Mario Mazzoni: “Così lanciai Caso, Antognoni e Roggi”

di Simone Nozzoli - Viola Week La Nazione

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mario mazzoni

Per tutti i giovani che ha allenato è stato un maestro di calcio, per alcuni di loro quasi un padre. Un po’ burbero, uno di quei babbi che evitano complimenti e smancerie, ma sui quali i figli sanno di poter contare. E che ti aiutano a crescere perché sanno come prenderti. Mario Mazzoni è stato una colonna della Fiorentina: dal 1965 al 1970, voluto dal responsabile del settore giovanile Egisto Pandolfini, ha allenato le formazioni Juniores e Primavera; è diventato vice e poi allenatore della prima squadra fino al 1978.

DAL 1990 al 2002 è tornato come responsabile tecnico del settore giovanile della gestione Mario e Vittorio Cecchi Gori. Nell’intermezzo della sua storia in viola Mazzoni ha creato la Florentia, la prima scuola calcio in Italia che formava ragazzi fino a 14 anni.
Ha allenato, valorizzato e scoperto migliaia di giovani. Molti dei suoi ragazzi sono diventati calciatori importanti e hanno debuttato giovanissimi in A con la Fiorentina.

Come si fa a capire che un giovane è pronto?
“Conoscevo tutti i ragazzi perché li avevo allenati in Primavera, alcuni anche da Juniores. Educazione, rispetto e conoscenza tecnica erano le basi del mio rapporto. E sapevo che non tutti erano uguali, non potevo trattarli allo stesso modo e dovevo cercare di tirare fuori il meglio da ciascuno. Il carattere, la determinazione erano gli indicatori che mi facevano capire che era arrivato il momento giusto”.

La Fiorentina all’epoca aveva il miglior settore giovanile d’Italia. Liedholm nel giro di un mese, fra ottobre e novembre 1972, fece esordire tre diciottenni: Antognoni, Caso e Roggi.
“Il settore giovanile ha un senso solo se crea giocatori per la prima squadra e la Fiorentina è riuscita per tanti anni in questa impresa. Gli allenatori si fidavano di me, Liedholm in particolare. Solo con lui sono andato in panchina poi smisi dopo un litigio per colpa di Perego. Lui lo faceva giocare e io mi arrabbiavo perché per me toglieva il posto ad altri più in forma. Scherzava spesso e il sabato mi chiedeva: Mario, domani chi fai giocare? Fu lui a far esordire anche Orlandini. Io lo avevo avuto in Primavera poi era stato mandato in C e stava per essere di nuovo dato in prestito. A Liedholm spiegai che c’era un ragazzo che poteva stare nel nostro gruppo e Nils mi chiese di organizzare una partita per vederlo. Hai ragione Mario, mi disse, Orlandini resta con la prima squadra”.

Chi è il giocatore al quale si sente più legato?
“Andrea Orlandini è stato come un figlio. In Primavera per stimolarlo gli dicevo: ‘Attento Birillo (il suo soprannome, ndr), la prossima partita ti tocca un avversario fortissimo. Lui giocava alla grande e a fine gara mi diceva: ‘Come si chiamava quello forte che dovevo marcare?’. Una volta giocammo contro la Juventus e lui annullò il suo avversario, temutissimo. Tornò negli spogliatoi con il pallone in mano e mi disse: ‘Mister, glielo porti a far vedere perché non l’ha mai toccato’. Ho un grande rapporto anche con Merlo: lo chiamo il mio bambino. E pure Guerini ed Ennio Pellegrini sono molto legati a me”.

Qual è la formazione della Fiorentina dei suoi ragazzi?
“Mattolini, Ghedin, Tendi, Orlandini, Berni, Pellegrini, Caso, Passalacqua, Macchi, Esposito, Sella. Vorrei ricordare anche due difensori come Parlanti e Prestanti e un attaccante come Piccinetti. Ma il più forte giovane da me allenato era Bruno Virga, un attaccante con un sinistro perfetto. Purtroppo non ha avuto la testa giusta per emergere”.

Lei ha avuto anche il merito di vincere una Coppa Italia nel 1974-75. Nereo Rocco se n’era andato appena finito il campionato e quella sera, allo stadio Olimpico di Roma, l’allenatore della Fiorentina era Mazzoni.
“Rocco voleva lasciare Firenze già prima di una partita casalinga contro l’Ascoli, ma lo convinsi a rimanere. Non sono stato io a vincere la coppa Italia, quella coppa l’hanno vinta i ragazzi battendo 3-2 il Milan. Non ho alcun merito”.

