Il blog di Ludwigzaller – Rete

1011



Nel 2007, quando l’entusiasmo per la rete era al massimo, Umberto Eco scrisse che il mezzo aveva straordinarie possibilità: “Mio padre da piccolo non sapeva che Hiroshima fosse in Giappone, che esistesse Guadalcanal, aveva notizie imprecise di Dresda, e sapeva dell’India quello che gli raccontava Salgari. Io sin dai tempi della guerra queste cose le ho apprese dalla radio e dalle cartine sui quotidiani, mentre i miei figli hanno visto in televisione i fiordi norvegesi, il deserto di Gobi, come le api impollinano i fiori, com’era un Tyrannosaurus Rex; e infine un ragazzo d’oggi sa tutto sull’ozono, sui koala, sull’Iraq e sull’Afghanistan. Forse un ragazzo d’oggi non sa dire bene che cosa siano le staminali ma le ha sentite nominare, mentre ai miei tempi non ce lo diceva neppure la professoressa di scienze naturali”.

Non era questo l’unico aspetto positivo. Un’altra e più importante funzione della rete riguardava la democrazia. Fino all’avvento di internet il ruolo dei cittadini era passivo, si esprimeva attraverso mezzi come le lettere ai giornali, che le redazioni vagliavano e censuravano a piacimento. Grazie a mezzi come Facebook, blog e siti ognuno può dire la sua senza mediazioni. Chi studia storia non può che essere entusiasta delle possibilità che si sono create. Il vecchio sogno della società aperta sembra finalmente essersi realizzato.

L’immensa diffusione di questi strumenti ha però coinciso con una fase critica. La rete è diventata luogo di diffusione di pregiudizi e di false notizie, si sono moltiplicati gli insulti e l’aggressività la fa da padrone. Pochi mesi prima di morire, ricevendo a Torino una laurea honoris causa Eco corresse il tiro con una dichiarazione acre divenuta famosa. “I social media – disse    danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

Da quando gestisco il blog ho sperimentato questa gamma di fenomeni in prima persona. La pagina è un luogo in cui osservatori attenti possono esprimere direttamente opinioni in modo appropriato, contribuendo a orientare le scelte della società. Anche la possibilità di conoscere e documentarsi è incredibilmente aumentata: chi sa usare il mezzo può con facilità richiamare dati come i risultati delle partite, le formazioni, il possesso palla e i tabellini. L’analisi si fa puntuale e le statistiche vengono poste a sostegno degli argomenti.

I fenomeni segnalati da Eco nel suo ultimo pessimistico messaggio tuttavia esistono. Accade così che ci siano utenti che considerano la democrazia di internet come un modo di sfogare la loro aggressività e di imporre con le buone o con le cattive il proprio punto di vista, protetti dall’anonimato del nick. Nel momento in cui la squadra vive una crisi complessa e difficile da decifrare servono invece lucidità e serenità

di Ludwigzaller