Miccichè presidente della Lega Serie A: “Al top se saremo uniti”

Di Marco Iaria - la Gazzetta dello Sport

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Come riporta la Gazzetta dello Sport, più che una votazione, un’acclamazione. Gaetano Miccichè è stato eletto presidente della Lega Serie A all’unanimità dai 20 club del massimo campionato: all’atto dell’investitura ufficiale è anche partito l’applauso, dopodiché il diretto interessato ha fatto il suo ingresso in scena nell’assemblea e ha stretto la mano, uno a uno, agli «azionisti» di via Rosellini. Un clima che dà il senso della svolta politica. Alla fine dello scorso quadriennio olimpico la componente che fa da traino economico al movimento calcistico italiano non era riuscita a rinnovare le cariche: il 27 marzo 2017 i suoi organi, a cominciare dal presidente Maurizio Beretta, sono stati dichiarati decaduti e, dopo la breve reggenza di Simonelli, il 21 aprile è cominciata la lunga stagione del commissariamento.

Prima Carlo Tavecchio, poi Giovanni Malagò, nominato a inizio febbraio nell’ambito di un intervento a tutto campo del Coni, conseguente alla crisi del post Italia-Svezia e alla fumata nera delle elezioni federali, con Roberto Fabbricini commissario della Figc. Proprio il n.1 del Coni è riuscito a mettere d’accordo i litigiosi presidenti di Serie A suggerendo qualche settimana fa il nome di Miccichè.

Profilo elevato, personalità super partes, una lunga carriera da banchiere, la regia di ristrutturazioni aziendali importanti (da Fiat a Impregilo). L’attuale presidente di Banca Imi (gruppo Intesa San Paolo), peraltro in rapporti personali con diversi presidenti-imprenditori di A, non poteva non mettere d’accordo gli associati di Lega. Nessuna sorpresa ieri. Lo stesso Miccichè aveva posto come condizione un’adesione unanime alla sua candidatura. «Ringrazio il mio amico Malagò e tutte le società. Venti giorni fa non avrei mai pensato di diventare presidente della Lega. Posso portare un contributo di serietà, di coinvolgimento di tutti gli attori sociali, non solo i club ma anche gli stakeholder come i tifosi. L’obiettivo è fare in modo che questo mondo del calcio diventi una realtà sempre più grande in cui si possano perseguire gli interessi di tutti», sono state le prime parole di Miccichè da neo presidente. Un banchiere, un manager ma anche un uomo di sport, ha tenuto a sottolineare Malagò. «Da ragazzo – ha detto Miccichè – tifavo per il Milan, ma ora il mio cuore è ipercolorizzato. Ho seguito con grande passione l’Olimpiade invernale». Proprio in quei giorni, tra Milano e Corea, si sono intensificati i contatti tra Miccichè e il commissario di Lega, ideatore dell’operazione. Ora bisogna completare la governance con la nomina dell’amministratore delegato e dei consiglieri. Malagò si è dato ancora due mesi di tempo: «Chiuderò il mio mandato al massimo entro 90 giorni, ma auspico in due mesi». Difficilmente la partita si chiuderà nella prossima assemblea, in programma il 27 a Roma per incontrare il capo della Polizia Gabrielli.

Secondo presidente della Lega Serie A nata nel 2010 dalla scissione con la B, quattordicesimo contando i numeri 1 (a parte i cinque commissari e i mandati-bis) che si sono succeduti dalla fondazione della Lega Nazionale nel 1946, il 67enne palermitano manterrà le cariche di presidente di Banca Imi e consigliere di Rcs e rivestirà un ruolo politico-istituzionale in via Rosellini, complementare a quello dell’a.d. Deve aspettare il completamento del consiglio di Lega per entrare in carica. Ma già si proietta al futuro. «Con l’aiuto di Coni, Figc e del consiglio di Lega creeremo condizioni normali, in cui la corporate governance aiuterà a raggiungere gli obiettivi. Nei cda raramente si vota, si trova l’accordo ragionando. Il calcio italiano è il migliore al mondo. La Spagna ha grandi campioni, Inghilterra e Germania grandi squadre, ma in Italia abbiamo qualcosa di unico, grandi squadre e grandi città: Napoli, Bari, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino, Genova, Venezia, con chiese, musei e ristoranti. Mettendo a fattore comune questi fattori possiamo giocarcela».

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Paolo Bra
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Paolo Bra

Bari????? Capisco il riferimento a Venezia: grandissima cittá anche se senza squadra. Ma Bari che c’entra? Altro amico del gruppo Matarrese?

Biliapolis
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biliapolis

Lasciamo perdere, hanno piazzato il solito politico, già pieno di cariche, avrebbero dovuto metterci un uomo di calcio, o albertini o tommasi, invece non cambierà niente come al solito,. e il nostro calcio andrà sempre più giù.
Meglio distaccarsi da questo mondo, sempre più pieno di brutti CEFFI.

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