Ma questo salto di qualità…come si fa?

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Se il ‘capire dove si vuole arrivare’ non è uscito certo per la prima volta dalla bocca del tecnico viola Vincenzo Montella, a questo giro il tutto è stato accompagnato da un ‘c’è bisogno di risorse in più’ che lascia poco spazio a contro analisi. In due anni e mezzo questa squadra è arrivata dove non era mai arrivata con i Della Valle: a giocarsi una finale. E’ andata a vincere dove non vinceva da anni come a San Siro e all’Olimpico riscrivendo la sua storia. Ha vinto allo Juventus Stadium dove non vincevano italiane da due anni, ed è ancora in corsa per il terzo posto. Tutto molto bello, ma toccando il toccabile ed anche di più c’è ancora il rischio che alla fine in bacheca non arrivi nulla pure quest’anno. Le basi intanto sono state gettate, comunque vada a finire questa stagione è stata fino al momento a dir poco esaltante, soprattutto nella sua seconda metà. Ma in chiave futura, e la settimana di sosta ha distolto l’attenzione dalle questioni di campo, il leitmotiv è sempre lo stesso: fare il salto di qualità. Già, ma come farlo?

1-Vincere qualcosa Una finale di Coppa Italia l’anno scorso ed una semifinale di Coppa Uefa contro il Rangers nell’era Prandelli in 12 anni sono troppo poco per chi ambisce a stare ai vertici del calcio italiano ed entrare stabilmente nell’elite del calcio europeo. Serve un trofeo, che sia Coppa Italia o Europa League va bene lo stesso. I Della Valle vogliono alzare una coppa. Se fosse quella di Varsavia ancora meglio perché entrerebbero più soldi, ci sarebbe ancora maggior visibilità, e l’appeal del marchio Fiorentina crescerebbe ancora. Quest’anno è andato nelle coppe fin qui tutto molto bene, ora c’è da capitalizzare.

2- Rischiare un pizzico in più A chi pensa che Felipe Anderson sia stato pagato due lire c’è da ricordare che la Lazio lo ha pagato 7,5 milioni di euro. Ljajic e Jovetic sono stati pagati 6,5 e 8,5 milioni. Quando si crede davvero in un profilo si può anche rischiare qualcosina in più. Vedi alle voce Fernando.

3- Lavorare sul futuro L’ultima operazione, quella Hagi, ne è l’esempio. Da Bitunjac a Dabro, passando per Bagadur, in attesa di capire che ne sarà di Rebic, con i vari Gondo, Minelli, Bangu e Capezzi che a livello giovanile ma non solo fanno pensare ad un roseo futuro. Come è stato, ad esempio, per Babacar e Bernardeschi. In regime di fair play finanziario avere giovani propri e forti è fondamentale.

4-Cedere ad alcune richieste Gli equilibri di spogliatoio a volte sono tutto. Ma non si può perdere un portiere come Neto o rischiare di perdere un talento come Bernardeschi, per non parlare di Babacar per questioni d’ingaggio. In fondo anche Cecchi Gori ogni estate ritoccava lo stipendio di Batistuta. Con raziocinio, ovviamente, ma il discorso di società di calcio come azienda non può avere la stessa rigidità di una fabbrica.

 

5- Meglio pochi ma buoni, ed in sintonia  Nell’ottica del punto precedente è meglio andare a fare mercato con l’idea di prenderne pochi ma buoni. Altrimenti ti ritrovi la rosa troppo ampia con elementi che guadagnano cifre non consone. El Hamdaoui, Rosi, Lazzari per rimanere a quest’anno. Il problema monte ingaggi c’è perché una squadra come la Fiorentina deve razionalizzare al meglio le spese, finché il salto di qualità definitivo non verrà davvero fatto. Altrimenti si corre il rischio di finire nel tunnel del Milan, prigioniero di lauti compensi per giocatori che non rendono ma che non riesci a piazzare perché guadagnano troppo. Che l’ultimo mercato di Gennaio sia stato decisamente diverso agli altri degli anni passati lo si capisce in maniera intuitiva. E non è un caso se fin da subito sono stati schierati i nuovi arrivi. Montella è stato chiaro nelle richieste ed è stato accontentato. Con questa nuova sintonia ritrovata dovrà essere portato avanti anche il lavoro estivo prossimo.

 

 

Vincere qualcosa. Il passo più importante sembra intanto essere questo. Con un occhio alla qualificazione in Champions perché un altro anno con 60 milioni di euro di monte ingaggi senza gli introiti della massima coppa europea sarebbero difficili da razionalizzare. Da questo finale di stagione passerà il futuro di Firenze e della Fiorentina. Il salto di qualità è a portata di mano e passa, quest’anno quanto mai, dai risultati. Quando questo salto sarà stato fatto il futuro non potrà che essere viola. Ed il tutto è meno chimera di quanto si possa pensare.