L’arte del cinismo e tre sconfitte che insegnano. A Verona per ritrovare certezze (e punti)

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Perdere non piace a nessuno, neanche ad una squadra che si era quasi abituata a gioire ed esultare al termine di ogni partita. Dopo la sosta tre sconfitte di fila, tra campionato ed Europa League, il primo posto in classifica abbandonato ed un rischio “che esiste”, come ha confessato Sousa, di abbattersi per aver raccolto meno di quanto meritato. Ma la Fiorentina non esce ridimensionata da questa settimana avara di punti, anzi. Soprattutto in campionato, dove se l’è giocata alla pari (anzi, qualcosa di più) con le principali accreditate per lo scudetto. Come a dire: se ci credono a Roma al tricolore, perché non sognare anche a Firenze? Detto questo, da parte di staff e società c’è la consapevolezza di avere tra le mani una squadra solida, che ha acquisito una propria fisionomia ed identità precisa. Forse non sarà pronta davvero per vincere lo scudetto, ma quanto meno per lottare per i primi posti sicuramente. Contro Napoli e Roma, alla fine, la differenza l’hanno fatta i campioni. E i singoli. Perché la Fiorentina è gruppo solido, unito e coeso, ma a Napoli la sliding door è stato l’erroraccio di Tomovic del quale ha approfittato un grande giocatore come Insigne (così come il pallone perso da Ilicic sfruttato nel migliore dei modi da Higuain, uno che non lascia scampo), mentre con la Roma Salah ha infilato Tatarusanu con un colpo da biliardo e Gervinho ha sfruttato tutta la propria velocità su una lettura sbagliata di Roncaglia sul corner a favore.

Errori dei singoli e cinismo dei campioni (o grandi giocatori, a seconda dei punti di vista). Cosa che in queste partite è mancata alla Fiorentina. I dettagli, come li ha chiamati Sousa, non sono stati favorevoli ai viola. È, in sostanza, l’arte del cinismo. Che è un merito, quando la possiedi, perché ti consente di mettere a tuo favore partite complicate. Ma se sbagli 5, 10 o 15 palle gol, non è facile riuscire a vincere contro avversari sulla carta anche più forti di te. Al San Paolo il Napoli ha colpito praticamente alla prima sbavatura difensiva della squadra di Sousa, mentre la Fiorentina, dopo un primo tempo praticamente dominato, ha trovato la rete solo al 73′. Contro il Lech Poznan, in Europa League, 64% di possesso palla, 18 tiri totali e gol solo nel finale con Rossi (e Baba che si divora il 2-2 a tempo scaduto), mentre per i polacchi 2 reti in 2 tiri nello specchio.
Con la Roma, invece, gol incassato alla prima occasione ospite, 72% di possesso palla viola, 17 tiri totali con ben 12 occasioni da gol nitide dalle parti di Szczesny. Per i giallorossi, due reti in tre tiri nello specchio.

Contro la banda di Garcia, insomma, le pecche di Kalinic & co. sotto porta sono state decisive. L’arte del cinismo, in questo caso, non è stata proprio tra le caratteristiche della Fiorentina. Kalinic nel primo tempo che manda alto davanti al portiere, poi le occasioni per Bernardeschi, Borja Valero, Babacar e ancora Kalinic, oltre alle conclusioni da fuori di Ilicic e Vecino. Mira difettosa e parate di Szczesny hanno consentito alla Roma di mantenere il vantaggio fino alla fine. Un segnale in controtendenza, comunque, rispetto a gran parte della stagione viola. La squadra di Sousa, infatti, era stata apprezzata prima della sosta proprio per la bella (e importante) capacità di sfruttare i momenti della partita, gli episodi e le varie situazioni. Risultando anche cinica nei momenti giusti. Con l’Atalanta subito rigore ed espulsione a favore, così come contro l’Inter sul rigore di Handanovic su Kalinic. E poi contro Carpi e Milan.

Tre sconfitte in una settimana, insomma, che possono e devono servire alla Fiorentina per il futuro. Limitare gli errori dei singoli giocando sempre più di gruppo, in collettivo, e cercare di sfruttare le occasioni e gli episodi come era stato fatto (molto bene) nelle partite precedenti. Dalla gara con il Lech, invece, la lezione da trarre è quella di non sottovalutare nessuna squadra in nessuna competizione, anche se sulla carta (molto) inferiore. Lezione che andrà messa in pratica nelle prossime tre partite, contro Verona, Frosinone e proprio Lech Poznan (in Polonia). Mercoledì al Bentegodi la Fiorentina sfida un Verona in grossa difficoltà di gioco nonché di uomini (per tanti infortuni). Ma non per questo sarà una gara facile. C’è da tornare a vincere, ma per farlo bisognerà ritrovare la Fiorentina abile e cinica che era arrivata fino in cima alla classifica. Con tre punti, chissà, mercoledì sera i viola potrebbero ritrovarsi di nuovo davanti a tutti…

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it