L’estate viola dalla A alla Z

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    A-zL’estate viola dalla A alla Z.

    A come Alonso
    , il pomo della discordia, l’Elena (lasciamo stare il di Troia perché sennò si sprecano facili battute), il casus belli delle ultime ore. L’operazione e i soldi spesi sono un capolavoro, viste le qualità del giocatore, i sostituti un punto interrogativo. Lo rimpiangeranno a Neromo, all’Amblé, al Colle Bereto, un po’ meno al Franchi quando crossava sul terzino avversario.
     
    B come Bilanci, ovvero il filo conduttore di questo mercato, orientato sempre e comunque a guardare i conti, le perdite, a ponderare ogni pagamento e a risparmiare ogni centesimo. Scelta legittima, giustificabile per ogni azienda che si rispetti. Peccato però che La Fiorentina, per quanto azienda possa essere, abbia alla base anche la passione, i sentimenti, l’emozionalità.
     
    C come Corvino, il contadino chiamato con il duro lavoro a rimettere a posto uno scenario economicamente simile a quello della fine di una guerra. La Fiorentina che ne esce non è un affresco di Raffaello, non è un cerchio perfetto come quello di Giotto, ma un quadro realista di Courbet o Millet, giusto per citare l’arte povera tanto cara a Pantaleo. Vediamo se dalle tante pianticelle nasceranno petali o solo delle secche radici.
     
    D come Della Valle, il capro espiatorio, il bersaglio nel bene o nel male. Una famiglia che ha dato tanto alla Fiorentina ma ha dato poco o ha legato poco con Firenze, una città che non ringrazia a prescindere e eternamente (come succede magari nelle Marche ai dipendenti della Tod’s di Casette)ma apprezza solo se le passioni vengono alimentate, senza prese in giro, con chiarezza e pochi giri di parole.
     
    E come Ex Viola, ovvero quella grande parata di stelle, nessuna delle quali cadenti, che ha sfilato domenica dopo la partita, giusto per unire la storia magica e il passato che per noi fiorentini ha sempre un valore più illustre del presente. Si parla di riapertura alle vecchie bandiere, a Antognoni, a creare una sinergia con gli attori più importanti della storia viola. Il passato è l’arma migliore per non sbagliare nel futuro, del resto.
     
    F come Firenze, il nostro ieri, il nostro oggi, il nostro domani. Il pendolo continuo tra depressione e euforia, tra estasi e disperazione, tra positivismo e pessimismo leopardiano. Una città capace di criticare tutto, dai Fuochi di San Giovanni ai cantieri della Tramvia, ma sempre pronta a unirsi e a riconoscersi nel celebrare e difendere le proprie tradizioni, uniche, resistenti al tempo, come la Fiorentina, appunto. Firenze città d’arte,capace sempre di inventare e mai di copiare, una città che ha la presunzione di essere migliore di tutti. E se vi affacciate dal Piazzale troverete la motivazione.
     
    G come Gomez, quel sogno di un pomeriggio di mezza estate finito nel tritacarne del destino beffardo dopo solo appena tre giornate di campionato, infortunato e rispedito lontano dalla missione per cui aveva accettato Firenze, ossia riportare un trofeo, competere con i grandi. Gli ultimi anni sono stati solo un patire, una spirale ovale di critiche e slogan, un bagno di sangue per le casse della società. È andata come non doveva, auf wiedersehen.
     
    H come Happy ending, quel dolce finale che forse trovate in un film della Pilcher sul 5 il pomeriggio o in un libro di Baricco, ma non certo nell’ultimo giorno di mercato della Fioretina. Jovetic sarebbe stato uno di quei cavalli di ritorno che tatticamente diventava un problema ma sentimentalmente riscaldava i cuori, prima che prevalesse il divin quattrino. Forse Stevan ci ripenserà, in un inverno nebbioso di Milano.
     
    I come Infinito, e non è una poesia di Leopardi, né una canzone di Raf. È semplicemente l’amore che questo popolo ha per questa squadra. Incondizionato, folle, per certi versi ai limiti dell’idolatria. Tutti consapevoli che giocatori o allenatori a parte, presidenze spendaccione o meno, ogni litigio non potrà cancellare mai questo affetto.
    L come Leccavalle, ovvero uno dei due schieramenti del Guelfi e Ghibellini 2.0 che divide la città di Firenze ogni estate, ogni anno. Il partito dei positivi, dei riconoscenti, di coloro che credono che, nonostante tutto, una proprietà migliore e più solida non si possa trovare.
     
