La Fiorentina e quell’italianizzazione che proprio non riesce

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    Bernardeschi Nazionale CovercianoCon la sessione di mercato appena conclusasi è tempo di tracciare dei bilanci, non solo riguardo all’onnipresente Fair Play Finanziario ed ai conti delle società, argomenti importantissimi ma di cui si è straparlato in questi giorni. La Fiorentina aveva come obiettivo dichiarato quello di mantenere tutti i titolari costruendo attorno a loro un nucleo di giovani pronti ad esplodere nel corso della stagione. Intento riuscito in parte, vista la cessione di Alonso. Nonostante la dolorosa cessione del terzino spagnolo, però, i giovani sono arrivati e l’età media della squadra si è abbassata da 25,9 a 25,3 anni. Di certo non una differenza significativa, ma che comunque riflette l’intento della società di voler “svecchiare” la rosa.

    In questi anni però c’è sempre stato un altro obiettivo posto dalla società e passato in sordina alla fine di ogni calciomercato: l’italianizzazione della rosa.
     
    STAGIONE      N° ITALIANI
    2012-2013    10
    2013-2014    7
    2014-2015    9
    2015-2016    7
    2016-2017    5 

    Nelle ultime 5 stagioni la Fiorentina non ha mai avuto un grande numero di italiani, per usare un eufemismo. Nonostante varie dichiarazioni della società riguardanti il ritorno verso una rosa più tricolore, gli acquisti di giocatori stranieri si sono susseguiti e gli italiani in rosa sono andati addirittura a diminuire.

    Il DG della Fiorentina Pantaleo Corvino si era espresso in modo velatamente critico durante la conferenza stampa per la sua presentazione a giugno: Analizzando la rosa mi è dispiaciuto non vedere tante soluzioni per selezionare giocatori italiani”; tornando sull’argomento varie volte: “Ho lasciato la Fiorentina che c’erano 8 italiani e 3 stranieri, ora è diverso”. Corvino difatti è maggiormente ricordato per acquisti di calciatori stranieri sconosciuti che poi diventano ottimi giocatori, ma nella sua precedente esperienza in Fiorentina la rosa viola aveva in media circa 15 italiani a stagione. La gestione Pradè sicuramente non è riuscita a mantenere un livello medio di italiani che potesse soddisfare l’attuale DG viola.
    Le ultime dichiarazioni in ordine di tempo di Corvino risalgono a qualche giorno fa: ”Abbiamo avuto tante difficoltà sugli italiani. Ma ci impegneremo per il futuro. Anche se ho sempre comprato molto fuori, ho sempre lavorato molto per gli italiani. Ma se non trovo in casa, devo guardare fuori”. Parole che descrivono una difficoltà anche per Pantaleo ad operare nel mercato italiano contemporaneo.

    Le difficoltà dichiarate da Corvino indicano l’andamento di una situazione paradossale. Le nuove regole sulle rose della Serie A dettate dalla FIGC (obbligatorio inserire 4 giocatori cresciuti nel settore giovanile del club e altri 4 di formazione italiana, cioè tesserati in uno o più club italiani per almeno 3 anni) dovevano servire ad aumentare il numero di giocatori cresciuti nel proprio vivaio ed il numero di italiani in rosa. Obiettivo centrato il primo, sul secondo invece si sono incontrate delle difficoltà economiche. Infatti, in virtù di tali vincoli, gli italiani (che già godevano di prezzi più alti degli stranieri) sono diventati pezzi più pregiati, la domanda è cresciuta ed il prezzo medio di cartellino si è alzato.

    Nonostante le difficoltà economiche, però, la strada giusta non può che essere quella dell’italianizzazione. Un giocatore nato e cresciuto nel nostro paese, infatti, conosce meglio il calcio italiano, si inserisce più velocemente nello spogliatoio e, soprattutto, riduce la distanza squadra-tifoseria, in quanto culturalmente più vicino ai tifosi che lo percepiscono simile a loro. E in questi tempi di critiche e divisioni, a Firenze un po’ di vicinanza in più non farebbe che comodo.