Il blog di Ludwigzaller – Senno

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Ludwigzaller riflette sulla figura di Franck Ribery: prima assente causa squalifica, adesso per un lungo infortunio

Furioso.
Capita, nella prima giovinezza, che una fanciulla sia al centro delle attenzioni incrociate di un gruppo di amici che la concupiscono. I pretendenti si studiano a vicenda, mettono a paragone la loro bellezza, il loro coraggio, i loro averi e la loro posizione nel mondo, e si chiedono ansiosi su chi cadrà la scelta.  Spunta poi un estraneo al gruppo, un tipo anonimo, senza particolari qualità, un inetto che in un breve lasso di tempo la conquista, ci si fidanza e la sposa. A nulla è valso dunque studiare le mosse dei rivali, analizzarne accuratamente le pagine Facebook, spiarli quando rientravano a casa a tarda notte.

La donna più concupita della letteratura italiana, assieme alla Pisana e a Beatrice di Folco Portinari, che nel canto iniziale del poema sbriglia il proprio cavallo inseguita da paladini e mori di alto lignaggio, tra i quali Orlando, quell’Angelica che sarà in seguito esposta nuda per il pasto dell’Orca, si attiene implacabilmente a questa regola, allorché imbattutasi nel pastore Medoro, musulmano di basso lignaggio, si concede a lui senza esitazioni. Orlando non vuol credere agli indizi che sono già chiari, ma deve arrendersi quando sopraggiunge in un bosco e si accorge che sui tronchi degli alberi i due amanti hanno inciso incessantemente i propri nomi. A quel punto il paladino impazzisce e diventa una furia.

Anche agli eroi può capitare di perdere il senno, era già successo ad Aiace Telamonio, guerriero del campo acheo al tempo della guerra di Troia. Ed è capitato, purtroppo, anche all’eroe cui la Fiorentina aveva legato quest’anno la sua sorte, Franck Ribery. La follia di Franck si manifesta a gara finita, nasce da una sostituzione non gradita e da un errore arbitrale non digerito. Il cavaliere, franco come Orlando, e di religione musulmana come Medoro, si getta addosso all’incolpevole guardalinee e lo strattona. La follia di Ribery non è certo la sola causa del nostro momento complicato, ma contribuisce non poco ad aggravare la situazione. Dapprima la Fiorentina sembra reggere il colpo e in un impeto di fierezza dimostra di poter, anche senza Franck, ottenere una vittoria, ma poi tutto precipita e le sconfitte si susseguono. L’umore nero contagia anche il suo collega di reparto Chiesa che senza di lui sembra smarrito e che cova sentimenti di rancore per un rinnovo che non vuol firmare. Il duro lavoro fatto dall’allenatore per mascherare i difetti della squadra crolla di colpo. Improvvisamente vengono alla luce i limiti dei giovani, i problemi fisici di Badelj, le insicurezze degli attaccanti e le distrazioni dei difensori. L’eroe, infatti, era spina nel fianco degli avversari nelle sue azioni di attacco, ma anche centrocampista aggiunto, capace di dirigere la manovra, e persino difensore in grado di inseguire Cristiano Ronaldo e di togliergli una palla che sarebbe stata un goal sicuro. E certo la sua presenza sarebbe stata importantissima quando il Gervinho del Parma, impegnato in una ripartenza consimile, non trova chi lo contrasti e segna una rete che ci fa del male.

Nel poema Ariosto immagina un viaggio sulla Luna per recuperare il senno dell’innamorato deluso. Anche il furioso paladino viola pare aver recuperato le sue facoltà, ma nel frattempo una caviglia si rompe, la piazza rumoreggia, l’allenatore è in bilico e i punti perduti hanno compromesso la stagione in modo irreparabile.

di Ludwigzaller