Grazie ‘Antonio’, simbolo e grande uomo. L’abbraccio di Firenze al suo ‘Capitano’…

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    Antognoni e Eugenio GianiFirenze? Presente. Non è voluta mancare al compleanno di uno dei suoi figli prediletti. E il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è apparso addirittura piccolo per contenere tutto l’affetto di familiari, ex compagni, gente di calcio e gente comune che di Giancarlo Antognoni prima di tutto ha apprezzato le doti di uomo vero, poi quelle di calciatore sublime, al pari dei grandi che hanno ricevuto le chiavi della città. In carriera, con la maglia viola ha vinto ben poco, «ma ho avuto tutto: l’amore di una città».
    Nella sua semplicità, il Capitano ha riassunto così i suoi primi 60 anni di vita. «La città è in debito con Giancarlo per quanto ha dato alla causa viola — ha detto il vicesindaco Nardella —, sono pochi i personaggi che lasciano un segno indelebile sulla città e lui è uno di questi, è già sindaco nel cuore dei fiorentini e questa è una festa per dire grazie ad un campione che ha segnato la vita di Firenze e di chi la vive». Parole pronunciate poco prima che Antognoni, spegnesse le 60 candeline sulla torta che il vicesindaco, insieme alla vicepresidente della Regione, Stefania Saccardi e il presidente del consiglio comunale, Eugenio Giani, gli hanno fatto trovare in Sala d’Arme. E Antonio ha voluto che accanto a lui ci fossero la moglie Rita, e i figli Alessandro e Rubinia, i suoi ‘trofei’ più belli. Poi, l’abbraccio di Firenze. Una cerimonia che è iniziata con il grido di battaglia, scandito dai tifosi, che ha segnato una generazione perché c’è stato un ‘Unico 10’.
    C’era la Fiorentina di oggi, rappresentata dal direttore sportivo Pradè e il direttore dell’area tecnica, Macia, insieme a Pepito Rossi, Borja Valero e Aquilani. Per quest’ultimo Antognoni ha avuto parole affettuose perchè «lo conosca da quando era nelle giovanili azzurre e mi assomiglia molto». Poi, incalzato ha ammesso: «Sì, è lui il nuovo Antognoni». Parole che hanno fatto arrossire il Principino che del capitano per ora porta sulle spalle il numero e, qualche volta anche la fascia». Ma tanti anche gli ex compagni di quella Fiorentina che nel 1982 sfiorò lo scudetto, a cominciare da Picchio De Sisti che di quella Viola era l’allenatore che ad Antonio diceva: «Gioca come ti pare». E da Picchio Giancarlo aveva ereditato il 10 e la fascia. Poi Kurt Hamrin, Moreno Roggi, Giovanni Galli, Alberto Malusci, Daniele Carnasciali, Andrea Orlandini, Claudio Desolati, Massimo Orlando, Celeste Pin e Luciano Chiarugi.
    A fare festa al Capitano c’era anche Cesare Prandelli, che a Firenze è di casa: «Antognoni è stato un campione straordinario, per fortuna non ho mai dovuto marcarlo, ma grazie per le emozioni che ci hai regalato».
    Anche Matteo Renzi, promotore della festa in Palazzo Vecchio, non è voluto mancare e con un video messaggio ha voluto celebrare il campione: «Il calcio è cambiato, ma Antognoni resta un punto di riferimento, un esempio per i giovani».
    Numerosi gli amici e alcuni tifosi doc come Paolo Vallesi che gli ha regalato la maglia della nazionale cantanti, nominandolo testimonial della ‘Partita del cuore’ a favore di Emergency che si disputerà a Firenze il 19 maggio, mentre Pupo gli ha dedicato la celebre canzone ‘Firenze Santa Maria Novella’ in cui c’e’ una strofa dedicata proprio ad Antognoni. La serata si è poi conclusa con una grande festa al Ristorante ‘Tullio’ a Montebeni, promossa da Paolo Bacciotti, della Fondazione Tommasino Bacciotti, associazione da sempre sostenuta da Antognoni.

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