Il padre di Bernardeschi: “Federico e i sacrifici fin da bambino. L’infortunio e il sogno…”

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    Alberto Bernardeschi con il figlio...«Questi sono momenti di immensa gioia che ripagano i tanti sacrifici fatti sia da noi, come famiglia, sia quelli fatti da lui fin da bambino». Il Tirreno riporta oggi le parole di felicità di Alberto Bernardeschi, padre del viola Federico, che andrà all’Europeo con l’Italia. Marmista, nel mondo del lapideo da 36 anni, papà Bernardeschi ricorda bene tutti i sacrifici fatti dalla famiglia e dal nuovo numero 21 della Nazionale per arrivare dove si trova adesso. Aveva commosso tutta Italia col suo messaggio nella video clip ed era riuscito a commuovere pure il figlio, fresco di convocazione agli Europei di Francia, e che aveva salutato, nella trasmissione di Rai Uno, “Sogno azzurro”, «tutti i cavatori» e quelli che «se ne sono andati per questo lavoro pericoloso». Sì, sacrifici, perché come sottolinea papà Alberto «non è semplice quando sei ragazzo fare quella vita fatta di scuola e allenamento soltanto. E’ una vita di sacrifici, andare a scuola, prepararsi e via all’allenamento e tornare quando è ora di dormire ormai. E poi la domenica si giocava eh…». Ma lui, Federico, «è sempre stato testardo, ha sempre affrontato tutto questo con grande voglia e senso del sacrificio» e poi «la sua passione per il calcio era talmente forte…», spiega il padre. La dote, la passione, il sacrificio e la famiglia a supportarlo, papà, mamma e la sorella maggiore Gaia, sempre perché, come dice Bernardeschi senior, «noi abbiamo sempre assecondato questa grande passione e siamo sempre stati a completa disposizione». Ha appena 7 anni, il mancino viola classe 1994, infatti, quando dall’Atletico Carrara viene portato al Ponzano, società satellite dell’Empoli, e lì cominciano le prime rinunce, i primi sacrifici, perché non è proprio dietro casa il nuovo campo e per tre volte a settimana bisogna andarci. Poi Firenze, a 9 anni, dai pulcini alla prima squadra, passando per l’anno (2013-2014) in B, in prestito a Crotone dove mette a segno 12 gol. Un amore, quello per la maglia viola, che lo porta anche a rifiutare l’offerta del Manchester United. Carattere duro come il marmo per inseguire quella passione troppo forte che viene fuori specialmente dopo l’infortunio al malleolo del novembre 2014, nella sua prima stagione in Serie A nella Fiorentina targata Montella. Un infortunio che però non ha compromesso la convocazione agli Europei 2015 dell’Under 21 in Repubblica Ceca, nonché il primo gol nella massima serie.

    «Sì, una frattura scomposta al malleolo – ricorda Alberto – e da un infortunio così ha recuperato bene grazie allo staff della Fiorentina, all’ottimo lavoro del dottor Giron e poi grazie alla sua forza, al suo carattere. Poi Di Biagio ci ha creduto fino all’ultimo e l’ha convocato». E adesso, dunque, farà parte dei 23 convocati per la spedizione francese del prossimo 10 Giugno (data d’esordio per l’Italia il 13, contro il Belgio) andando a fare compagnia all’altro carrarese, il portierone e capitano Gianluigi Buffon. «Credo sia il sogno di tutti i ragazzi quello di vestire la maglia azzurra», prosegue il padre del talento della Fiorentina, ma «ovviamente – puntualizza – bisogna sapere anche tenere i piedi sempre ben saldi per terra». «Noi lo seguiremo anche in Francia. Come possiamo andiamo sempre a vederlo, anche lunedì andremo a Verona per l’amichevole (Italia-Finlandia, ndr)». «Lo seguivamo anche nella stagione a Crotone, dove quelle che per lui erano trasferte, per noi, spesso, erano le partite più vicine a casa, a Carrara», scherza. E poi si ritorna a parlare della clip, di quelle parole toccanti da padre a figlio. «Ho un carattere un po’ duro, è vero. In tanti gli hanno sempre detto “bravo”. Io, come è emerso dal video, sono fatto così, ho sempre preferito spronarlo».