Juventus-Fiorentina è La Partita…..Contro il contagio del Potere  

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    Coreografia Curva Fiesole Fiorentina-Juventus 4-2 20-10-2013Qualcuno sostiene che è solo una partita di calcio. Che errore: per chi ha il cuore contagiato dalla violitudine, Juventus-Fiorentina è La Partita. Il giorno in cui un popolo ciompo sfida orgogliosamente una Signoria del calcio, infischiandosene del pronostico che lo sconsiglierebbe. Il giorno in cui si confrontano due modi diversi di approcciarsi al calcio.
    Se il tifoso bianconero è contaminato dall’idea che «chi arriva secondo è il primo dei perdenti», (e dunque Ancelotti va cacciato a pedate), il tifoso fiorentino è l’esatto opposto. Sostiene i suoi colori sapendo che la vittoria è spesso un’utopia. Conosce i suoi limiti. Ha passato domeniche a inseguire un cross di Carnasciali o un gol di Alessandro Bertoni cogliendo in ciò una grandezza: la grandezza di chi tifa per un senso nobile di appartenenza a un luogo e non per una promessa di vittoria.
    Sì: la Juve è un Contagio di Potere, la Fiorentina un’Aspirazione di Sport. Per questo il suo tifoso può credere all’impossibile (il terzo scudetto) ma mai all’improbabile (che un arbitro la avvantaggi quando gioca contro una squadra del nord a strisce). Per questo, se da una parte ci si esalta solo per i grandi campioni sprezzando la fatica terzina, dall’altra si vuol bene anche agli alessiotendi. Ma ogni volta che arriva un fuoriclasse (Antognoni, Baggio, Batistuta) la città non lo dimentica più. Ha il senso riconoscente della memoria. Mica solo questo.
    Amando la sua gente per l’attaccamento alla maglia, nel tempo Firenze ha palpitato per le pedate stroncatibie di Repka, i dribbling alla moviola di Kubik (che giocò comunque un grande Fiorentina-Juve) e persino per lo schema della foca di Nappi, cantando poi in coro «Mario Faccenda / per noi è una leggenda»». Canzoni stonate, direbbe Gianni Morandi. Canzoni che in un mezzogiorno di calcio come questo invece non stonerebbero.
    La Fiorentina, in fondo, è un preliminare lungo decenni, è un’attesa scollegata da qualsiasi distanza. E’ Don Quichotte che va all’assalto dei mulini a vento credendoli giganti malvagi. L’illusione meravigliosa della Poesia. La Juve è un’altra cosa. E’ la forza. E’ la certezza che prima o poi la vittoria arriva. Non a caso, con Macario e i gianduiotti, è fra le poche cose che riescono a far sorridere certi piemontesi. Una squadra che ha vinto tanto. Forse troppo. Qualcuno ha sostenuto per questo la tesi curiosa che gli juventini, vincendo molto, soffrano di più per le sconfitte. Sarà. A chi tifa viola pare che in quanto a sofferenza accumulata nei secoli non ci sia corsa con nessuno (anche se gli interisti, in quanto a male autoinflitto, sembrano i nostri cugini ricchi). Per questo ancora oggi all’ora di pranzo ogni cuore viola guarderà verso Torino provando un brivido fresco. Il brivido di chi sa di stare seduto dall’altra parte del Potere e dunque sul lato inclinato della sconfitta. Ma di certo non il meno nobile.