Gomez non si vuol fermare più, forse titolare con l’Esjberg

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    Gomez JoaquinTutto lo stadio si è ‘dato di gomito’, anche la parte nerazzurra, con un po’ di apprensione. Quella viola come per esorcizzare cinque mesi di lungo digiuno. Movimento istintivo, quello del gomito, quando Montella si è girato verso la buca della panchina e ha detto a Gomez di andare a scaldarsi. E Mario come una molla è scattato verso lo spicchio verde riservato a chi si prepara a entrare. Ciuffo ribelle d’ordinanza, sguardo tra l’emozionato e il concentrato per quello che si poteva considerara come la il suo debutto vero e proprio con la maglia viola.
    Troppo lontani nel tempo i due lampi di ‘Marassi’ e il relativo coro «Mariogomez, Mariogomez», proprio tutto attaccato. La voglia di ammirare e applaudire il panzer tedesco è stata come un tarlo che era stato parzialmente disinnescato dall’inizio stagione fantastico di Giuseppe Rossi. Poi la fortuna ha deciso di voltare le spalle alla Fiorentina e anche Pepito si è arreso, riportando d’attualità la domanda: «Ma quando torna Mario?»
    Una domanda che ha avuto la sua risposta al 68’ della sfida con l’Inter. Sarebbe stata la serata perfetta se fosse arrivato al momento giusto su quel pallone girato da Matri verso Handanovic. Ma ancora il fisico non è veloce come la mente. Perchè Supermario avrebbe voluto avventarsi su quel pallone che avrebbe significato un pari meritato e il definitivo ritorno alla vita di tutti i giorni: il gol. Già, perchè Gomez è nato e vive per la rete e soprattutto per ripagare tutto l’affetto che anche in questi lunghi mesi Firenze non ha mai smesso di dimostrargli. Ecco perchè il fotogramma del suo sguardo subito dopo essere arrivato tardi alla devizione riassume tutta la rabbia paragonabile a una rete mancata in una finale di Champions. Esagerazioni? No, perchè Mario, come detto, vive per il gol.
    L’Inter è già il passato, Gomez guarda avanti e punta già la sfida di Europa League, pronto a riprendersi quanto la sfortuna gli ha tolto, anche se non vuole più voltarsi a guardare quello che non è stato. Pensa solo al quotidiano e ha ritrovare la fomra migliore che gli avrebbe eprmesso di arrivare su quel pallone. Ci sarà modo. Ma già averlo visto entrare è di grande conforto, soprattutto per Montella e per i compagni che si vogliono sempre più aggrappare al loro gigante per la volata decisiva. E Gomez non vuole più fermarsi.