Marcolin a Fi.it: “Assenze Gomez e Rossi pesano 12-15 punti. Firenze e Mihajlovic…”

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A Firenze è stato l’allenatore in seconda di Sinisa Mihajlovic. Conclusa l’avventura fiorentina, ha deciso di prendere la sua strada e adesso, che è momentaneamente senza panchina, segue con attenzione le vicissitudini del calcio italiano. Stiamo parlando di Dario Marcolin, che Fiorentina.it ha intervistato in esclusiva per chiedergli un parere su quanto fatto negli ultimi due campionati dalla Fiorentina di Montella. E non solo.

Marcolin, come l’ha vista Fiorentina nell’ultimo periodo?

«Direi bene, considerando che non ha praticamente mai giocato con la sua coppia di attaccanti. Mi chiedo solo cosa poteva diventare questo quarto posto con quei due in campo. L’assenza di Gomez e Rossi è stata per la Fiorentina una defezione del 70%. Provate a pensare al Napoli senza Higuain o alla Juve senza Tevez o Llorente…».

Quindi le sono mancati ‘solamente’ Gomez e Rossi, secondo lei, per poter puntare al 3° posto?

«Si. Solo questo, niente di più. La Fiorentina ha un impianto di gioco, una tipologia di gioco e anche una solidità difensiva ormai assodate. In più un allenatore ormai consolidato. È ovvio che se a questo pacchetto così importante vengono a mancare i finalizzatori, è possibile incontrare alla lunga delle difficoltà. L’assenza prolungata di una coppia come quella formata da Pepito e Gomez ha fatto si che alla squadra, oggi, manchino 12-15 punti… ».

Cos’è mancato principalmente a Mihajlovic nell’esperienza fiorentina che oggi, invece, ha Montella…?

«La domanda è semplice. Quando siamo arrivati noi a Firenze, abbiamo trovato un gruppo alla fine del suo ciclo. Infatti molti giocatori, nel corso della stagione o l’anno successivo, sono andati via. Diciamo che Mihajlovic è stato il traghettatore dall’era Prandelli al nuovo corso targato Pradè-Montella. La differenza sostanziale è questa. Poi c’è da dire che la Fiorentina è cresciuta, sono stati fatti degli investimenti che hanno ricostruito non solo la squadra, ma anche l’entusiasmo di un ambiente. I Della Valle hanno deciso, in sintesi, di dare una sterzata positiva e di ripartire con un nuovo ciclo».

Se avesse dovuto scegliere un uomo di questa Fiorentina da inserire nella vostra squadra, chi avrebbe scelto?

«Anche se ha giocato poco a causa dell’infortunio che lo ha colpito, dico Pepito Rossi. Per un allenatore è fondamentale avere un uomo come lui che sia in grado di buttarla dentro in qualsiasi momento e in qualunque modo. Non che Gilardino non fosse un goleador, anzi, ma Rossi è un valore aggiunto per qualsiasi squadra. È uno che segna da fuori area, da dentro, è imprevedibile».

Invece c’era un elemento del vostro gruppo che avrebbe potuto far comodo oggi a Montella?

«Direi Jovetic. Vedere all’opera il miglior Jo-Jo al fianco di Pepito e Gomez sarebbe stato tanta roba. Un bel trio offensivo…».

Si può dire che, ad oggi, il tecnico viola sia stato quello che è riuscito a sfruttare al meglio le caratteristiche e le qualità di Ljajic?

«Parto col dire che Ljajic è un giocatore che ha delle potenzialità veramente importanti. Ed è vero che l’allenatore che più di tutti è stato capace di esaltarle queste qualità è stato proprio Montella nella passata stagione. Il tecnico viola è entrato nella psicologia di Adem, gli ha trovato il ruolo giusto e ha esaltato le sue caratteristiche. C’è anche da dire che la Fiorentina, l’anno scorso, aveva meno alternative per la fase offensiva, rispetto a quelle che ha Garcia quest’anno a Roma. Quindi non me la sento di dire che Ljajic non stia facendo bene in giallorosso. Ma di certo mi sento di dire che, ad oggi, è proprio con Montella che abbiamo visto il miglior Ljajic».

Quali sono state le mosse vincenti di Montella, secondo lei?

«Innanzi tutto l’aver costruito una Fiorentina che avesse tra le sue caratteristiche l’elasticità di passare da un modulo all’altro, anche nella stessa partita. Merito del lavoro di Montella, non ci sono dubbi. Poi un’altra mossa vincente è stata quella di aver dato una mentalità alla squadra, tale da entrare in campo e giocare sia in casa che in trasferta nella stessa maniera. Cioè sempre nella metà campo avversaria. È come se per la Fiorentina non ci fossero partite in casa o fuori casa, ma solo partite da vincere».

Secondo lei, nella Samp, Mihajlovic sta facendo vedere realmente il suo valore di tecnico?

«Lo ha fatto vedere anche a Catania, quando la squadra, nel girone di ritorno, ha mantenuto un andamento Champions. E adesso alla Samp ha ritrovato i presupposti per fare bene anche a Genova. Sono molto contento per lui. Lo ripeto, a Firenze ha solo avuto il demerito di essere arrivato in un momento difficile e di essere più un traghettatore che altro».

Mihajlovic e Montella: in cosa sono diversi e in cosa si assomigliano, secondo lei?

«Si assomigliano perché giocano tutti e due sempre per vincere, per cercare di offrire un gioco offensivo e d’attacco. E poi sono due grandi lavoratori sul campo. Mentre sono molto diversi caratterialmente. Montella è più pacato, più tranquillo. Sinisa è più un uomo di personalità, di polso, di grinta. Quando si arrabbia Mihajlovic si vede…».

Lei ha giocato anche a Napoli, oltre ad aver militato in Sampdoria e Lazio: chi vincerà la Coppa Italia?

«Sarà una partita difficile perché secca. Certo, il Napoli visto contro la Juve fa paura. Ma non vedo favorite. Dico 50% di possibilità per uno, anche perché s’incontrano la terza e la quarta forza del campionato».

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it