    M come Motivazioni, quelle che, mercato o non mercato, una squadra deve avere a prescindere. Con il Chievo qualcosa si è smosso, anche se la voglia di stupire e di scrivere pagine importanti dello scorso anno è distante anni luce, come Marte o Saturno. Perché è nelle difficoltà e nello scetticismo si vedono i veri uomini e i veri giocatori, gli attributi che possiedono.
     
    N come 90 anni, di storia, di tradizione, di vittorie (poche) e di amarezze. 90 anni di specchio di una città, di frasi celebri, di giocatori umili divenuti eroi e di eroi svaniti presto dietro a tanti sogni di gloria. 90 anni celebrati alla grande Domenica scorsa, 90 anni che uniscono generazioni, creano legami e rendono vero il detto che il calcio non è soltanto un gioco. Ancora auguri Fiorentina.
     
    O come Ottimismo, quel sentimento che ieri alle 23.01 era pari o prossimo allo zero. Verrebbe da dire come ogni mercato, come ogni inizio stagione, come ogni volta che le cose non seguono il copione che noi vorremmo. Una vittoria alla ripresa risposterà nuovamente la bilancia, alzerà nuovamente le aspettative.
     
    P come Paulo Sousa, l’allenatore che un anno fa regalava sogni, adesso solo solide realtà (si citiamo pure una pubblicità). Passato dall’esaltazione e dall’emozionalità, alla depressione e al decandetismo di un fado melanconico di Amalia Rodrigues giusto per citare le due cose più conosciute del Portogallo. Deluso da una società che lo ha lasciato solo a navigare in una tempesta con una caravella a Gennaio e tradito alle spalle anche adesso quando tutto sembrava ricomposto attorno a un piatto di baccalà. Anche lui chiamato a dimostrare tanto nel tribunale del campo.
     
    Q come Qualità, una delle doti che non manca a questa squadra. Qualità nel fraseggio, nello stretto, nella giocata, nel passaggio in orizzontale. Qualità tecnica a cui deve essere messo un po’ di pragmatismo, di efficacia, di grinta, di garra per dirla agli argentini. Sperando di trovarla nei capelli alla Napo orso capo di Sanchez o di Salcedo.
     
    R come Rossi, un’altra rosa piena di spine che ha finito per bucare e scottare la nostra estate. Pepito e’ l’altra faccia di una storia che sarebbe potuta andare in maniera diversa, un ragazzo più fragile di un cristallo di Boemia non solo fisicamente ma anche mentalmente. Il rapporto con Sousa era ai minimi, come quello tra me e l’insegnante di Astronomia e ogni giorno che passava il problema diventava sempre più grande. Ti ricorderemo per i 3 gol alla Juve, pagina di storia,ma anche per aver spesso considerato la Fiorentina una palestra per la nazionale.
     
    S come Sogni, quelli che abbiamo coltivato, accarezzato, apprezzato un anno fa di questi tempi. Sono contento di essermi goduto ogni momento, ogni attimo, ogni coro della Fiesole, ogni Lunedì di euforia quando eravamo primi, con la consapevolezza che certi treni passano una volta sola e nemmeno per tanto. Del resto Santa Maria Novella ha un binario morto, pronto per far fermare tutto.
     
    T come Tello, la metafora delle trattative infinite di Corvino, dei parti lunghi e travagliati da far invidia a qualsiasi ginecologo. Un giocatore che non si discute per tecnica, a patto che capisca che la partita duri 90 minuti e che c’è anche una metà campo da difendere. Il giocattolino è bellino, ma rischia di venir a noia presto.
     
    U come 1926, il gruppo principe della Curva Fiesole che ieri ha rimandato a casa i 13 contestatori e che parlerà attraverso comunicati, chiarendo la propria posizione. U come 1926, ovvero coloro che ci saranno al di là dei progetti e degli uomini, solo per la maglia. E non è poco.
     
    V come Vincere, quel verbo che a Torino conoscono meglio del Museo Egizio o della Mole e che invece a Firenze forse è rinchiuso negli scaffali della Biblioteca Nazionale. Per loro l’unica cosa che conta, per noi un qualcosa che vorremmo una volta provare.
     
    Z come Zona di Firenze Nord, Castello, Mercafir o come la volete chiamare. L’altra partita più importante che si gioca quest’anno. Perché Stadio sì significa un certo tipo di aspettative, stadio no un ridimensionamento ancora più grande di qualsiasi acquisto di mercato sfumato. E la zona non porta propriamente bene, chiedere al termovalorizzatore, alla pista di Peretola e anche al Pd, che a Sestograd ci ha picchiato la faccia.