Le imprese nascono dal feeling. E a Firenze…

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    Andrea Della Valle esulta contro la JuventusLe vittorie della Fiorentina nascono dalla scelta di quei giocatori che fanno la differenza. Non ci sono dubbi. Portare in viola i vari Borja Valero, Cuadrado, Gonzalo Rodriguez, e poi Pepito Rossi, Gomez, adesso Matri e Anderson. E ovviamente tutti gli altri che da un anno e mezzo stanno portando il nome della Fiorentina alla ribalta del calcio italiano ed europeo. Non c’è un uomo che viene inserito nella rosa viola che non abbia una logica. Che non arrivi perché pensato apposta per quel ruolo. Che non venga scelto non in base al nome, ma alle caratteristiche tecniche, umane e caratteriali. In base alla metodologia di gioco dell’allenatore. Un lavoro metodico, meticoloso, che dura dal 1° di gennaio al 31 dicembre, senza respiro, senza fermarsi un attimo. E alla fine, un lavoro che paga…
    Ma dietro al fascino di una società diventata ormai un modello di stile per molte altre, c’è anche altro. Non c’è solo la capacità degli uomini che vanno in campo, o dello staff tecnico, o dei dirigenti. Dietro ai successi di una squadra c’è anche il feeling. Tanti club possono mettere al comando dei vari settori della propria società uomini capaci, preparati ed esperti. Ma se poi ognuno agisce di testa propria, se poi ognuno vuole avere la meglio sull’altro e non c’è sintonia d’intenti, gli sforzi vengono vanificati. Contano poco le attitudini se non le si usano con intelligenza. Se non si mettono al servizio del prossimo… A Firenze, per il momento, tutto funziona alla perfezione. A Firenze ogni testa va a braccetto con le altre. Ogni persona ha le proprie idea, la propria esperienza, la propria personalità, ma sono tutte doti che vengono messe a disposizione della squadra per un obiettivo comune. Per la causa. La dimostrazione di tutto ciò è il feeling che si è creato in così poco tempo tra la proprietà (Andrea Della Valle, ovvero il patron viola), la società (nella persona di Mario Cognigni, presidente esecutivo), la dirigenza (impersonata da Daniele Pradè) e lo staff tecnico (rappresentato dal mister Vincenzo Montella). Quattro nomi che, insieme a quello di Eduardo Macia (che non va dimenticato mai, ma che ama lavorare più nell’ombra), rappresentano la sintesi di una Fiorentina bella, convincente e vincente.

    I quattro personaggi sopra citati non perdono mai l’occasione di ritrovarsi anche dopo aver staccato la spina dal lavoro, per cenare insieme. Per parlare di mercato? Di operazioni da fare o non fare? Di Fiorentina? Può darsi, come può darsi che amino proprio passare del tempo insieme a prescindere. Anche ieri sera, com’è già capitato moltissime volte quasi da farlo diventare un appuntamento settimanale, dopo aver fatto visita alla squadra al centro sportivo, Andrea Della Valle, invece di ripartire, ha voluto fermarsi a cena in un noto locale di Firenze con i suoi uomini. Affiatamento, unità d’intenti, feeling. Da questa sintonia nascono le squadre che vanno in campo per vincere. È una catena. Se un patron come Della Valle decide di ‘vivere’ appieno la sua Fiorentina e infonde fiducia ad una dirigenza e ad un allenatore che già godono di una evidente e forte autostima, non può che far bene. Perché tutta questa fiducia, poi, viene trasmessa alla squadra che, lavorando in un ambiente sereno, riesce a rendere di più. E questo, senza mai oltrepassare i limiti delle proprie competenze. Ognuno ha il suo compito e rispetta quello dell’altro. Della Valle non pressa i suoi uomini. Li stimola. Davanti ad una pizza? Davanti ad un bistecca? Anche. Perché lavorare nell’armonia rappresenta il top per un dirigente e un allenatore (chiedere a chi ha a che fare con Zamparini o Spinelli, con Cellini o Preziosi, o magari a chi ha lavorato col ‘nostro’ Vittorio Cecchi Gori…). Lavorare in una società dove nessuno mette bocca sul tuo lavoro è il massimo. Devono ritenersi fortunati Pradè e Montella a far parte della Fiorentina di un Della Valle mai visto così in forma, così convinto ed ambizioso come nell’ultimo anno e mezzo. Ha voglia di vincere. Sta lavorando per vincere. E i suoi uomini non fanno altro che dargli una mano a compiere l’impresa.