L’Hellas la sua ‘vittima’ preferita: Borja e quella voglia matta di riscatto

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Voglia di riscatto nell’ambiente viola dopo settimane difficili sul piano di gioco e di risultati. “Tutti uniti”, il messaggio lanciato dalla società per uscire dal momento complicato. Ci si aggrappa soprattutto ai leader del gruppo, ai veterani, quando si devono ritrovare vecchie certezze. Non a caso, i vari Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Pizarro, Cuadrado ma anche Mario Gomez, finora non hanno reso (chi per un motivo, chi per un altro) al loro massimo, ed anzi sono stati i giocatori più in discussione nel periodo buio che sta attraversando la Fiorentina. Proprio da loro si attende il cambio di marcia, l’input a dare qualcosa in più per la maglia, al di là dei discorsi in chiave mercato. Ed allora la gara di Verona arriva giusto come opportunità per mettere sul campo la rabbia e la determinazione che in queste due settimane di sosta sono emerse – e devono emergere – per gettare il cuore oltre l’ostacolo. Questo il sentimento – assicurano società e staff tecnico – all’interno del gruppo viola, dopo i due ko consecutivi in campionato. Trasferta ostica, quella gialloblu, ma che dovrà rappresentare una svolta soprattutto sul piano dell’atteggiamento e dell’approccio alla partita. Ma anche la prova dei fatti che due settimane di lavoro – seppur a ranghi ridotti – siano servite per far tornare in condizione i giocatori migliori e riacquisire vecchie certezze di gioco.

Occhi puntati soprattutto su Borja Valero, luce del gioco viola per due anni di fila e ancora alle ricerca del miglior sé stesso in questo 2014/2015. Qualche exploit tra Udinese ed Europa League, ma manca ancora nell’economia del gioco viola quel todocampista in grado di prendere per mano la squadra con le sue giocate. Proprio nell’Hellas Borja Valero ha la sua vittima preferita, in termini realizzativi ma non solo: due gare giocate lo scorso anno contro i gialloblu (al loro ritorno in Serie A), e ben tre reti messe a segno dallo spagnolo. Contro nessun’altra squadra ha mai segnato così tanto, in carriera, l’ex Villareal, che siglò una doppietta all’andata al Franchi (i primi due gol viola nel 4-3 finale) ed una rete (il momentaneo tris gigliato nel 5-3 finale) al Bentegodi ad aprile. Due prestazioni esaltanti, contro l’Hellas, non solo per i gol ma anche per le giocate fatte vedere a tutto campo (vedi anche l’assist geniale per il primo gol di Cuadrado nella sfida di ritorno). Nella gara d’andata, a dicembre 2013, tra l’altro Borja scese per la prima volta in campo con la fascia di capitano al braccio. Ed anche domenica, al Bentegodi, senza Pasqual potrebbe essere proprio lo spagnolo il primo candidato alla fascia. Soprattutto, a Verona, ci sarà bisogno della sua classe, della sua personalità, della sua capacità di creare superiorità numerica in mezzo al campo.

Squadra che certo non fa del proprio stile il catenaccio, il Verona di Mandorlini, che anzi per caratteristiche gioca in velocità ma concede spesso spazi importanti agli avversari. Lo dimostrano i 15 gol totali nelle due gare della scorsa stagione tra viola e gialloblu, così come le 18 reti subite in questo campionato (13 nelle ultime 5 partite) dalla squadra di Mandorlini. Ma al di là del passato e dei numeri, proprio l’impostazione di gioco dell’Hellas potrà agevolare il ritorno del palleggio viola in mezzo al campo, con il ruolo dello stesso Borja Valero che potrebbe essere fondamentale per la partita. Al di là dei precedenti, al di là della cabala, la Fiorentina ha bisogno di ritrovare il suo numero 20. Già domenica la prova sul campo… per capire se davvero la sosta è servita a smuovere qualcosa all’interno del gruppo viola.


Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it