Kalinic, il re di San Siro. La prima volta con il Milan: ma non basta

di Matteo Magrini - La Repubblica

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QUESTIONE di feeling. Dategli San Siro, e lo farete felice. Quella tra Nikola Kalinic e il Meazza è la storia di un “colpo di fulmine”. Si sono visti, e si sono piaciuti. Tutto ebbe inizio il 27 settembre del 2015. Ricordate, no? Si giocava Inter-Fiorentina, e l’attaccante croato decise di rivelarsi al mondo in tutto il suo splendore. Smoking, e Scala del calcio ai suoi piedi. Tre gol, uno più bello dell’altro, e viola in Paradiso. Da quel momento, non s’è (quasi) più fermato. Soprattutto, non ha più smesso di marchiare a fuoco quello stadio. Ha sempre segnato, tranne che nella gara col Milan dello scorso anno. Per il resto, fa impressione.

Con quello di ieri infatti, lo score di Nikola a San Siro recita: quattro presenze, e cinque gol. Tre lo scorso anno (appunto), e due in questa stagione. Uno all’Inter, e uno ai rossoneri. A proposito. Tra le sue vittime, il Diavolo mancava. Nei precedenti confronti diretti, il “9”, era sempre rimasto a secco. Anche questo tabù, però, è stato rotto. Una stagione, quella del centravanti ex Dnipro, sempre più positiva. Nelle prestazioni, e nei numeri.

Trentuno presenze (tra campionato e coppe) e quindici gol. Già due in più rispetto all’anno scorso. Un gol, quello di ieri sera, che tra l’altro farà scattare anche un bonus previsto dal contratto. Il primo, era previsto al raggiungimento dei dieci centri stagionali. Non solo. L’undicesima rete in campionato ne fa (di nuovo) il capocannoniere viola in campionato. La “sfida” è con Bernardeschi, il suo nuovo “gemello del gol”. E pensare che Kalinic, in questo periodo, non è neanche al 100%. Quel maledetto ginocchio (che lo ha costretto a saltare le gare con Pescara e Roma e ad andare in panchina con l’Udinese) gli dà fastidio, e lo costringe a continue terapie “conservative”. Non a caso, appunto, in Serie A non giocava titolare dalla sfida col Genoa.

Era il 29 gennaio e, anche in quel caso, trovò il modo di segnare. Poi, fino al sigillo di ieri sera, si era fermato. Del resto, molto probabilmente, era proprio quella l’idea di Sousa. Gestirlo, per presentarlo nelle migliori condizioni possibili nelle sfide che avrebbero deciso (o decideranno) la stagione della Fiorentina. Lui, ha risposto presente, vincendo la sua personalissima sfida con Bacca. Peccato che il gol stavolta non sia servito a niente e peccato (almeno per Nikola) che i viola non giochino sempre a San Siro.