Hellas vuol dire futuro. Sotto con la prima finale

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Esperimenti ne ha già fatti tanti Paulo Sousa per trovare il giusto equilibrio alla sua Fiorentina. Come avanzare Borja Valero dietro alla punta, come fare una cerniera mediana composta da Badelj e Vecino, o trovare una giusta collocazione a Bernardeschi o come mettere dentro sempre e comunque una punta dinamica come Kalinic, che facesse pressing alto e fosse in grado di tenere un numero maggiore di palloni possibili rispetto al puntero di riferimento come è Babacar. Con il mercato di gennaio (quantomeno dalla trequarti in su), di esperimenti ha dovuto farne altri come inserire Zarate e Tello. E per affrontare al meglio queste ultime dieci giornate di campionato dove la Fiorentina si giocherà tutte le residue chance di entrare in zona Champions League, la gara contro il Verona potrebbe risultare fondamentale anche sotto questo aspetto. E’ sostenibile un reparto avanzato con Tello, Bernardeschi, Zarate e Kalinic? Ilicic non sembra vivere il suo miglior periodo di forma e se fino ad oggi Sousa ha sempre preferito inserire uno tra Mati Fernandez o Borja Valero alto per garantire maggior equilibrio tra i trequartisti e la linea mediana, in un finale di stagione dove la Fiorentina dovrà evitare calcoli e vincere a tutti i costi ogni singola partita al portoghese servirà anche capire quanto la squadra sia in grado di sostenere un pacchetto avanzato così spregiudicato. La gara col Verona fornirà dunque maggiori indizi anche su questo.  

Gara da vincere a tutti i costi quella contro l’Hellas fanalino di coda. Anche con qualche cerotto di troppo rimediato dopo il ko dell’Olimpico, stringendo i denti e turandosi il naso di fronte agli errori sul mercato di gennaio e conseguenti delusioni. La posta in palio è troppo alta per esternare mal di pancia e malumori. La Fiorentina ha bisogno di Firenze per continuare ad inseguire un traguardo che porterebbe milioni di euro a cascata ed un cammino più agevole in sede di calciomercato. I soldi della Champions permetterebbero ad esempio di blindare alcuni gioiellini finiti nel mirino di big d’Europa e al tempo stesso di investire senza fare bagni di sangue nel bilancio. Perché se è vero che il Presidente Cognigni aveva detto che per fare la Champions serve programmazione, è anche vero che se il regime imposto dai Della Valle deve essere quello dell’autofinanziamento è altrettanto vero che per arrivare in Champions l’unica via è quella di cedere un big. Con conseguente ripartenza quasi da zero.

Intanto proseguirà il paradosso Roncaglia-Tomovic. Ed il ballottaggio è serratissimo tra i due. Ancora una volta è in vantaggio l’argentino sul serbo. E dire che uno ha rinnovato fino al 2020, l’altro invece è in scadenza a giugno e non sembrano esserci schiarite sulla permanenza. Per quanto il ct dell’Argentina Martino continui a convocarlo nella selección albiceleste e Sousa abbia dimostrato di stimarne alcune qualità resta il peccato originale della scorsa estate. Il Marsiglia aveva già di fatto trovato l’accordo col difensore argentino offrendogli un quadriennale, operazione poi stoppata da Sousa col quale Roncaglia stesso ha da subito instaurato un ottimo rapporto. Misteri in salsa viola. Del rinnovo dell’argentino non si è mai voluto discutere in società. Ed a fine stagione con altissima probabilità le strade si separeranno.  Intanto, però, l’Hellas. Col proiettile Tello sulla fascia e probabilmente anche Zarate sull’altra. Per Babacar l’occasione buona sarà la prossima, come da qualche settimana a questa parte. Hellas vuol dire futuro. Sotto con la prima finale, dunque. Perdere punti contro il fanalino di coda, con un piede e mezzo in B, e con 0 vittorie all’attivo in trasferta sarebbe un suicidio.