Il blog di Ludwigzaller – Suicidio

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Ludwigzaller analizza il primo anno di Commisso alla guida della Fiorentina, considerandolo un ‘suicidio calcistico’

La strategia seguita dalla Fiorentina nel primo anno di Commisso configura un caso da manuale di suicidio calcistico, che potrebbe finire con la retrocessione in B o comunque con una lotta per la salvezza destinata a terminare all’ultima giornata. L’elenco degli errori è impressionante. Commisso dunque arriva, decide di confermare Montella e di assumere Pradè. Un azzardo se si guarda alla serie di risultati negativi di Montella l’anno precedente, una scelta visionaria e coraggiosa se si pensa ai tre anni fiorentini di Montella, durante i quali la Fiorentina è stata una delle squadre meglio allenate. Commisso non ha tenuto conto della dinamica secondo la quale Montella avrebbe tradito allontanandosi da Firenze quando aveva ancora un anno di contratto. Montella si è inoltre macchiato di un’altra colpa, è arrivato vicino a una storica vittoria in Europa League e ha perso. Si sa che a Firenze lasciano un miglior ricordo gli allenatori che non hanno combinato nulla, mentre chi gioca finali e le perde è marchiato a fuoco.

La campagna acquisti parte in ritardo, alcuni giocatori a lungo inseguiti come De Paul o Tonali non arrivano. Montella svolge un ottimo lavoro estivo su diversi giovani e nasce la convinzione che questi ultimi siano già pronti per la Serie A, anche se hanno poca o punta esperienza. A centrocampo la scelta di Badelj non convince e si dice che Pulgar e Badelj siano incompatibili. Montella accetta alcune scommesse, fa giocare insieme Badelj e Pulgar, fa esordire molti giovani nei vari ruoli di attacco e difesa. Tra gli acquisti c’è un super campione, ma ha trentasette anni. La rosa nel complesso è debole, ma le doti alchemiche di Montella permettono un inizio di campionato sorprendente. Montella sceglie un modulo prudente, un 3-5-2 la cui anima è il vecchio Ribery utilizzato non come esterno ma a tutto campo. Il suo capolavoro è portare in due mesi Castrovilli da Cremona alla nazionale. Mette in difficoltà tutte le favorite del campionato e a un certo punto autorizza speranze di Europa League se non di Champions. Il castello crolla quando Ribery si fa squalificare per tre giornate e poi viene inopinatamente azzoppato. Gli infortuni si moltiplicano anche per il gioco duro degli avversari, alcuni giovani si rivelano inadatti alla Serie A. Chiesa, rimasto a forza, mostra una crescente sofferenza, e la Fiorentina infila una serie di sconfitte con squadre medio piccole.

Si apre a questo punto una spaccatura: il presidente vorrebbe andare avanti con l’allenatore, ma la piazza rumoreggia, la stampa è contro Montella, si parla di uno spogliatoio difficile da gestire. Alla fine il partito dell’esonero vince, ma la scelta cade su di un allenatore votato a un acceso difensivismo e al non gioco. La campagna acquisti invernale rispecchia questa visione, non si prendono i giocatori di classe necessari ma altri gregari più o meno buoni. È una svolta ideologica totale, ma fallisce. Per un paio di partite la squadra appare rigenerata, poi i problemi si ripresentano in una forma più grave.

Giubilata la prima scelta, in crisi la seconda, l’impressione è che dovremo combattere fino in fondo con squadre meno attrezzate come il Lecce o il Genoa, con l’incubo di un arbitro che possa decidere la nostra stagione con un atto di ritorsione. Viste le risorse disponibili, l’entusiasmo della piazza e l’energia del presidente di peggio non si poteva fare, anche con la più buona volontà.

di Ludwigzaller

Copertina: Henry Wallis, The Death of Chatterton, Tate Gallery, Londra (le braghe viola sono casuali).