I conti viola e le verità di Corvino: “Noi coerenti, la situazione era grave”

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    della valle cognigni corvinoCome riporta il Corriere Fiorentino, bilancio risanato, patto con Sousa rispettato e squadra ancora competitiva. Nel day after del mercato, Pantaleo Corvino spiega le sue verità, stuzzica l’ex ds Pradè e Fali Ramadani (il manager di Jovetic, da sempre vicino alle cose di casa viola) e rilancia le ambizioni viola.

    «Mercato triste? Ai nostri tifosi dico di giudicarci per gli obiettivi che dovevamo raggiungere — spiega il dg — dal nostro punto di vista siamo stati coerentissimi con le linee guida che ci eravamo dati: volevamo tenere i migliori, sfoltendo la zavorra tecnica che avevamo (Corvino ha fatto 33 cessioni, ndr ) e allo stesso tempo avevamo l’obbligo rispettare il fair play finanziario. Ho fatto 30 ma non 31 perché non potevo rifiutare l’offerta per Alonso, altrimenti qualcuno di voi oggi mi avrebbe detto “Pantaleo sei scemo…”. La Fiorentina però resta una squadra competitiva con un allenatore preparato: ce la giocheremo con tutti». Nessun passo indietro dunque rispetto all’«obiettivo Europa» indicato da Della Valle a Moena.

    Il problema adesso sarà convincere Sousa, che invece si aspettava di tenersi Alonso e magari aggiungere qualche giocatore più pronto alla lista dei suoi fedelissimi: «Ma ogni mossa l’ho condivisa con lui, siamo stati a braccetto per tutta l’estate. L’unica eccezione è stata la cessione Alonso e il conseguente acquisto di Maxi Olivera: Paulo non lo conosce, ma al telefono mi ha detto “mi fido, prendilo”. Capisco lo scetticismo per qualche acquisto, per qualcuno sarò il Corvino che prende “pippe”, ma sono convinto che alcuni dei giovani che abbiamo in squadra tra un paio d’anni saranno gioielli e dovremo fare guerre per trattenerli. Un esempio? Maganjic, attaccante della Primavera che abbiamo strappato alle big d’Europa. È il nostro fiore all’occhiello».

    Carezze per Paulo, frecciate per Pradé. Che il Corvo non nomina mai, ma che viene tirato in ballo come responsabile della gestione precedente: «Nelle ultime stagione c’è stata una gravissima perdita finanziaria, c’era un passivo di bilancio da 40 milioni e uno squilibrio tecnico piuttosto chiaro: in squadra avevamo solo 11-12 titolari e ben 6 prime punte, per altro con pochissimi italiani in rosa. Due mesi sono pochi per resettare tutto questo, ma la nostra idea è ripartire da zero». Anno zero dunque, anche se quei 40 milioni di passivo meritano una riflessione. Nelle ultime sessioni di mercato infatti, la Fiorentina ha venduto gente come Cuadrado (30 milioni), Savic (10), Suarez (4) e Matos (4,5). Com’è possibile allora un passivo così alto? «Le plusvalenze non bastano a coprire le nostre uscite», spiegò l’altro dg viola Andrea Rogg nel gennaio scorso, a sessione invernale appena conclusa. Il club infatti aveva chiuso il bilancio con un rosso da 14 milioni, che faceva il paio con il -37 registrato l’anno prima, poi ridotto sensibilmente dai 22 milioni di euro cash immessi nelle casse viola dalla proprietà. Il terzo bilancio in rosso consecutivo tra l’altro (regolamento Uefa alla mano) farebbe scattare le sanzioni del fair play finanziario, e da qui l’imperativo di non sforare con le spese e ridurre i costi (il monte ingaggi adesso è intorno ai 58-60 milioni lordi). Ai tifosi però restano impressi nella mente anche i recenti tentativi per comprare Salah (per 17 milioni), Milinkovic, (10), Lisandro (7) e Mammana (9).

    Ma allora i soldi ci sono o no? La risposta sta in quell’assegno spesso staccato dalla proprietà per ripianare i buchi di bilancio: semplicemente, in attesa che il progetto stadio diventi concreto, i Della Valle vogliono che la società viaggi davvero in autofinanziamento. Senza più aiuti esterni. Ecco perché Corvino, l’uomo della plusvalenza e talent scout del mercato, era la figura giusta per firmare la ripartenza viola: «Il nostro obiettivo — dice ancora il Corvo — è vincere qualcosa il prima possibile. I Della Valle infatti restano ambiziosi: se avessero voluto dare segnali di cedimento, avrebbero detto sì alle offerte che ci sono arrivate per Borja, Kalinic, Bernardeschi e Vecino. Sarebbe stato facile ammaliare la piazza con un colpo da 90 come ha fatto qualcun’altro, ma io non compro flanella per seta. Jovetic? Era una mia idea, ma non prendo giocatori per fare favori a nessuno (Ramadani, ndr ), semmai li prendo perché penso possano dare una mano. La cosa è saltata quando l’Inter ha ritirato il giocatore dal mercato. Sapevo delle difficoltà a cui andavo incontro, ma non mi pento di essere tornato: sulla pelle mi sento addosso l’abito viola. Ed é con queste vesti che voglio provare a vincere».

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