Il blog di Ludwigzaller: Istoria

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Ludwigzaller parla delle prime settimane di Rocco Commisso proprietario della Fiorentina e delle mosse di mercato

Nominati che ebbe i suoi luogotenenti, se ne andò Commisso nelle Americhe, et cominciarono in segreto il Pradè con l’Antognoni e il Montella a ragionare delli iocatori che alla Fiorentina dovevano venire. Ma allorché si sparse notizia delli primi nomi nella città di Firenze, risorse il conflitto, e si formarono di nuovo le fazioni. S’era da parte di certi lenzuolai favoleggiato che Rocco fosse più ricco dei sultani delle favole, e che avrebbe ricoverto d’oro i primi giocatori del mondo. Erano invece sul punto d’essere ingaggiati atleti onusti di gloria ma di età veneranda, siccome l’ispanico Borgia o giovinetti stimati ma inesperti. Di certi giocatori pur valenti pareva troppo ingente l’ingaggio, altri costavano troppo. Del valentissimo Chiesa Rocco si diceva certo che sarebbe rimasto a Firenze, ma prese ad aggiungere a questa frase le parole “per un anno”, non potendosi per le leggi in vigore contrastare la volontà dello iocatore e quella del suo potente padre Chiesa el seniore per un tempo più lungo.

Grande fu lo sgomento delli lenzuolai più accesi e tra di loro nacquero due partiti. C’era chi già si diceva pronto  a ritornare in piazza se il nuovo signore non avesse adempiuto le promesse, e chi gli giurava fedeltà comunque e si diceva certo che alla fine la squadra avrebbe soddisfatto i sogni più segreti. V’era anche chi immaginava l’ingaggio di mercenari  famosi, siccome lo svedese Ibra che con la sua compagnia di ventura aveva portato scompiglio per tutta l’Europa negl’anni passati o l’incostante Balotello, carico di promesse non mantenute, che alla fine se n’era ito in Franza.

Conoscendo l’acutezza d’ingegno del Pradè e del Montella, alcuni, pochi, osservavano con curiosità queste mosse, ben sapendo da tempo che il Commisso non avrebbe sperperato il suo denaro e che l’esercito che era in procinto d’essere allestito si sarebbe battuto con onore su tutti i campi. Era infatti il Montella uomo di mente astratta e matematica, audace nel muovere le truppe e abile nel suscitare energie nascoste in chi pareva aver già deposto l’armi per età e appagamento.

In quel mentre, ritornato il Commisso a Firenze, fu dalle autorità cittadine ricevuto e insignito della carica di Magnifico Messere nella festa di San Giovanni. E riuniti i suoi luogotenenti in una cena, tenne discorsi che rassicurarono la piazza, mostrandosi autentico uomo popolare come già nelle sue visite precedenti. Dimentichi delle tradizioni fiorentine, avevano provato i conti Pontello ad insultarlo dandogli nome di straccione, non ricordandosi che a Firenze la nobiltà da sempre è mal tollerata, che la città è di animo populare e repubblicano,  e che li detti conti Pontello erano di nobiltà recentissima, fascista e savoiarda, e non tale da poter essere paragonata alle tradizioni di populo delle più antiche famiglie fiorentine, ch’erano mercanti, artefici e bottegai.

(Istoria della rivoluzione fiorentina dell’anno MMXIX da un antico manoscritto cavata e messa in luce dal cavalier Ludovico Zaller, Firenze, appresso i Giunti, 1852, capitolo terzo).