Il blog di Ludwigzaller: Scommessa

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Questa settimana Ludwig analizza le prestazioni della squadra e in particolar modo dei nuovi arrivati

“Sì, ma scommettere bisogna: non è una cosa che dipenda dal vostro volere, ci siete impegnato”. Così Pascal presentava la sua scommessa sull’esistenza di Dio. Che Dio esista non sono certo, ma scommettere sulla sua esistenza mi porterà dei vantaggi, mentre se scommetto che non esista non ricaverò nulla. Argomento discutibile, addirittura mostruoso secondo Voltaire. Che ci fa vedere, però, quanto nell’animo umano sia insita questa volontà di scommettere.

La letteratura è piena di scommettitori. Tra le scommesse più celebri e non esattamente fortunate vanno ricordate quella di Faust, che mette in gioco la sua anima per ottenere l’eterna giovinezza e quella di Don Rodrigo, che scommette che quella contadina, Lucia, finirà per andare a letto con lui, e si rovina manzonianamente la vita. Fino alla disperata fine del felliniano Toby Dammit che, scommettendo col diavolo, incappa sui colli romani, con la sua Ferrari, in un imprevisto incidente di percorso, e ci rimette la testa.

Ma sarebbe ingiusto immaginare che tutte le scommesse abbiano esito negativo. Un intrepido e astutissimo eroe boccaccesco, lo stalliere di Agilulfo, si prefigge di andare a letto con una regina, pur essendo lui un uomo di infima condizione, e, contro ogni previsione, ce la fa. Molte grandi imprese industriali sono state all’inizio delle scommesse e se oggi utilizziamo i computer Apple, è perché inizialmente qualcuno ha avuto il coraggio di scommettere. E come non considerare scommesse vinte quelle di scrittori come Dante, Proust, Joyce, che hanno investito decenni della loro vita per produrre opere eterne?

Immaginiamo ora un direttore sportivo della Fiorentina non meno astuto dello stalliere di Agilulfo, e un allenatore che gli tiene bordone, mentre pranzano, in una sera di primavera, in un ristorante fiorentino. Il direttore sportivo ha in mano giocatori estrosi, potenziali campioni, come il brasiliano Gerson o il croato Pjaca, che può ottenere in prestito gratuito. Un portiere francese giovanissimo ma di talento, un centravanti che l’anno prima ha segnato molto, ma è ancora in crescita. Tutte scommesse, insomma. L’allenatore da parte sua promette un sistema di gioco nel quale inserire questi talenti inespressi o in formazione. I punti chiave sono una difesa molto chiusa, giocatori in grado di ripartire in velocità e davanti tre attaccanti pericolosi. Le idee ci sono, la scommessa potenzialmente appare valida: azzardata, ma intelligente e non campata in aria.

L’allenatore sa molto probabilmente che il centrocampo non è fortissimo, che il portiere diciannovenne e gli attaccanti, poco più anziani o in stand-by, potrebbero non rendere al massimo. Ci prova e per un certo periodo le cose vanno bene. Diciamo le prime cinque partite, nelle quali la Fiorentina conquista dieci punti.

Poi le numerose scommesse mostrano punti deboli. Il centravanti va in crisi, il fortissimo esterno croato dovrebbe forse trascorrere qualche altro mese in un centro di rieducazione, il brasiliano è incostante, il giovane portiere francese incomincia a uscire a vuoto o a fare errori banali che non sarebbero stati perdonati a un Cerofolini.

Insomma ora sembra tardi per recuperare, il mercato è chiuso, la rosa è quella. Non resta che sperare in una generale maturazione dei giovani, e in qualche aggiustamento tattico provvidenziale, se non si vuol fare la fine di Toby Dammit, di Don Rodrigo o di Faust.

di Ludwigzaller

Immagine: Terence Stamp in Toby Dammit di Federico Fellini, 1968.