Lafont vs Scuffet, guanti che pesano… e i paragoni con Donnarumma e Buffon

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Sfida a distanza tra i due giovani portieri, col peso dei paragoni ‘ingombranti’. L’articolo del Corriere Fiorentino.

Si fa presto a dire «nuovo Buffon». Basta esordire da giovanissimi, fare un paio di belle parate e via. Il paragone è fatto. Il problema è il dopo. Quando le attese crescono, e la pressione rischia di farsi insopportabile. Chiedete a Simone Scuffet quanto sia dura la vita del ragazzo prodigio. Nato nel 1996, nel febbraio del 2014 (ancora minorenne) era già titolare in Serie A. Ma di Buffon ce n’è uno.

SORPRESA. Una serie di prestazioni abbaglianti che lo scaraventarono in prima pagina con titoloni, grida al fenomeno ed etichette tanto esaltanti quanto (soprattutto) scomode. Poi, il mercato, e un «no» all’Atletico Madrid arrivato (si narra) per volontà della famiglia.«Prima devi finire la scuola», gli dissero. Una scelta nobile. Mai però, Simone e i suoi avrebbero immaginato che da quel momento sarebbe iniziata la picchiata. Rimesso in panchina da Stramaccioni, Scuffet è sparito alla stessa velocità con la quale era apparso. Va in prestito al Como (in Serie B), con il quale retrocede in Lega Pro, torna in bianconero, ma sempre da «12». E oggi? Titolare, ma precario. L’ex «nuovo Buffon» del calcio italiano ha giocato (e bene) le prime due gare di campionato ma alle sue spalle spinge forte il neo arrivato Juan Musso. Argentino, 23 anni, pure lui accompagnato da relazioni super.

QUI C’E’ LAFONT. Dall’altra parte, tra i pali della Fiorentina, nessun dubbio. Gioca Lafont. Un altro per il quale i paragoni si sprecano. «Il Donnarumma di Francia», come lo hanno definito in patria, per il momento dribbla come fosse un trequartista. «Io sono Lafont», ha detto a Moena nel giorno della sua presentazione. Del resto, fino a 14 anni, giocava centravanti e sognava di essere come Van Persie. Finito in porta per caso, ci ha messo poco ad imporsi. Basta dare un occhio ai numeri. A 19 anni, sulle spalle ha già tre campionati (con oltre 100 presenze) da titolare in Ligue 1. La Fiorentina, in estate, ha scommesso su di lui. Perché Meret (altro baby fenomeno) costava troppo e perché, davanti ad una scelta parecchio complessa, Corvino e Freitas lo hanno preferito a Lunin, ucraino poi finito al Real Madrid.

SCOMMESSA. Un investimento da 7 milioni più uno di bonus (in caso di qualificazione alla prossima Europa League) con la convinzione però, di essersi messi in casa un tesoro. Tecnico, ed economico. Le prime risposte son state incoraggianti. Parate, sicurezza, personalità. Il francese è stato uno dei migliori (forse il migliore) del pre campionato. Fino all’esordio col Chievo. Una serata tutto sommato tranquilla, nella quale (oltre ad un paio di uscite «ballerine») ha messo in mostra piedi da centrocampista. Una qualità, questa, alla quale Pioli tiene parecchio. Nel frattempo, studia a fondo l’italiano, mentre in Francia spingono forte su Deschamps perché lo convochi al più presto in Nazionale.