Montella: “A Firenze sto bene. Ringrazio i Della Valle..”

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    Della Valle e MontellaLunga intervista questa mattina sulle colonne de IL Tempo a Vincezo Montella da parte della sua ex presidente, Rosella Sensi. Tanti gli argomenti trattati: dal suo passato giallorosso alla Fiorentina di oggi ai Della Valle…

    Vincenzo Montella grande attaccante è stato campione d’Italia con la Roma e con la stessa squadra ha vinto una super coppa. Ha giocato anche in nazionale. Ha iniziato la sua carriera come allenatore con i giovanissimi della Roma e in un momento di difficoltà fu chiamato dalla dirigenza ad assumere il ruolo di allenatore della prima squadra. Ha proseguito la sua carriera con il Catania e attualmente e da due anni è l’allenatore della Fiorentina.

    Questa Fiorentina è diventata una certezza del campionato, è quarta in classifica nonostante i numerosi infortuni di giocatori fondamentali come Gomez e Rossi i due attaccanti titolari della tua squadra. Quanto di tuo, soprattutto come ex attaccante, vedi nel gioco dei ragazzi?
    «Sicuramente il merito dei buoni risultati è da condividere con la squadra e con il mio staff. Il nostro modo di giocare non potrebbe essere messo in pratica senza calciatori con delle particolari caratteristiche tecniche, e quindi non posso non ringraziare la famiglia Della Valle e i dirigenti che mi hanno dato la possibilità di avere una rosa competitiva e adatta a un gioco tecnico e offensivo. Proprio la ricerca del gioco e l’idea che per vincere sia decisivo fare un gol è probabilmente la cosa che maggiormente mi porto dietro dalla mia carriera di calciatore».

    La sua è l’unica squadra che è riuscita a battere la Juventus. Come ha fatto?
    «Hanno contribuito numerosi fattori, una squadra come la Juve non si batte se tutto non gira come deve. Siamo stati sicuramente bravi a colpirli nel momento in cui erano maggiormente in difficoltà. Siamo stati cinici e questo ha fatto la differenza».

    Da grandissimo giocatore ad allenatore, come e se è cambiato Vincenzo Montella?
    «Naturalmente cambia tutto, aumentano le responsabilità e cambia l’approccio alle varie problematiche quotidiane».

    Qual è il modulo che preferisce? Riesce ad applicarlo in ogni partita o lo modifica rispetto alla squadra che incontra?
    «Se ci fosse un modulo vincente, credo che tutti gli allenatori lo applicherebbero. Io non credo molto negli schemi, ma ritengo che tutto dipenda dal tipo di calciatori che si hanno all’interno di una rosa. E naturalmente dal tipo di avversario che si affronta».

    Siete finalisti di Coppa Italia, la partita si giocherà all’Olimpico, stadio che conosce bene per aver ottenuto importanti successi. Quanta emozione ci sarà?
    «L’Olimpico è uno stadio importante per me, lì ho vinto uno scudetto e vinto una super coppa oltre ad aver giocato per 10 anni e questo non lo scorderò mai, però in una finale in particolar modo, è necessario mantenere la concentrazione al massimo e cercare di non lasciare spazio alle emozioni».

    Giocare in finale con il Napoli, che è la sua città, rispetto alla Roma può essere un vantaggio?
    «È molto difficile dire adesso se è un vantaggio o no, bisognerà vedere in che stato di salute, anche psicologica, saranno le due squadre a maggio».

    Mentre era allenatore dei ragazzi, ha seguito un master in Management sportivo, quanto le è stato utile per proseguire la sua professione?
    «Io credo che studiare aiuti sempre. Lo studio allarga la mente e il proprio modo di approcciarsi ai vari problemi, non solo di natura “calcistica”. Studiare management sportivo, inoltre, mi ha aiutato a comprendere certi aspetti del nostro mondo che non conoscevo o conoscevo poco e di approfondire comunicazione e psicologia».

    Ricordo ancora il momento del suo ingresso come allenatore in serie A: la Roma attraversava delle difficoltà e la chiamai nella stanza del Presidente per proporle di fare il salto dai giovanissimi alla prima squadra. Si trattava di allenare i suoi compagni di un tempo, una responsabilità molto seria. Mi colpì la sua reazione, sembrava di parlare con un tecnico già affermato e sicuro di se, come se quella chiamata improvvisa fosse la cosa più normale per un predestinato al successo. Pradè e Conti ne sono testimoni. Ricordi?
    «Ricordo ogni istante di quel momento: la mia mente era attraversata dal pensiero “se persone che mi conoscono e mi valutano pensano che io sia in grado di avere una responsabilità del genere è perché sono in grado di avere una responsabilità del genere”».

    È stato vice campione d’Italia con i giovanissimi, oggi affronta una finale importante sempre in una città a lei cara come Roma. Dopo pochi anni da allenatore sempre traguardi importanti a chi da il merito?
    «Ma sono davvero tante le persone grazie alle quali oggi sono qui ad allenare una squadra che nella scorsa stagione ha ottenuto degli ottimi risultati e che, anche in questa stagione, sta lottando per obiettivi importanti. A fare nomi si rischia sempre di dimenticare qualcuno. Sicuramente la Roma è stata importantissima, ma anche il Catania e la Famiglia Della Valle avranno sempre la mia gratitudine».

    La sua storia con la Roma riprenderà un giorno?
    «A Firenze sto bene, abbiamo rinnovato da poco il contratto e per adesso la Fiorentina è il mio unico pensiero. Ho sempre detto che un giorno mi piacerebbe avere l’opportunità di allenare all’estero, ma nel calcio poi può succedere di tutto, magari un giorno, chissà…».