Per Mazzoni la Fiorentina è stata gioia, passione, ma anche tanta sofferenza. Trovatosi suo malgrado nel ruolo di allenatore, alla fine del mese più lungo e brutto della sua vita, ha abbandonato la panchina viola per non rischiare di morire. Era il campionato 1977-78, salvezza all’ultima giornata. Mazzoni era il vice di Mazzone.
“Ero allo stadio a vedere Fiorentina-Lazio, sembrava una partita da 0-0. Poi a tre minuti dalla fine perdemmo con un rigore di Giordano. Tornai a casa e la sera, alla tv, Domenica Sprint annunciò l’esonero di Mazzone. La Fiorentina, dissero, è stata affidata a Mario Mazzoni. Ero a cena con la mia famiglia, caddi dalle nuvole. Nessuno mi aveva avvertito e non volevo accettare, passai tutta la notte con il presidente Melloni che cercava di convincermi, ma non ne volevo sapere. Il giorno dopo accettai solo con la promessa che avrebbero trovato presto un altro allenatore”. Da allenatore Mazzoni ritrovò molti ragazzi avuti nelle giovanili.

La prima partita contro il Napoli, il 31 dicembre 1977.
“C’era stata una settimana di sosta. Il venerdì prima della gara aprii il giornale e lessi un titolo su Di Marzio, l’allenatore del Napoli: ‘Andiamo a Firenze per conquistarla!’. Io ritagliai il giornale e lo appesi nello spogliatoio perché lo leggessero tutti i giocatori e si caricassero ancora di più. Vincemmo con una rete di Galdiolo”.

Proprio Galdiolo, il difensore grande e grosso che Mazzoni aveva crescere con allenamenti mirati.
“Era arrivato dall’Almas Roma nel 1970, tutte le mattine lo prendevo e lo allenavo da solo al campo militare. In quel periodo la Nazionale di Valcareggi fece una partita con una nostra formazione mista nella quale inserii anche Galdiolo. Marcò Prati e non gli fece toccare palla”.

La prima partita del 1978 fu una sconfitta per 1-0 a Torino con rete di Pulici, poi arrivò la vittoria per 3-0 sul Pescara con l’esordio di Ezio Sella.
“Chi sei tu che non ti vedo neanche nella foto della squadra di inizio stagione? – fu l’approccio di Mazzoni-. Era veloce, brillante. Prendo da parte Tendi e gli dico: ‘Ora facciamo la partitella, guarda come ti sembra. Marcalo duro, come sai fare te’. Alessio non lo prese mai, decisi di fare debuttare Sella”. Che segnò e la Fiorentina vinse 3-0.

Ma la vita di Mazzoni era cambiata. In peggio.
“Arrivavo al giovedì e mi andava via la voce, mi si annebbiava la vista. Non dormivo più, era uno stress troppo grande per me, avevo quasi 47 anni, ho temuto l’infarto. Avevo paura che la Fiorentina retrocedesse in B e non volevo contribuire proprio io a questa sciagura”.
A Genova la squadra perse 2-1 con un rigore concesso da Lo Bello junior.
“Gliene dissi di tutti i colori, speravo che mi avrebbero squalificato, così non sarei andato in panchina e invece non scrisse niente”.

L’agonia proseguì a Milano: 5-1 contro i rossoneri, il 29 gennaio 1978.
“Diedi le dimissioni irrevocabili, la sera mi telefonò Chiappella, che subentrava al mio posto. Non andai più né in sede né allo stadi”. Nel suo secondo periodo in viola, dal 1990 al 2002, Mazzoni ha scoperto Amoroso, Zanetti e Tavano. Oggi, 85enne, collabora con l’Isolotto e segue con ansia la Fiorentina. “Quando soffro troppo, vado a vedere un programma all’altra tv che ho in casa e dico a mia moglie: non dirmi niente…”.

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F a n t a s t i c o Mazzoni!
Ero un bimbetto a lido di camaiore quando mi fece un autografo… Bei tempi…. Ma Fiore debolissima…
Ragazzi vi immaginate se tutti i nostri che vanno in campo oggi avessero questa passione per la maglia?
Via gente come Badelj! Deve solo servire per fare cassa!

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