L’appello di Borja slitta a domani. C’è un filo di speranza per il ricorso

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    Borja Valero Fiorentina Esbjerg capitanoUn gesto d’istinto e niente più. Quella mano che s’appoggia, per un istante, al taschino della divisa di Gervasoni, s’era allungata solo e per attirare l’attenzione dell’arbitro dopo il cartellino rosso e spiegare che lui, Borja Valero, non aveva fatto nulla se non tentare di sedare, magari energicamente, qualche contatto bollente. Tra il mondo che domani alle 14 (l’appuntamento con la Corte di Giustizia Federale è slittato di 24 ore) Borja Valero racconterà ai giudici federali e quello stilato nel referto di Gervasoni, c’è un abisso. Se non nella sequenza dei gesti, nelle intenzioni. Vero: l’arbitro non si può toccare, questo prevedono i regolamenti. Vero: Borja ha ‘toccato’ l’arbitro. Ma nel rimpallo delle intenzioni, almeno stando al racconto del giocatore c’è, appunto, l’abisso. Quanto cupo e scuro lo decideranno i giudici. La Fiorentina porterà le immagini tv che, però, seguendo il codice, sono ammissibili solo nel caso di scambio di persona nel referto (documentabile), anche perchè il referto dell’arbitro è considerato dal codice sportivo «prova piena». 
    L’obiettivo realistico è quello dello sconto, magari di un turno. D’altra parte se le 4 giornate sono state comminate per una sorta di «condotta irriguardosa» (con gli insulti all’arbitro si prendono 3 turni, di solito) un po’ più spinta, perchè indurire la sanzione? Bisognerà convincere i giudici a scendere di un turno, stilando una sentenza di 3 giornate che, di fatto, classificherebbe la mano addosso all’arbitro alla stregua di un insulto. Difficile, ma non impossibile, tenendo conto della «fedina sportiva» esemplare del giocatore.

     

    Secondo quanto riporta la Gazzetta Dello Sport, l’obiettivo della Fiorentina rimane l’annullamento delle ultime tre giornate di squalifica. 

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