Jorgensen ambasciatore viola. Nessuno sfuggiva alle sue multe, perfino Mutu

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    jorgensen Il biondino era un esattore implacabile e temuto nello spogliatoio, perfino da Mutu che di solito faceva lo spaccone più di Fonzie perché poteva permetterselo con quasi tutti, lui, il Fenomeno; ma il biondino neanche lo sentivi arrivare, silenzioso come un rettile, lo trovavi già lì con il suo bloc notes. Sorrisino neanche troppo rassicurante, tono asciutto: «Dieci minuti di ritardo, 50 euro». C’era un che di definitivo nella richiesta. E se i 50 euro non uscivano – in un modo o nell’altro – il biondino non si schiodava. Praticamente una mignatta, e anche Fonzie si arrendeva. Dicono che nessuno sia riuscito a sfuggirgli, quando lui era l’esattore le multe interne sono state pagate tutte. Il biondino si appostava anche vicino alla macchina nel parcheggio: concilia? Mai nessun vigile urbano come Martin.

    Jorgensen non è stato ripreso per fare il vigile, ma piuttosto l’ambasciatore. Un’investitura vaga ma piena, una nomina che cerca di riannodare il filo del sentimento con il passato, esercizio in cui la società si espressa davvero a strappi e senza mostrare mai troppa convinzione. Dal mancato matrimonio con Antognoni in poi – capitano, mio capitano – la ricerca dell’appiglio nostalgico ha avuto espressioni poco in linea con il concetto di ex, a parte l’iniziale coinvolgimento di Giovanni Galli. L’ultima figura scelta – Guerini – è malinconicamente declinata nel ruolo, da club manager a incaricato nei rapporti con i tifosi viola, fino all’addio con accuse avvelenate contro Sousa. Ma se la proprietà avesse sostenuto un’altra linea, è probabile che i rapporti di forza fra i due sarebbero stati diversi. 

    Ora Jorgensen, dunque, che nel 2010 lasciò la Fiorentina e l’Italia soprattutto in omaggio alla nostalgia di casa della moglie danese e per la volontà di ampliare l’impresa di famiglia, che gestisce un’azienda di pullman. Lui stesso si presentò alla guida del bus quando la Fiorentina, nel febbraio del 2014, volò in Danimarca per giocare contro l’Ejsberg. Probabilmente stanco di fare l’autista, e avendo anche rassicurato la moglie desiderosa di ritornare in Danimarca, Jorgensen ora è pronto per rientrare nel calcio. Poteva mai uscirne uno che si è ritirato a 39 anni e mezzo, dopo aver giocato le ultime 101 partite nell’Aarhus? Il biondino sarà il caposcout in Europa del Nord e l’ambasciatore viola in alcuni riunioni Uefa. In qualche periodo sarà anche a Firenze, non è detto poi che possa anche tornarci in modo più o meno stabile. Moglie e revisione dei pullman permettendo, ma il filo viola si è un po’ riannodato.