L’ambizione di Sousa il traino per vincere. L’alchimia per colmare il gap

0



“Voglio vincere anche di più rispetto a quello che ho vinto da calciatore” Cit. Paulo Sousa

 

 

 

Quanto ad ambizione e sicurezza nei propri mezzi Sousa è secondo a pochissimi. Vincere è una delle parole più usate alla vigilia di Sassuolo-Fiorentina dal portoghese in sala stampa. E non solo riferendosi alla gara del Mapei Stadium di Lunedì. Ma soprattutto riferendosi alla conquista di trofei. Quelli che ancora a Firenze non sono arrivati nella gestione Della Valle. Quelli che per la guida tecnica precedente erano di un’altra dimensione.

Vincere, come? Che la dimensione della Fiorentina non sia la stessa di chi sul mercato ha fondi doppi se non tripli da investire, entrate doppie se non triple da sponsor, stadio, diritti tv e coppe europee, lo sa bene anche Paulo Sousa stesso. Ma quel gap può essere colmato. Come? Creando unione, alchimie, e facendo sentire tutti parte di una strada importante e prestigiosa ancora tutta da percorrere. Dove servirà l’apporto di tutti. Nessuno escluso. Ecco che l’errore di Roncaglia è già stato perdonato. Ecco che Suarez non è stato del tutto accantonato ma su di lui Sousa cerca e sta cercando di lavorare ancora con più intensità e determinazione. Ecco che su Rebic il lavoro del portoghese sarà ancora più deciso, perché capiteranno altre partite dove servirà anche il loro apporto. Per intendersi Sousa non toglierebbe mai un Cuadrado dopo 20’ dicendo che non aveva la testa dentro la partita. Per intendersi Sousa non metterebbe ai margini gente come Marin o chi per lui. Perché quando poi capita di averne la necessità serve mandare in campo un giocatore motivato e carico. Se vuoi vincere, ovviamente.

Capita così che lavorare sulla testa dei giocatori venga quasi prima di tutto il resto. Prendi Bernardeschi, ad esempio, e convincilo a fare diagonali difensive, marcature, chilometri, e a sacrificarsi mettendo da parte il metterla dentro che era stato il suo compito fino a pochi mesi prima. Un po’ come far fare il terzino ad Eto’o. C’è chi ci è riuscito. A Genova non riuscivano neanche a fargli fare una doppia seduta d’allenamento. C’è invece chi a far fare lo stesso ruolo a Cuadrado con quei compiti non vi è riuscito.

Qualcuno lo chiama già San Paulo, anche per questo. Perché fino ad oggi la Fiorentina è stata pressoché perfetta. Nel gioco, nelle dinamiche, nei meccanismi. Come squadra insomma. E gli unici nei sono arrivati nelle prese decisioni individuali. Il gap con le altre Sousa lo ha colmato come squadra. Adesso deve solo provare a limare qualche altro piccolo dettaglio sui punti deboli individuali. E’ e sarà il compito più difficile. Ma il fine giustifica i mezzi, ed per raggiungere i fini di Paulo Sousa di lavoro ce ne sarà sicuramente tanto da fare. Non è che si diventa vincenti dall’oggi al domani. Ma quando lo vedi a vedere la Primavera, quando dimostra di non tralasciare alcun minimo dettaglio psicologico e non su ogni singolo calciatore proprio ed avversario, quando  su Giuseppe Rossi ti senti rispondere: “Stiamo lavorando ed abbiamo lavorato non per l’oggi ma per il suo futuro” capisci che in termini di programmazione il lavoro del portoghese è immenso e va oltre il rettangolo di gioco e i 90’ delle partite. E se l’argomento Pepito è destinato a prendere le prime pagine delle cronache visto che ancora Rossi non è arrivato al livello che Sousa stesso sperava, anche su di lui la speranza è grande, perché su di lui sta lavorando Paulo Sousa. E questo è sinonimo di garanzia.

 

Alchimia, unione, ambizione. Sousa vuole vincere. E per farlo ha bisogno di tutti. Nulla è impossibile.