Ilicic: “La mia vita alla Ibra. Ho letto la sua autobiografia trovandoci molte analogie con quel che mi è capitato”

di Alessandro Rialti-Corriere dello Sport Stadio

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Silenzio, parla il «cecchino» viola. Il sinistro, ma adesso anche il destro, che cuce la bocca ai miscredenti. Ilicic, che qualcuno voleva «pacco in partenza», altri «pacco» e basta, bandito per «postura sbagliata», figlio della guerra e del suo apparente «ciondolare» per il campo. Uno che ogni tanto si spegne ma che ogni tanto accende. Uno che è meglio averlo e magari ascoltarlo visto che lo fa così di rado. Grazie di averlo fatto con noi.

Josip Ilicic oggi è uno degli “intoccabili” della Fiorentina, ma non è stato sempre così. Se ripensa al passato che cosa prova, più soddisfazione o più rabbia? 

«Io sono abituato a dire, come si fa dalle mie parti, qualcosa che potrei tradurre “i conti si fanno alla fine”. Questo è il mio carattere. Io ho solo lavorato per arrivare ad essere questo, ma è il campo che parla per me».

Se dovesse descriversi, come lo farebbe? 

«Io non mollo mai, è questione di mentalità. Non nego, in questi anni, di essere cresciuto. Sotto tutti i punti di vista. I momenti difficili sono capitati a tutti. Ho letto l’autobiografia di Ibrahimovic ed ho trovato molte analogie con quello che ho vissuto anche io. Io, poi, sono nato in Bosnia».

Lei ricorda qualcosa della guerra? 

«Siamo scappati che io ero piccolissimo. Mia madre lavorava in Slovenia. Venne a prendere me e mio fratello per portarci via dall’inferno in Bosnia. Se non fossimo scappati, di certo, io oggi non sarei qui a giocare a calcio. Ascolto molto le storie di guerra, ma le immagini dei conflitti, quelle non poso vederle. Sapete perché?».

Perché? 

«Perché ricordo sempre le parole di mio nonno. Il suo migliore amico, subito dopo lo scoppio del conflitto, venne a casa nostra e gli disse: “Questa adesso è casa mia, se non te ne vai ti sparo».

Meglio parlare di calcio, lei che giocatore è? 

«Non spetta a me giudicarmi, ma ho sempre fatto tanto calcetto. Credo che questo sia stato per me fondamentale, perché il calcetto affina la tecnica e la tecnica, a volte, fa la differenza».

In campo, lei dove si vede? 

«In una squadra, non conta mai il singolo. A fare la differenza è la squadra, soprattutto nei movimenti. Diciamo che io sono bravo a trovare sempre la posizione».

Al suo fianco, hanno giocato Borja Valero e Bernardeschi, due calciatori tecnicamente molto diversi. 

«Federico è molto bravo ad attaccare la profondità, Borja Valero a girarsi, magari provando a nascondere il pallone. Berna, poi, vede di più la porta».

Bernardeschi può davvero diventare un top player? 

«Ha margini di miglioramento giganteschi».

Ripartiamo dalla gara contro il Paok. Che cosa è successo? 

«(Scuote la testa, ndr) Abbiamo avuto un esempio tangibile di quanto ancora questa squadra debba crescere. Non possono succedere cose simili, perché i greci erano un avversario alla portata. Sono stati commessi errori che non avremmo dovuto commettere mai. Ma dagli errori la Fiorentina ha sempre imparato. Questa è la nostra forza, quella di metabolizzare subito gli sbagli commessi per non ripetere due volte lo stesso errore. Ci sono mancati gol e pure un pizzico di fortuna, ma non ditemi che prima o poi la ruota gira, perché la fatalità a me non piace. Dobbiamo costruirla noi, la fortuna. Il calcio, del resto, non è una scienza esatta e per questo occorre sempre essere positivi».

 

Sousa, in passato, ha parlato di rischio di “contraccolpo psicologico”.
La sconfitta contro il Paok può avere questo risvolto? 

