La delega allo sport? Tra Delrio e Giani partita ancora aperta

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    gianiApprofondimento della Gazzetta dello Sport sulla delega allo sport del Governo Matteo Renzi, tra Delrio e Eugenio Giani…

    C’è un vigilante sullo sport, e se c’è, come si chiama? Il quesito è legittimo, anche se nei giorni scorsi, all’atto della nomina dei 35 sottosegretari (poi diventati 34 per via delle dimissioni del chiacchierato Gentile) e dei 9 viceministri del governo Renzi è stato tutto un complimentarsi con Graziano Delrio per l’avvenuta riconferma. Già ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie nel precedente governo Letta, Delrio ci aveva aggiunto la delega alla vigilanza sullo sport il 26 giugno 2013, all’atto delle dimissioni forzose (e precipitose, aggiungiamo noi) di Josefa Idem. Vicinissimo a Matteo Renzi, il suo passare da ministro a sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rappresentato un salto in alto e quando il 22 febbraio nella sarabanda di nomine con relativi accessori il nome «sport» non è mai stato ufficialmente pronunciato e tantomeno scritto, tutti hanno fatto due più due. Lo sport, si è pensato, resta nelle solide mani di Delrio e quel finire a Palazzo Chigi lo fortifica. Ne era convinto anche Giovanni Malagò, tra i primi a complimentarsi col diretto interessato, col quale si era già creato nel corso di un anno un eccellente feeling. Sennonché, quella delega Delrio non ce l’ha. Almeno finora. Lo conferma informalmente il suo entourage, che si trincera dietro un consolatorio «la delega è nelle mani del presidente del Consiglio». Il che vorrebbe dire che siccome Renzi ha molto altro di cui occuparsi, allo sport in un modo o nell’altro ci pensa Derlrio.
    Provate però a raccontarlo a Eugenio Giani. Scoprirete che non si trova esattamente d’accordo. Giani è l’attuale presidente del Consiglio Comunale di Firenze ed è anche un membro del Consiglio Nazionale del Coni in quota Enti territoriali. Per inciso, un grandissimo elettore di Malagò. Cinquantaquattro anni, il salvataggio della Fiorentina postfallimento di Cecchi Gori e lo stadio dell’atletica rappresentano i suoi fiori locali all’occhiello. Questo ed altro lo hanno portato nel tempo ad essere un Pd ex Psi assai vicino a Renzi. Vicino ma non vicinissimo, se è vero che quest’ultimo gli ha preferito Dario Nardella quale proprio successore alla carica di sindaco di Firenze. Giani non l’ha presa benissimo ma era pronto a consolarsi (e che consolazione!) con la nomina a sottosegretario vigilante sullo sport. Nomina che però il 22 febbraio non è arrivata, rinnovando i mal di pancia. Che tuttavia sembrano aver portato almeno al risultato della mancata delega a Delrio. Le ultimissime accreditano Giani di un ruolo «di «consigliere personale del presidente» sui temi dello sport che vuol dire tutto e niente. Se però come sembra per Giani ci sarà un ufficio con relativa scrivania a Palazzo Chigi la cosa cambia. Per la delega vera e propria chi vivrà vedrà, anche se sarebbe auspicabile qualcosa di chiaro e definitivo. Se non altro per consentire a Malagò, cui tirate le somme cambia niente, di sapere a chi deve davvero fare i complimenti.
    Delrio o Giani, uno dei due dovrà comunque prima o dopo affrontare con Renzi il tema Roma 2024. Una candidatura olimpica sulla quale è stato negli ultimi tempi steso un velo. Pietoso. Le strategie di Malagò, che tiene giustamente il basso profilo per portare a Roma il maggior numero di membri Cio in occasione, inizio giugno, del centenario del Coni, non c’entrano. Qui si tratta della città di Roma e del suo sindaco, Ignazio Marino, quello che sotto alla candidatura ufficiale dovrebbe metterci un bel giorno la firma. Entrambi, la città e il sindaco, sono in default. Non quello squisitamente economico, che ancora non è arrivato e non arriverà almeno fino a quando Renzi deciderà di tenere aperti i rubinetti, ma un altro default, ben peggiore. Quello della credibilità.