Il blog di Ludwigzaller – Epinicio

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Ludwigzaller tesse le lodi di Castrovilli, protagonista (alla prima in Serie A) di un’ottima gara contro il Napoli. E non dimentica neanche gli altri giovani Sottil e Vlahovic

Gli antichi greci dedicavano agli atleti che si erano distinti in competizioni come le Olimpiadi composizioni in versi che prendevano il nome di epinici. Lo specialista era Pindaro, cui sono attribuite quattordici olimpiche, oltre a pitiche, istimiche e nemee. Pindaro era certo che non vi fosse vita più felice di quell’atleta: il ricordo delle vittorie nell’agone lo accompagnava per sempre e lo rendeva un uomo sereno e soddisfatto anche da vecchio.

Della bellezza e necessità dell’epinicio erano consapevoli Leopardi, che ne dedicò uno al vincitore di una competizione di pallone (da non confondere col calcio attuale) e, nei tempi moderni, Gianni Brera, uno dei numi tutelari del nostro blog. E dunque come Pindaro dedicò un’olimpica a Psaumida di Kamarina, vincitore colla quadriga, col carro da mule e nella gara del corsiero, voglio qui offrire un epinicio, con i miei più modesti mezzi a un altro atleta della Magna Grecia, Gaetano Castrovilli, nativo delle Murge.

Benché Minervino non abbia un’antica origine, essa si trova nel centro stesso dei territori conquistati dai greci, la cui capitale era Taranto. Talento giovanile indiscusso passa dalla squadra del suo paese al Bari e qui, notato da un sagace soldato e mercante, quel Pantaleo Corvino cui debbono andare doverose lodi, gioca con i colori della città sacra a Marte un torneo di Viareggio nel quale dà tale prova che la Fiorentina decide di acquistarlo.

Dimenticate lo sguardo fiero dei nativi delle banlieu e dei badboy, il Castrovilli di cui si tessono gli elogi è un ragazzo serissimo dall’espressione mite. Non cerca posti in prima squadra, non pretende nulla ed è disposto a imparare. Ha qualità, è vero, ma poca disciplina calcistica, è abituato a spaziare in ogni zona del campo, e a delibare preziosi palloni per i compagni, ma il calcio di oggi è diverso: bisogna avere una posizione precisa e lavorare per il collettivo.

Migra quindi verso la nebbiosa Cremona, che lo accoglie per due anni. Cambia ruolo, diventa un interno. Le qualità sono sempre quelle. Quando torna a Firenze, non c’è come per Ribery una claque di tifosi ad accoglierlo, non lo presentano in piazza, e neanche i giornali specializzati sembrano prestargli molta attenzione, ma subito convince, si guadagna un posto, fino alla prestazione straordinaria con il Napoli, il suo autentico esordio in serie a, che rende evidente la sua classe, la sua maturazione e visione di gioco.

Gli sono compagni quel giorno altri esordienti, meritevoli anch’essi di lodi olimpiche, come quel Sottil che ha saputo far sprigionare potenzialità che fino a poco tempo fa erano ancora inespresse o quel Vlahovic che in campo e fuori è un capitano. Non me li togliete, non li fate di nuovo scivolare in panchina, non li date in prestito per andare in cerca di costosi sostituti. 

di Ludwigzaller