Il recupero di giocatori-chiave nella Viola dei record di Sousa

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Tutta una città in fibrillazione. E tutta una comunità, quella viola, che esulta di gioia. Una goduria che non si frena, neanche dopo più di 24 ore dalla vittoria con l’Atalanta. Primato solitario in classifica, e Firenze sogna. In giro, nei bar, ristoranti, punti di ritrovo, ovunque. Firenze in festa, e poco conta se qualcuno dà di provinciali ai tifosi esultanti. E se tra quindici giorni ci sarà già un altro test cruciale, a Napoli. E’ il momento viola, ed è giusto goderselo. Così come è giusto dare merito alla società che predicava calma e fiducia nei momenti di caos la scorsa estate. Perché il primato solitario viola non è frutto del caso, ma di un lavoro fatto senza ansie e oculato. Magari incompleto, mancante di qualche pedina dietro e in difesa, come dichiarato dagli stessi uomini di mercato il 1 settembre (già pronti due innesti per gennaio, non a caso). Ma (per adesso) vincente. E con un uomo simbolo al comando: Paulo Sousa.

“Un professore di calcio”, l’ha apostrofato qualcuno. “Un martello“, la descrizione di Pradé e del gruppo. Niente lasciato al caso, lavoro meticoloso su ogni dettaglio, sedute video di analisi degli avversari e dei propri movimenti quasi maniacali, assicurano dall’interno dello spogliatoio. Dalla lavagna al campo, i risultati si vedono. E merito anche nell’aver recuperato giocatori che sembravano persi. “Voglio far migliorare ogni giocatore, far arrivare ognuno al massimo potenziale all’interno della nostra filosofia di gioco”, il diktat di Sousa appena arrivato a Firenze. Fino alla paura di veder partire qualche giocatore chiave (Ilicic o Vecino) a fine mercato, perdendo così parte del lavoro fatto nelle prime settimane. Come a dire: datemi i giocatori, li farò rendere al massimo e li renderò una squadra.

Una squadra, infatti, composta da tante “individualità che lavorano per la collettività”, come va ripetendo Sousa. Ed uno dei segreti di questa Fiorentina da record, è anche il rendimento eccezionale di molti interpreti. Alcuni recuperati, altri rigenerati dalla cura-Sousa.
Il primo è Borja Valero. Vero trascinatore, uomo ovunque di questa Fiorentina. Fa girare la squadra dietro, sa inventare dalla trequarti in su. Tutti aspetti sui quali Sousa ha lavorato fin da Moena, capendo che Borja poteva essere un leader di questa Fiorentina. Di nuovo decisivo, come al primo anno di Montella. Poi Badelj e Vecino: Suarez doveva essere il fiore all’occhiello del mercato, ma la coppia Badelj-Vecino sembra una cerniera vecchio stile, quasi perfetta, tra interdizione e verticalizzazioni al bacio. Badelj era stato una grossa delusione lo scorso anno, tra il primo ruolo da vice-Pizarro e interno insieme al Pek nel reparto a tre. Invece è nel centrocampo a due che il croato fa la differenza. E poi Vecino, mandato a farsi le ossa da Montella e ora tornato in grande stile in viola. Lavoro sodo fin dal ritiro, e quei 10 milioni di euro del Napoli rifiutati danno ragione a chi ha creduto in tutto e per tutto nell’uruguaiano. Non per fare paragoni con la precedente gestione, ma la mano di Sousa su questi giocatori è evidente. Così come molti hanno beneficiato del cambio di modo di gioco.

Su tutti Alonso: un esterno a tutta fascia, ora sì tra i migliori del campionato. Sousa lo vuole spingere in Nazionale, se continua così ci arriverà presto. Corsa, muscoli, e anche qualità, cosa che non si era intravista negli anni precedenti. E che dire di Roncaglia? Sembrava un partente sicuro, Sousa l’ha voluto tenere e l’ha trasformato in titolare. E poi Ilicic, già protagonista negli ultimi mesi ma sempre più a suo agio nel ruolo di trequartista puro, capace e abilitato a dialogare nello stretto con i compagni. Ruolo da leader, insomma, per lo sloveno. In minor modo, ma rigenerato, anche Rebic, che da giocatore perso si è ritrovato ad essere risorsa per la stagione viola. Così come Bernardeschi, che sotto Sousa sta crescendo in maniera esponenziale, preparandosi a diventare giocatore completo: corsa, muscoli, coperture e qualità sotto porta. Un vero dieci.

Infine i nuovi acquisti, che certificano il lavoro della società: Kalinic, Kuba e Astori sanno di scommesse vinte, dopo il primo vero tour de force stagionale che permette di fare i primi bilanci. Tutti pezzi di un gruppo che gira a meraviglia: una squadra capace di cambiare 7-8 interpreti di partita in partita, di cambiare anche impostazione di gioco, ma di mantenere la propria filosofia… e soprattutto capace di essere (quasi) sempre vincente.

Un gruppo vero, insomma, tutti con la stessa mentalità. E alla lunga, assicurano gli esperti, la forza potrebbe essere questa, visto che le rivali per i posti alti (dal Napoli alla Roma, fino all’Inter e alla stessa Juve) sembrano attaccate molto (essendone spesso dipendenti) alla forza dei singoli (Higuain, Insigne, Salah, Pjanic, Jovetic, Morata), ma per ora poco al gioco e a un’identità comune. Cosa che invece ha portato in alto la Fiorentina. La Viola dei record di Sousa. Che ora si gode, con merito, i suoi 15 giorni di celebrità.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it