L’Italia e la rivoluzione di Mancini: 4-3-3 e spazio ai talenti

Di Andrea Elefante - La Gazzetta dello Sport

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Come riporta La Gazzetta dello Sport, il nuovo cinema Mancini è un paradiso non all’improvviso («Ho pensato alla possibilità di guidare l’Italia già da quando si è liberato il posto») che il c.t. ha iniziato a godersi con la forza dei nervi distesi e della diversità. La sua diversità, anzitutto. È un altro Mancini, dicono tutti. E non solo perché è più magro «per colpa della Russia…», scherzò il giorno della sua presentazione. A Coverciano lo descrivono più sereno, sorridente, riflessivo, meno impulsivo, disposto a (anzi: voglioso di) ascoltare, confrontarsi. Perfino cambiare idea, se necessario.

Perché 4-3-3 Altro in lui non è cambiato, ma cambia per la Nazionale il fatto che lui sia così. Un allenatore che non ha mai fatto dell’intransigenza tattica il suo credo e lo ha dimostrato subito non considerando imprescindibile il ricorso al «suo» 4-2-3-1. Un trequartista vero in questo momento non c’è, tanto più dopo la rinuncia forzata per infortunio a Bernardeschi.

Non lo è, se non come soluzione alternativa, Cristante, che il Mancio vede più da interno; lo era ma non lo è più Verdi, che viene provato da esterno; sarebbe (ri)adattato Bonaventura, chissà se lo sarà Verratti: vedere sul campo per credere, è il vangelo del c.t.. Dunque continuità rispetto all’ultima Italia di Di Biagio, dunque 4-3-3. Principi, più che sistema di gioco: sfruttamento degli esterni (c’è abbondanza: basta guardare le convocazioni), spazio ai piedi buoni, se possibile sempre almeno cinque uomini nell’area avversaria e così si spiega la presenza, al fianco di Jorginho, di due «assaltatori» come Cristante e Pellegrini (o Florenzi) nel suo possibile primo undici titolare. Quando poi avrà a disposizione un giocatore più simile ad esempio al David Silva che faceva galleggiare fra le linee nel suo Manchester City, con un semplice avanzamento non sarà difficile modulare questo 4-3-3 in un 4-2-3-1.

Può cambiare anche il fatto che Mancini sia ancora calciatore «dentro». Allenarsi con la squadra per lui non è una novità, semmai lo è vedere a Coverciano un c.t. che si potrebbe confondere con i giocatori, per quello che fa in allenamento. La necessità si mescola con il piacere: così insegna meglio quello che chiede, e si diverte. Di sicuro è stata una novità sentir dire a un c.t.: «Conosco le esigenze dei giocatori: fanno già tante partite, dovrò tenerne conto». Poter eliminare a priori l’eventualità di un conflitto Nazionale-club. Quello che ha condizionato il rapporto di Conte (molto di più) e Ventura (meno): «Non chiederò a tutti i costi gli stage – ha detto il c.t. – e se ne faremo, sarà per vedere qualche giovane in più».

Ecco, i giovani. Una risorsa su cui Mancini punterà «perché dobbiamo cercare di vincere il prima possibile, ma anche pensare un po’ più a lunga scadenza, fino al Mondiale 2020». Per questo il c.t. considera l’Under 21 non solo un serbatoio, ma anche un pianeta con cui cercare una simbiosi. Di Biagio più volte ha sottolineato la necessità di una collaborazione globale fra tutte le nazionali giovanili e la maggiore, che ha la priorità assoluta. Mancini ha parlato di rosa larga, un gruppo che gli consenta, quando necessario, «di lasciare qualcuno a casa a riposare, se ne avrà bisogno». Il travaso di forze è già iniziato: Caldara, Romagnoli, Bernardeschi, Rugani, lo stesso Conti. Ma sono entrati stabilmente dalla porta principale anche Donnarumma, Pellegrini e Chiesa, che pure sarebbero ancora in età Under. Come Mandragora, convocato invece per la prima volta da Mancini.

Di questa forte connessione fra i due gruppi sono state già gettate le basi in vari colloqui fra Mancini e Di Biagio. E la rosa larga di cui ha parlato il c.t. potrebbe vivere anche di ulteriori innesti dall’Under 21: Meret, Bastoni, Locatelli se ritroverà certi standard di rendimento. Anche se almeno per un anno la nostra seconda Nazionale sarà importante quasi quanto la prima, perché attraverso un grande Europeo dovrà provare a riportarci all’Olimpiade. Non a caso con le sue prime convocazioni Mancini ha lasciato a Di Biagio i vari Calabria, Barella — che doveva aggregarsi alla Nazionale maggiore ma ieri ha dovuto arrendersi per un problema muscolare all’adduttore e ha lasciato il ritiro dell’UnderCutrone; non a caso dopo le due amichevoli degli azzurrini qualcuno di loro arriverà a Coverciano.

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Alex / Milano
Ospite
Alex / Milano

Ai Mondiali 2002 l’Italia aveva come attaccanti Vieri, Totti, Del Piero, Inzaghi, Montella e Del Vecchio. I primi 5 avrebbero potuto giocare titolari in qualsiasi altra Nazionale del mondo. Oggi il migliore attaccante italiano (e chi sarebbe poi? Immobile? Belotti?) potrebbe fare il titolare solo in squadre tipo Belgio, Grecia e Portogallo. Il declino del calcio italiano è evidente.

Gabri78
Tifoso
gabri78

Ci saranno anche talenti fra i nomi citati, ma se si guardano le convocazioni per l’imminente mondiale russo delle nazionali con cui l’Italia dovrebbe giocarsela si capisce come mai i nostri se lo vedranno in tv seduti sul divano. Cominciare a Italianizzare le rose delle squadre sarebbe già un bel passo nella giusta direzione.

anguilla
Ospite
anguilla

spero nn si raffronti molto con Di Biagio……..un perdente!!!! SFV

violadasempre
Ospite
violadasempre

Indoe gli sarebbero i “talenti” in Italia?
Il pezzo meglio è Insigne ….

Aliush
Ospite
Aliush

Infatti è quello il problema. L’Italia offre qualche buon giocatore (e neanche tanti in verità) ma nessuno di veramente eccezionale.

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