La voglia di vincere in un mese da dentro o fuori. Ma occhio alla ripresa…

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“Terzo posto, Coppa Italia o Europa League? Noi vogliamo insistere su tutte le strade, ma sicuramente ci piacerebbe alzare una Coppa. Quella resta. Quella sarebbe nostra, della Fiorentina”. Parole e musica di Vincenzo Montella, che ripete un concetto preciso ormai da qualche settimana: si va avanti sui tre fronti, non si molla niente ma… vuoi mettere alzare un trofeo a Firenze? La famosa voglia di vincere, insomma. Quella non tanto per dire, ma tale da farti apparire un obiettivo preciso all’orizzonte. Una Fiorentina che sta crescendo, che dopo tanti anni si ritrova nel mese di aprile in piena lotta sui tre primi obiettivi stagionali. Una squadra che magari ha avuto anche qualche – fisiologico – passaggio a vuoto (come, ultimo, ad Udine, o poco prima contro il Torino o contro la Lazio), ma che sta togliendo tante soddisfazioni alla piazza. Che fa divertire e si diverte.

Il momento decisivo è adesso, con il gruppo che ha parzialmente staccato la spina tra Nazionali e qualche giorno di riposo. Ma da oggi testa fissa verso l’obiettivo Sampdoria: primo dei due impegni definiti ‘cruciali’ da staff e società in campionato (prima dell’incrocio con il Napoli), in vista poi del ritorno della semifinale di coppa Italia contro la Juve e di un finale di campionato con calendario sulla carta in discesa (7 delle ultime 8 gare si giocheranno contro squadre che militano attualmente sotto il decimo posto).
Voglia di vincere, dicevamo, sentimento ‘vero‘ e linea comune di tutte le dichiarazioni (pubbliche o meno) di giocatori e staff viola. La sensazione di vivere un momento fondamentale della stagione gigliata ma anche della carriera (e della storia) di ogni singolo giocatore e componente viola. Ultimo è stato Mario Gomez (“Non è il momento di pensare di lasciare la Fiorentina, prima voglio vincere qualcosa di importante qui”), ma da Gonzalo Rodriguez a Borja Valero, fino ad Aquilani, Basanta, Pizarro, Pasqual e Joaquin la sensazione è unitaria: la voglia di vincere si mischia alla consapevolezza di essere forse all’ultima opportunità di poter alzare al cielo qualcosa di concreto. Una coppa.

Di contro, però, un finale di stagione da dentro o fuori… che potrebbe anche lasciare (nella peggiore delle ipotesi) a bocca asciutta i colori viola. Del resto il calcio è questo, tra il tutto o niente spesso la linea è sottilissima. E in preventivo va messo tutto, quando ci si gioca ogni obiettivo nell’arco di due mesi di fuoco, dove le difficoltà certo non mancheranno. Anche per questo Montella ha provato a mettere le mani avanti (“Ancora non abbiamo niente in mano”), difendendo comunque il gran lavoro svolto finora. Quasi al limite delle potenzialità di questa rosa. Dal possibile triplete allo zero tituli, per dirla alla Mourinho, il passo può essere breve. E le valutazioni di fine stagione, in questo senso, dipenderanno molto dai risultati. Al di là di molti rumors di mercato già iniziati a trapelare: tra una qualificazione Champions (che potrebbe consentire un’entrata di 30 milioni) o meno, tra un trofeo alzato al cielo ed un pugno di mosche in mano, la differenza è enorme. E le conclusioni per la programmazione del futuro, doverosamente, dipenderanno dai piazzamenti finali. Perché “Vincere a Firenze sarebbe speciale”, per dirla come Montella, e chissà cosa potrebbe succedere in città se Pasqual & Co. tornassero da Varsavia o da Roma con una coppa, se ‘solo’ dopo un ottavo di finale europeo (stra-)vinto si sono registrate ad accogliere la squadra quasi 5 mila anime un giovedì notte in settimana lavorativa…

Chiudendo, torniamo al presente. Alla Sampdoria, ad un vero e proprio scontro diretto per l’obiettivo Champions. Ad una squadra che, per caratteristiche di fisicità e di gioco in ripartenza, ha le carte in regola per mettere in difficoltà la Fiorentina. Formazione viola che, come ad ogni ripresa del campionato, deve anche ‘combattere‘ con un trend molto negativo nelle gare post-sosta. Preparazione fisica particolare, energie nervose non adeguatamente ricaricate o altri motivi, ma tant’è che la Fiorentina di Montella, in questi tre anni, ha fatto non poca fatica a riprendere il cammino dopo le varie soste (Nazionali o natalizie). In 12 partite post-pausa, solo 4 vittorie (con 3 pareggi e ben 5 sconfitte) dal 2012/2013. L’ultimo incrocio del genere risale a Parma-Fiorentina del 6 gennaio 2015: squadra viola battuta malamente da un Parma in caduta libera. Due anni prima fu clamoroso il ko contro il Pescara, mentre la scorsa stagione (oltre al brutto ko contro l’Udinese) arrivò di contro anche il grandioso 4-2 casalingo contro la Juventus.
La speranza, in questo senso, è che contro i Miha-boys ci sia in campo la Viola versione affamata in stile 20 ottobre 2013. ‘Fame‘, del resto, è un’altra parola chiave usata in questi giorni da Montella. Fame di chi ha voglia di vincere. Quella che dovrà esserci in ogni singolo minuto di questo finale di stagione da dentro o fuori.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it

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