Il rischio ‘sòle’ a gennaio. ADV ‘avverte’ i suoi per un mercato diverso dal passato

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“Abbiamo le idee chiare sul mercato” e “Qualche regalino arriverà a gennaio”, ma anche Il mercato di gennaio è un mercato pericoloso, si rischia di prendere delle sòle e i miei dirigenti dovranno stare attenti, con chiaro riferimento anche agli anni passati. Già, inutile girarsi intorno: quello di gennaio sarà un mese importante, forse decisivo. Allo stesso tempo molto delicato. Perché sulla Fiorentina che viaggia al secondo posto in campionato, ad un punto dalla vetta, e qualificata ai sedicesimi di Europa League, ci sono margini di intervento per rimpolpare e migliorare una rosa che è arrivata ‘con la lingua lunga’ alla sosta natalizia. Dare più certezze ad un tecnico che ha fatto cose straordinarie in questi primi sei mesi a Firenze, ma che man mano ha fatto scremature importanti tra un gruppo di titolarissimi, e altri comprimari che non hanno dato garanzie adeguate quando schierati in campo. I famosi due livelli di giocatori individuati da Paulo Sousa nelle ultime settimane.

Diversi casi aperti, insomma, da risolvere nelle prossime settimane. Da Rossi a Suarez, fino a Babacar ma anche, e soprattutto, sulle necessità in entrata, ovvero difensore ed esterno destro. Per poi arrivare agli innesti delle eventuali partenze importanti. Allo stesso tempo, però, un gruppo da non sminuire, da non smantellare o attaccare, a cui dare credito, vista l’ottima stagione disputata sin qui. C’è bisogno di scelte importanti, anche coraggiose, per inseguire un sogno ed un obiettivo, che ha la forma di uno scudetto da cucire sulla maglia del prossimo anno ma anche, un po’ più in piccolo, quella della qualificazione al più importante torneo continentale. Da una parte una proprietà pronta ad intervenire economicamente, anche ad anticipare qualcosa a livello di cassa, dall’altra un allenatore che chiede interventi precisi, concreti ed anche rapidi, per lavorare prima possibili con gli innesti che dovranno risultare pronti e funzionali alla causa. Dopo qualche anno, insomma, la sinergia tra le parti sembra effettiva, anche per il credito che l’allenatore gode in chiave mercato. Tutte ottime premesse, da trasformare in acquisti poi ‘azzeccati’ per proseguire al meglio una stagione che può diventare grandiosa.

Occhio, però, alle sòle, per dirla come Andrea Della Valle. Perché la Fiorentina, soprattutto nelle ultime sessioni di mercato invernali, spesso ha provato ad investire ‘a costo zero’, puntando su scommesse dai nomi promettenti… ma poi (fortemente) deludenti sul campo. Interventi che hanno poi rallentato la corsa viola verso alti obiettivi, invece di dare un cambio di marcia in positivo alla squadra.
Lo scorso inverno, stagione 2014-2015, arrivarono Rosati, Diamanti, Gilardino, Rosi e Salah, tutti acquisti in prestito con (eventuale) diritto di riscatto. Sulla scia della cessione di Cuadrado arrivò Salah, uno capace effettivamente di passare in breve tempo da scommessa (quasi) al buio a crack vero e proprio (poi tutti sappiamo però come è andata a finire la vicenda… e, a proposito, a breve è attesa la ‘famosa’ sentenza della Fifa dopo il ricorso della Fiorentina). Più altri giocatori voluti da Montella, alla lunga buoni rincalzi ma non tali da muovere gli equilibri.
Andando indietro con gli anni, ecco che compaiono vere sòle di dellavalliana citazione.
Nel 2013-2014, a gennaio, arrivarono Rosati (ancora), Diakitè, Anderson e Matri (per sostituire Rossi e, in parte, Gomez). Risultato? Un flop generale, con la Fiorentina che si ritrovò senza armi appuntite in un finale di stagione deludente rispetto alle aspettative.
Andando al primo anno di Montella, inverno 2013, ecco Compper, Sissoko, Wolski, Larrondo, Giuseppe Rossi (infortunato), e Vecino (tesserabile da giugno). Altra carrellata di giocatori ben poco funzionali nell’immediato, con la Fiorentina che invece viaggiava lanciata verso un terzo posto accarezzato fino a pochi minuti alla fine del campionato.

Sorvolando il ciclo Mihajlovic-Delio Rossi (e Guerini), altri inverni non entusiasmanti, sul mercato, anche con Corvino e Prandelli. Nel 2009/2010, con la Fiorentina in corsa per alte posizioni in campionato, e soprattutto vincitrice del girone di Champions, arrivarono un giovanissimo Ljajic, Keirrison, Bolatti, Felipe e Seferovic, con la contemporanea partenza di pilastri dello spogliatoio come Dainelli e Jorgensen. Tutt’altro che un mercato di alto livello, in un momento cruciale per la gestione dei Della Valle. Il finale di quella stagione è poi conosciuto, con lo zampino di Ovrebo a togliere la Champions ai viola contro il Bayern e la squadra crollata in campionato fino alla separazione con Prandelli.
Un anno prima, a gennaio, arrivava a Firenze Emiliano Bonazzoli come vice-Gilardino, per compensare alla doppia partenza di Osvaldo e Pazzini. Nel 2007-2008 arrivavano invece Papa Waigo, Da Costa e Cacia, mentre, come ultimo excursus storico, riportiamo alla mente il trasferimento di Valeri Bojinov a Firenze per circa 14 milioni nel gennaio 2005.

Insomma, quando Andrea Della Valle si riferiva al ‘pericolo-sòle’ a gennaio, probabilmente, aveva in mente uno dei giocatori sopra citati. Importante, fondamentale, investire e operare bene in questo mercato invernale. Fidandosi di Sousa e della conoscenza internazionale della fitta rete di mercato viola. Ed evitando gli errori del passato. Per diventare davvero grandi, per fare l’ultimo famoso scalino, stavolta serve un mercato ‘diverso’. E non bisogna sbagliare.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it

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