credere e, ancora oggi, mi capita di chiedermi se sia vero. Una morte così, di un ragazzo con quella forza, nel pieno della sua carriera….». Si ferma, Baresi, travolto dall’emozione.

«A Firenze aveva trovato il suo posto nel mondo. La squadra e la società giusta per esprimere al meglio le sue qualità. Tecniche, ed umane». Non a caso, dei viola, era diventato quello che Baresi era per il Milan: il Capitano. «Non mi stupisce che avessero scelto lui come simbolo».