I problemi di giocare (al top) ogni tre giorni. Ma niente drammi

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Stanchezza. Fisica e mentale. Di fronte all’avversario forse peggiore, per caratteristiche, che il campionato poteva presentare alla squadra di Sousa. La Fiorentina torna da Reggio Emilia con un punto, che chiude la settimana dei pareggi (terzo di fila) e dei rimpianti. Sì, la Fiorentina poteva essere di nuovo lassù in testa (con il Napoli), superare (nuovamente) l’Inter e allungare a +4 sulla Roma; ma un punto sul campo del Sassuolo, contro una squadra che a livello di freschezza ed intensità ha viaggiato ad altri ritmi rispetto ad una Fiorentina stanca dalla prestazione gravosa di giovedì, ci può stare. Per questo niente drammi, visto poi che al Mapei Stadium erano cadute anche Napoli, Lazio e Juve, con anche la Roma che aveva lasciato punti all’Olimpico contro i neroverdi.

Stanchezza appunto, fisica e psicologica. Per una squadra spremuta dai 70′ in inferiorità numerica a Basilea. Kalinic e Alonso, ha spiegato Sousa, non ne avevano fisicamente (dati alla mano), e non potevano essere rischiati dal 1′ per rischio infortunio. Gli altri in campo hanno regalato un avvio brillante, ma sono calati vistosamente alla distanza (“Eravamo stanchi, sempre anticipati e non andavamo mai in anticipo. La partita di giovedì ha portato un dispendio di energie fisiche e mentali tremendo”, ha dichiarato Sousa). L’emblema di stanchezza mentale è tutta sul pareggio neroverde, con il calcio d’angolo gestito malissimo dal punto di vista dell’attenzione. Poi un secondo tempo fatto di sofferenza e di ripresa, con la forza della volontà per andare a prendersi una vittoria che sarebbe stata importantissima.

Invece si torna a Firenze con un solo punto. Alla luce i problemi di una squadra che punta a giocare ogni partita al top. A giocare per vincere, sempre e comunque… pur ad organico ridotto. Perché la coperta corta, la differenza tra titolarissimi e seconde linee, emerge con forza nelle tante gare (importanti) ravvicinate. Quando le sfide si fanno da dentro o fuori. Perché mettere Suarez, Mati Fernandez, Rossi, Pasqual e Babacar, tra Empoli e Sassuolo, in un impianto di gioco che non gira al massimo, diventa un rischio e contro squadre in forma e dinamiche, come appunto azzurri e neroverdi, l’inciampo è dietro l’angolo. Tra Empoli e Sassuolo, di fatto, persi quattro punti a cavallo del match di Basilea, in cui Sousa ha schierato tutti insieme i giocatori (sulla carta) migliori a disposizione.

Tanto più se, nel giro di una settimana, tutta la ‘sfortuna’ arbitrale ti si ritorce contro. Con l’Empoli gara sbloccata da gol in fuorigioco solare, a Basilea direzione di gara disastrosa tra cartellini ed un rigore negato in avvio (più gol svizzero in offside), col Sassuolo rigore non dato in avvio e un altro mezzo lasciato impunito. Episodi sfortunati in gare complicate, che hanno contribuito a rallentare la corsa viola.

Niente drammi, comunque, da casa Fiorentina. Perché il rammarico di aver perso una buona occasione c’è, ma altrettanta è la consapevolezza di essere sempre sulla strada giusta. Ora, finalmente, una settimana per recuperare al meglio, dal punto di vista fisico e mentale. Poi via alla tirata fino a Natale, con Udinese, Belenenses, Juventus, Carpi o Vicenza (coppa Italia) e Chievo. Cinque gare in quindici giorni. Ma intanto una settimana che serve come l’ossigeno per i polmoni (e la testa) viola.
Poi il mercato, che sarà vitale per rinforzare quantitativamente a qualitativamente una rosa ottima ma oggettivamente non completa per puntare al massimo sui tre fronti. Sousa ha già dato le sue direttive, nelle prossime settimane ci saranno confronti ‘a tavolino’ tra staff, dirigenza e proprietà. Perché per giocare al top ogni tre giorni, e non far emergere i limiti e i cali visti nell’ultima settimana, serve un mercato da protagonisti.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it