In 5 mosse Montella si è ripreso Firenze e la Fiorentina

0



Da quelli che volevano l’esonero immediato a coloro che invocavano Spalletti. Dai fischi agli applausi, dalle critiche feroci agli elogi. Il tutto in meno di un mese. L’accoppiata di sconfitte Sampdoria-Napoli è ormai lontana anni luce a Firenze ed il sereno (e la stima) è tornato anche su Vincenzo Montella. In tanti avevano messo il tecnico viola sulla graticola. Era finito lui nel mirino per il momento disastroso di quella Fiorentina. Quella Fiorentina, perché questa è tutta un’altra squadra. Capace di giocarsela più che alla pari contro la Juventus come in pochi avevano fatto, capace di fare 3 vittorie di fila fuori casa tra Verona, Guingamp e Cagliari soffrendo, segnando, ma crescendo costantemente fino al pareggio interno contro la capolista che fin qui aveva lasciato sulla sua strada solo le briciole pareggiando contro il Sassuolo e perdendo col Genoa.

Quella Fiorentina, rispetto a questa Fiorentina, non è altro che un lontano ricordo. Tanti i temi di dibattito in seno al tifo viola in quei giorni. Da alcune scelte tecniche a chi veniva impiegato con insistenza e chi invece misteriosamente accantonato. Passando per altre tattiche, di modulo, fino all’idea di gioco. Che fine aveva fatto la squadra che faceva il più bel calcio d’Italia? Possibile che in un anno Montella fosse diventato da uno tra i tre migliori allenatori italiani ad un brocco? No, e da Andrea Della Valle al ds viola Daniele Pradè passando per il Presidente Esecutivo Mario Cognigni tutti in coro lo hanno difeso a spada tratta, rinnovando in lui grande fiducia.

 

Ma qualcosa andava cambiato. Per forza. Anche se non tutti sono capaci di tornare sui propri passi, ed inconsciamente (neanche più di tanto poi) ammettere che allora qualcosa si stava sbagliando. Segnale di maturità. Ed in 5 mosse, Vincenzo Montella si è ripreso Firenze e la Fiorentina:

1-Il ritorno al 3-5-2

Per quanto Montella continui a dire che i moduli nel calcio contino il giusto, e che alla fine conta come si muovono tutti in campo, la Fiorentina da quando è tornata al 3-5-2 ha sempre o quasi reso meglio. Il 4-3-1-2 con manovra per vie centrali non ha pagato. Meglio sfondare sulle fasce, magari per far partire gli esterni con le aperture di Pizarro, per sfruttare quando la corsa di Joaquin, quando quella di Alonso o Vargas. Modulo che ha favorito anche le incursioni e gli inserimenti dei centrocampisti come Mati, oltre all’intesa difensiva. Gonzalo, ne è l’esempio più lampante. A 3 va meglio.

 

2-Il rispolvero di Joaquin e l’esclusione di Ilicic

Il costante impiego di Ilicic è stato a lungo un tema dibattuto. Lo sloveno non ha mai convinto, anche se a volte ha fatto bene come a Milano col Milan o in Europa League. Poi è andato sempre, o quasi, male, molto male. Il gesto della paperella a San Siro e lo state zitti col Napoli le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Insistere su di lui sembrava a molti una scelleratezza, mentre un mistero era diventata l’esclusione di Joaquin. Bene lo spagnolo da quando è rientrato, contro Verona, Cagliari e Juve ottime le sue prove. E dire che Montella non lo vedeva come esterno di centrocampo a cinque, dicendo più volte che il motivo della sua esclusione era prettamente dovuto al modulo. Ed invece, il tecnico viola si è ricreduto. E adesso, la scelta Joaquin, sta dando i suoi frutti, tanto che lo stesso Montella ha parlato di lui come un esempio da seguire.

 

 

 

3-La conferma di una base collaudata senza cambiar di continuo

 

Probabilmente, giovedì contro la Dinamo Minsk, ci sarà una rivoluzione pressoché totale. Ma vista l’utilità della partita con qualificazione e primato del girone già conquistati, non è certo un problema. L’aver invece più volte cambiato tanti elementi di partita in partita lo è stato. Non è un caso se tra Verona, Cagliari e Juve la formazione iniziale è stata sempre la stesa. Con la conferma anche di Basanta che con Savic e Gonzalo sembra trovarsi a meraviglia, dando così la possibilità a tutti di conoscersi ancora meglio di gara in gara. I troppi stravolgimenti, e gli esperimenti, in termini di turnazione, non hanno pagato. Anche se, a parziale attenuante del tecnico viola, c’era il discorso condizione. Da Borja a Cuadrado, passando per il ritorno ai suoi livelli di Gonzalo hanno dato una mano. Per fare bene serve un undici titolare, un’ossatura più o meno fissa.

4-La fiducia in Mati Fernandez

Mati Fernandez mamma mia. Il cileno, che per molti non poteva vestire questa maglia, ha pian piano conquistato tutti. Un vero e proprio pallino di Montella l’ex Sporting. Anche quando non riusciva a rendere al meglio l’allenatore della Fiorentina lo ha sempre confermato titolare, dandogli sempre fiducia ed elogiandone comportamenti, stile, professionalità, dedizione, e voglia. Ed i risultati adesso si vedono. L’aver puntato con forza e testardaggine su di lui ha pagato.

 

5-Il ritorno al palleggio con maggior velocità

 

 

3-5-2 ma non solo. Ad inizio campionato, soprattutto nel binomio Sassuolo-Genoa, di fronte ai mancati successi si era parlato di un gioco di questa Fiorentina ormai da cambiare. Lento, con troppo palleggio, e senza particolare incisività davanti. Dimenticandosi, forse, di quante azioni da gol questa squadra si divorava tra pali e parate. Da lì la scelta di virare atteggiamento, come contro Inter e Udinese dove il gioco a rilanci lunghi per gli scatti di Babacar e Cuadrado sembrava essere diventato il diktat della nuova Fiorentina. Anche questa scelta non ha pagato, col tempo. Ed ecco il ritorno alla Fiorentina che palleggia, fraseggia, gioca la palla come sa fare. Da qui la serie di risultati utili. Aspettare gli avversari non può essere nelle corde di una squadra costruita con palleggiatori e giocatori tecnici.

E con queste 5 mosse, a grandi linee, Montella si è ripreso la fiducia di una piazza intera. Ed ora il cammino è tutto in discesa, con Cesena fuori, Empoli in casa, Parma fuori poi Palermo al Franchi e Chievo fuori prima di ricominciare col girone di ritorno con la Roma al Franchi. 4 gare, sulla carta, non certo impossibili. Il peggio è insomma alle spalle. E la retta via, speriamo in via definitiva, sembra esser stata ritrovata. Ora, non resta far altro che raccogliere quanto seminato.

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it

Commenta la notizia

avatar
Articolo precedenteSerie A, anticipo 14a giornata: Torino-Palermo 2-2
Articolo successivoQuotidiani: le prime di QS, CdS, Stadio, Gazzetta, Tuttosport
CONDIVIDI