«No, nessun contraccolpo. Semmai, ogni legnata che la squadra incassa è uno stimolo per fare meglio nella gara successiva. La nostra è una mentalità vincente».

Lunedì contro l’Inter gli stimoli non mancano di sicuro. 

«Queste sono le partite che ogni giocatore sogna, fin da bambino. Dovremo essere concentrati

unicamente sul presente, senza distrazioni».

Un anno fa, lei aprì i conti col rigore procurato da Kalinic. 

«Sì, ma io non sono abituato a guardare indietro. E’ il presente quello che conta, i ricordi saranno importanti tra qualche anno, non adesso».

Possibile, che non ricordi niente di quella partita? 

«Ricordo i quattro gol e capii subito che subirne cinque sarebbe stato quasi impossibile. Io, invece, non potrò mai dimenticare i 7 gol al passivo incassati col Palermo (contro l’Udinese, ndr) perché per un attimo ho anche pensato di smettere di giocare».

Per fortuna non l’ha fatto. 

«Ci ho pensato due volte, a smettere. Quando vedo ragazzi come Chiesa, giovanissimi, mi viene sempre in mente. Alla loro età nessuno mi voleva: per svincolarmi dal club nel quale giocavo servivano un sacco di soldi ed io non avevo nemmeno due lire. Per due settimane mi misi da solo fuori rosa».

Chi è Samir Handanovic? 

«E’ un portiere fortissimo, secondo me uno dei più bravi. In Slovenia abbiamo numeri uno importanti, basti pensare ad Oblak. Battere Samir non è facile, esserci riuscito dal dischetto mi rende ancora più orgoglioso».

A Empoli, quando si è sistemato il pallone per calciare il rigore ha pensato a quel palo maledetto colpito col Milan? 

«No. Sbagliano i migliori al mondo, figurarsi se io sono immune. Se c’è un sentimento che non ho mai provato è la paura».

Di certo ha battuto il record di tiri fatti per festeggiare un gol: in Serie A ne sono serviti 38. 

«Se ci mettete pure quelli fatti in Nazionale si arriva quasi a 50. Però, io devo provare sempre: se non sbagli non è un bel segnale, vuol dire che non tiri».

Firenze ha già visto il miglior Ilicic? 

«No, non ho ancora raggiunto il massimo. Sono convinto di poter migliorare ancora. Sono giovane: l’unica certezza che ho è di essere consapevole di non ripetere più gli errori fatti in passato. Adesso sono anche padre, ho delle responsabilità nei confronti della piccolina di casa, Sofia».

Lei vede tutti i giorni Zarate negli spogliatoi. Non sta attraversando un momento facile. 

«No e capisco il suo stato d’animo. Io sono cresciuto senza mio padre, so cosa significa. E poi, nella vita, dico che non esiste solamente il calcio». 

A tenere banco, in questi giorni è il botta e risposta tra Corvino e Sousa su Bernardeschi. Secondo lei la Fiorentina fa bene a difendere i propri talenti o di fronte alle big del calcio europeo è difficile opporsi, anche in virtù delle offerte faraoniche dal lato economico? 

«Non sono nella testa dei dirigenti della Fiorentina».

Lei, in passato, ha avuto la forza di dire no di fronte ad un possibile trasferimento al Bologna. Come ha fatto? 

«Non sono il tipo di giocatore a cui interessano i soldi».

Ilicic-cecchino implacabile, soprattutto di sinistro. Si rivede in questa definizione? 

«Cecchino sì. Ma i gol di destro non li avete visti? (ride, ndr)».

Batistuta ha lavorato a lungo per poter usare entrambi i piedi. Crede sia possibile?  

«Sì, tutto è possibile».

Montella, quando era il suo allenatore e la tifoseria l’aveva messa nel mirino, per difenderla diceva che lei aveva una…postura che forse poteva irritare la gente, un po’ come se passeggiasse in mezzo al campo. Lo ha mai saputo? 

