Meglio tardi che mai. E ora cultura, ambizione e risultati

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Dignità, dovere, divertimento da una parte, cultura ed ambizione dall’altra. Parole e concetti simbolo di due realtà, quella dellavalliana da una parte con le sue tre d marchio di fabbrica made in Casette d’Ete e quella sousiana dall’altra, mai così vicine. Il lungo tormentone che ha accompagnato, e per molti anche causato, il lento ma inesorabile declino della Fiorentina versione 2016, è finalmente terminato. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Giusto in tempo per non accumulare ulteriore ritardo in due parole tanto care al nuovo corso della società viola: programmazione ed empatia. Curioso come a dirle sia sempre, o quasi, stato chi come Daniele Pradè è stato in bilico fino all’ultimo. Ma per la conferma ufficiale o meno del direttore sportivo ancora non è arrivato il tempo opportuno per dirla alla Mario Cognigni. Sarà lui il nuovo referente totale delle vicende viola, che piaccia o meno a critica e tifoseria. Intanto si riparte da Sousa, ma soprattutto con Sousa. Perché la Fiorentina è sempre stata convinta di ripartire da lui. Mancava solo il ripartire con lui, dove il con sta per con convinzione, stimoli, voglia e ambizione. Tutto ciò  che era mancato, o per lo meno non era certo trasparso dalle recenti conferenze stampa.

Dignità, dovere e divertimento ce le metterà ancora una volta la famiglia Della Valle. Il resto proverà a metterlo in pratica Sousa. Ripartendo da dove qualcuno ha sbagliato, lui in primis, con la volontà di fare tesoro da quanto è andato storto in questo 2016. Cercando di rafforzare quei due concetti a lui tanto cari come cultura e ambizione. Tra il voler vincere la Champions e portare in alto la Fiorentina certo può correrci qualche fiume sotto i ponti, ma anche nel calcio moderno c’è ancora spazio per i sogni. Quantomeno per provare a far di tutto affinché essi si avverino. Cultura e voglia di affermarsi, con tanta fame. La stessa che ad inizio anno ha portato la Fiorentina a comandare la classifica di Serie A per quasi un girone. E che poi è parzialmente venuta meno spalancando le porte alla crisi nella quale è piombata inesorabilmente la squadra viola.

Cultura, ambizione e risultati. Capire laddove tutti hanno sbagliato sarà il primo passo per migliorarsi. Nessuno è esente da colpe. Per raggiungere i risultati sperati servirà unione, unità, e vera empatia. Dove il vera è l’esatto opposto di quanto più volte accaduto in fase di mercato, comunicazione e gestione di varie situazioni. Servirà una presenza più forte da parte della società che non lasci solo al suo destino Sousa nel momento del bisogno, che sia meno permalosa dopo uno striscione, e più unita nelle scelte. Servirà un allenatore cresciuto rispetto a questa stagione. Servirà un gruppo che segua al 100% il suo allenatore e che l’allenatore stesso venga costantemente legittimato agli occhi del gruppo stesso. Ed il fatto che anche il comparto societario abbia fatto mea culpa senza scaricare ogni colpa sul tecnico. 

Una vicenda dalla quale imparare, quella accaduta quest’anno. Tutti. Ma lo si era detto anche in passato. L’unica cosa da fare è sperare che accada davvero stavolta. Anche sotto questo aspetto sarebbe meglio tardi che mai. Intanto c’è da conquistare matematicamente l’Europa. Il primo tassello per la costruzione del futuro viola passa da Fiorentina-Palermo

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it

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