La sfortuna di Mati: dal Mondiale alla Copa America Centenario. E il futuro viola…

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    Sousa Mati Fernandez veronaEra il 20 maggio 2014 quando Mati Fernandez, dal ritiro con il suo Cile, annunciava: “Non sono in grado di giocare il Mondiale, mi devo operare. Ho appreso dagli esami di ieri questa cosa, non credevo fosse così grave. E’ una situazione molto difficile. Ho pensato che con i trattamenti del caso avrei potuto migliorare dall’infortunio, ma mi devo operare. Sarebbe da irresponsabili andare al Mondiale non al 100%”. Qualche giorno dopo l’operazione alla caviglia, dolorante da tempo ed in particolare dallo Juventus-Fiorentina di un mese prima. Le terapie conservative, il rientro in campo, il viaggio in ritiro con il Cile. Poi la resa: operazione necessaria, anche su consiglio della stessa Fiorentina, con il dottor Manetti volato ad Amsterdam per assistere all’operazione di Mati Fernandez.

    Due anni dopo, la sfortuna estiva si abbatte ancora su Mati Fernandez. Stavolta a tradire il cileno è il ginocchio sinistro, all’altezza del menisco. Problema in allenamento, addio Copa America Centenario. Un torneo prestigioso, nel quale il Cile si presentava tra le squadre favorite. Ieri l’operazione a Santiago, per Mati Fernandez, e stop previsto di due mesi. “Non è facile per nessuno saltare Mondiale e Copa America nel giro di due anni, ma Matias si rialzerà come sempre ha fatto in carriera, grazie alla sua forte volontà”, ha commentato il dottor Roberto Yáñez, che lo ha seguito nell’intervento. Due mesi di stop, dunque, per la lunga riabilitazione.

    Mati Fernandez ricomincerà ad allenarsi con la Fiorentina da inizio agosto, quando la squadra viola avrà già terminato da tempo il ritiro di Moena e sarà alle prese con le amichevoli estive contro club europei. Tutto questo… mercato permettendo, ovviamente. Perché come accade da un paio d’anni a questa parte, la permanenza di Mati Fernandez a Firenze è tutt’altro che scontata. Vuoi per il suo ruolo particolare, un po’ trequartista un po’ interno di centrocampo, vuoi per un fisico storicamente non sempre d’acciaio, vuoi per quel passo sì tecnico ma piuttosto cadenzato al quale va data collocazione giusta sul campo.

    Da quattro anni a Firenze, Mati Fernandez ha fatto vedere il meglio di sè al terzo anno di Montella. La passata stagione, proprio dopo l’intervento alla caviglia ad Amsterdam. Ripartendo, con forza, da quella operazione di fine maggio. Scalzato Aquilani nel trio di titolari a centrocampo, il cileno fu autore di una partenza sprint. Da quasi dimenticato (non fu neanche inserito in lista Uefa a settembre) a vero e proprio punto di forza. Spesso imprescindibile, tanto che mise insieme a fine anno ben 41 presenze.

    Per poi essere, la scorsa estate, preziosa risorsa per il Cile che alzò al cielo la prima Copa America della sua storia (battendo l’Argentina ai rigori nella finalissima). Stagione invece non felicissima, quella terminata da un mese, alla Fiorentina. Doveva essere il suo anno: rilanciato da Montella, protagonista con il Cile, e un tecnico, Sousa, che lo avrebbe riportato trequartista, ruolo che nella sua carriera lo aveva portato ad alti livelli. Invece il 14 viola non è riuscito ad emergere, guadagnando solo a tratti la fiducia del tecnico portoghese, che lo ha mandato in campo solo 27 volte (15 da titolare) sulle 47 gare stagionali viola. Tra piccoli acciacchi… e tanta panchina. Ecco perché il futuro di Mati resta in bilico, tra i tanti estimatori che il cileno ha in Italia ma non solo.

    Adesso un nuovo boccone amaro da ingoiare, la rinuncia alla Copa America Centenario. Ed un futuro tutto da scrivere.