«Non so nemmeno cosa sia la postura. Però posso portarvi la lista dei dati di chi corre di più in gara. Sono sempre sul podio, ma i dati non contano».

Non condividiamo. 

«No? Riguardatevi la fina di Champions League tra Chelsea e Bayern Monaco, 2011/12. Solo due i gol segnati, uno per parte e la Coppa più prestigiosa è stata decisa dai rigori».

La corsa verso le posizioni di vertice, in campionato, è compromessa? 

«No, in Italia c’è solo una squadra: la Juventus. Dietro, può succedere di tutto».

E Ilicic dove vorrebbe arrivare? 

«Voglio giocarmi la Champions»

Quale il suo idolo di bambino? 

«Del Piero. Vedevo sempre le immagini del calcio italiano in tv».

Mlakar, suo connazionale oggi in Primavera, è davvero così forte come si dice? 

«E’ fortissimo. Lo volevano tutte le squadre più importanti. Deve lavorare ancora, ma è già cresciuto tantissimo. E’ un fenomeno e sono contento…di aver contribuito a farlo arrivare».

Lo ha segnalato lei? 

«No, io ho solo parlato con lui consigliandogli di venire qui».

C’è qualche altro giovane sloveno potenzialmente fortissimo? 

«Sì, ma è già qui (ride, ndr), Vita Valencic. Pure lui gioca in Primavera, con Mlakar».

Quale è l’attaccante che più l’ha sorpresa fin qui? 

«Kalinic, perché lavora per una squadra intera. La scorsa stagione mi ha lasciato senza parole Higuain».

Perché ha scelto la Fiorentina? 

«C’entra anche il colore della maglia, lo stesso che portavo al Maribor. Credevo fosse il momento giusto».

Se mai dovesse lasciare l’Italia, dove vorrebbe giocare? 

«In Spagna».

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Notifica di
Uccio
Tifoso
paolo

io credo di aver visto abbastanza se tu andassi a sbocciare altrove sarebbe motivo di giubilo……. spero che ibra nn la legga lui il tuo talento lo racchiude nell’alluce sinistro ed è un giocatore con due coglioni enormi mentre i tuoi sono involuti

Cecco il mugnaio
Ospite
Cecco il mugnaio

Grande Ilicic! Fagli vedere chi sei veramente! Maglia viola a vita!

www.casaccaviola.com
Ospite
www.casaccaviola.com

Forza Beppe lunedì bisogna vincere !!! Magari con una tua doppietta visto che ti ho al Fantacalcio!! Avanti Viola !! ….AAAcerco VECCHIE VECCHISSIME maglie Fiorentina, contattatemi ad [email protected]

Sabaudoviola
Tifoso
Sabaudoviola

Ma quando si paragona a Ibraimovic sta scherzando vero? ?????

Tiziano69
Tifoso
tiziano69

ma collega il cervello prima di parlare e leggi bene. Parlava DI VITA NON DI CALCIO… la figura dell’imbecille del giorno spetta a te…

Sabaudoviola
Tifoso
Sabaudoviola

Posso anche aver letto male ma non ho dato dell’imbecille a nessuno. Chissa perche’ in toscana c’è l’hanno tutti con gli abitanti di Firenze???? Chissa’?

Aalaqkejrhrj
Ospite
Aalaqkejrhrj

Probabilmente Non sai leggere, classico Fiorentino becero. Rileggi.

Sabaudoviola
Tifoso
Sabaudoviola

Non sono fiorentino c’è scritto sabaudo viola se sai cosa si intende per “sabaudo” io non so leggere ma tu non sai cosa e’ la geografia

Marko
Ospite
Marko

Il ciccio è il più grande!!!
Sono sempre stato un suo fan anche nei momenti bui. L’altro che amo è Nenad. Se si riguarda il gol che abbiamo preso col Paok la colpa è di sanchez che lo ostacola nel recupero….

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