L’arma in più è avere Kalinic, uno che i gol li ha sempre fatti

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Chissà cosa starà pensando il predecessore di Paulo Sousa, adesso che la Fiorentina ha un attaccante mobile, abile e anche goleador? Chissà se almeno una volta, guardando la squadra viola (perché siamo sicuri che tra un viaggio e l’altro, un occhio alla crescita di quella che è stata la ‘sua’ squadra per tre anni lo stia dando…) non avrà pensato: “perché a me non è capitata una punta così?”. Suggestioni. Solamente pensieri. Ma di certo se nell’ultima stagione ci fosse stato uno come Kalinic, forse la Fiorentina si sarebbe potuta togliere qualche soddisfazione in più. Forse, ovviamente.

Ma Kalinic non c’era ed ora sì. Merito della società, ma anche e soprattutto di Paulo Sousa che lo ha seguito e voluto. A tutti i costi. Ormai è stato detto e ridetto… Quando l’attaccante croato è arrivato a Firenze, non erano pochi gli scettici. Coloro che non avrebbero scommesso un euro su “uno proveniente dal Dnipro…”, ma nel calcio ogni giorno s’impara qualcosa. E si viene smentiti su ciò che fino a poco prima ci sembrava un’assurdità. È così che uno come Kalinic, meno ‘famoso’ di altri colleghi, è arrivato in viola ed ha iniziato a stupire. Giocare. Segnare. Sbugiardando chi punta sui nomi e sulla carriera di un giocatore piuttosto che sulla sua funzionalità ad un progetto. Ad una squadra e al suo tipo di gioco.

Insomma, qualcuno può darci di matti se dichiariamo che il silenzioso e apparentemente timido Nikola Kalinic è il vero colpo di mercato dell’estate italiana? Si accomodino. Ci diano di folli. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti, così come le sue prestazione, per adesso sempre (o quasi) eccellenti. Entusiasmanti. Pressoché impeccabili. Il numero 9 viola è uno che gioca per la squadra, il primo dei difensori gigliati in campo (pressa e lotta su ogni pallone) oltre che il primo attaccante… Corre, rincorre, duella con gli avversari, è abile nei movimenti su tutto il fronte offensivo, attacca la profondità, crea spazi per gli inserimenti dei compagni e, cosa da non sottovalutare, la butta dentro. Fa gol.

Fino ad ora, con la maglia della Fiorentina, ne ha segnati 6 in 10 partite di campionato. Per la precisione, 6 in 722 minuti (1 ogni 120 minuti circa). Il popolo viola se ne sta accorgendo adesso di questo ragazzone di 27 anni, ma con la maglia del Dnipro non è che abbia sfigurato. Nella passata stagione, per esempio, dopo le prime 10 giornate, contava 10 presenze, per un totale di 415 minuti e 6 gol fatto (1 ogni 69 minuti). Nel campionato 2013-14, dopo i primi 10 turni, aveva giocato 8 partite, per un totale di 357 minuti, segnando 3 reti (1 ogni 119 minuti). L’anno prima ancora, contava all’attivo un solo gol dopo 348 minuti giocati cioè 6 presenze. Infine, facendo il conto totale dei suoi 4 anni da attaccante del Dnipro, ha segnato 37 reti in 86 presenze nel campionato ucraino. Non proprio pochi per un attaccante che stava crescendo e ultimando di maturare.

I gol, Kalinic, li ha sempre fatti. Fin da quando vestiva la maglia dell’Hajduk Spalato (32 reti in 59 gare solo in campionato). Semmai il suo ‘problema’ o meglio la sua sfida era confrontarsi con una realtà diversa. Con un calcio nuovo e più difficile, tattico, arduo. Con il campionato italiano. Dove altri bomber anche più accreditati e considerati di lui hanno fallito. E Firenze lo sa bene… Ma il croato no, non ha battuto ciglio. Non ha fatto un buco nell’acqua e, anzi, sta dimostrando di essere il valore aggiunto di una squadra forte e dalla grande personalità. Ma avere un attaccante come Kalinic, non può che essere una ulteriore arma in più. Chiedetelo a Sousa. E se non vi basta, chiedetelo a chi uno pratico, bravo e cinico come Kalinic non ce l’ha.

 

 

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it