In principio era Facundo… E ora non lo è più

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Facundo Roncaglia e la sua strana storia con Firenze. È arrivato, l’11 luglio del 2012, quasi in sordina. All’inizio in pochi lo conoscevano, ma gli sono bastati due allenamenti, un paio di entrate convinte da mastino argentino e una buona dose di grinta per diventare in pochissimo tempo l’idolo dei tifosi. Di una città intera. Tanto che si sono sprecati i paragoni in fatto di personalità con l’inimitabile ‘Caudillo’ Passarella. E tanto che gli è stato dedicato un libro, una raccolta di aforismi sul suo conto, molti dei quali divertentissimi. L’arrivo a Firenze, l’esordio in maglia viola, due mesi di grandi prestazioni (continuate poi per molto altro tempo, fino a calare un po’ nella seconda parte della stagione) e poi il libro. L’ovazione della gente. I tifosi che cantavano il suo nome allo stadio. Perché il suo fare irruente (fin troppo in alcune circostanze…), da difensore d’altri tempi, era una caratteristica che aveva colpito. Che aveva fatto centro. Che aveva fatto innamorare. Perché è vero che Firenze è una città dal palato fino e che ama i giocatori di classe, quelli che dribblano, fanno magie e numeri da circo, ma è altrettanto una piazza che sa riconoscere la grinta dei mastini, di quei giocatori che danno tutto. Che escono dal campo con la maglia sudata. Con la lingua di fuori. Esausti e appagati. E Facundo incarnava appieno il ritratto del giocatore dedito alla causa. Serio. Tosto. Duro. Seppur con una tecnica tutt’altro che sopraffina. Ma in una squadra ricca di ‘fioretti’, non ci stonava un uomo che sapesse usare il ‘bastone’. Un uomo che, col tempo, si è pure rivelato timido. Introverso. Un ragazzo fuori dal campo totalmente diverso da quello ‘cattivo’ che il popolo di Firenze ammirava in campo.

 

Dopo un primo lungo periodo top, in cui è stato esaltato e portato in trionfo, è arrivato il calo. Anche mediatico. Il Roncaglia titolare inamovibile, il giocatore imprescindibile in difesa, ha commesso qualche svarione. Qualche errore di troppo. Qualche ingenuità costata cara alla Fiorentina. E allora l’insuperabile Facundo, per cui la stima e la simpatia restano invariate, ha perso qualche ‘punto’. Ha dovuto fare i conti con chi ha iniziato a vederlo come un buon giocatore… non indispensabile. E soprattutto non del tutto affidabile. Una buona pedina nella difesa a tre, non altrettanto valida nella difesa a quattro. E ancora un’ottima seconda linea, ma non un titolare di una squadra che punta alla Champions. Probabilmente lo stesso Montella ha visto qualcosa di buono in Roncaglia, ma non tanto da volerlo a tutti i costi. Da pretenderlo nella sua Fiorentina. Già un anno fa si era parlato di un probabile addio dell’argentino. Addio rimandato di 12 mesi, con Facundo che sta per accasarsi al Genoa, in prestito. Si mormora sia stato lui a chiedere la cessione per aver la possibilità di giocare di più. Con più continuità. Perché alla fine il mestiere di un giocatore di calcio è… giocare.

 

Così l’idolo Roncaglia lascia spazio a chi lo sostituirà. Appunto, chi sarà? Dopo l’addio di Piccini e quello prossimo dell’argentino, è lecito aspettarsi l’ingaggio di un terzino destro, perché è inimmaginabile poter contare sul solo Tomovic. Anche se nei sogni di Montella ce n’è uno particolare, quello di trasformare Cuadrado in terzino. Mah, chissà se ci riuscirà… Sta di fatto che… In principio era Facundo, e adesso non lo è più. Qualcuno si mostra dispiaciuto per la sua partenza, più per simpatia che per altro. Qualcun altro perché… “avrebbe potuto fare comodo…”. Ma nessuno si strappa i capelli. Ma non era un idolo di Firenze? Evidentemente un colpo di fulmine, una passione durata poco, il tempo di un flirt passionale ma destinato a non durare nel tempo. Certo, com’è strano il calcio. È un mondo dove si creano e si distruggono idoli, miti, modelli nel giro di un niente. Funziona così, non c’è un perché. Con una ‘pedata’ o un anticipo in scivolata vai alle stelle. Con una buca in difesa alle stalle. E il mondo che ti circonda perde fiducia in te. Peccato. Era iniziata come una bella favola. Ma non tutte le favole sono come quella di Borja Valero, uno che idolo c’è diventato presto e c’è rimasto, grazie a prestazioni costanti e di altissimo livello. Non resta che fare un in bocca al lupo a Facundo Roncaglia. Perché non sarà Passarella, ma ha dimostrato di essere un professionista serio. Timido… e serio.

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it