Neto: “Noi siamo umili. Rossi è il più pericoloso. Su Pirlo..”

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    neto savic diakitè gabbiadini sampdoriaLunga intervista questa mattina su La Nazione al portiere della Fiorentina Norberto Neto.

    Norberto Murara Neto, il portiere brasiliano della Fiorentina, sogna il Mondiale nel suo Paese; prima vorrebbe entrare nella storia della società vincendo la coppa Italia. Non cerca rivincite per la diffidenza di inizio anno perché è orgoglioso di aver fatto cambiare idea a chi aveva dubbi sulle sue qualità.
    E’ diventato il numero 1 nella Fiorentina, ma tra venti giorni ci sono le pre-convocazioni del Brasile per il mondiale, cosa si aspetta?
    «A essere sincero, proprio niente. Perchè fino ad oggi non ho parlato con nessuno e se tra 20 giorni c’è la lista, difficilmente ci sarò. Ma sono tranquillo, sto cercando di fare il meglio ogni giorno. Poi se magari l’allenatore mi darà questa possibilità sarò il primo a essere felice».
    Le sembra giusto che Julio Cesar rischi di fare il titolare, pur non avendo praticamente mai giocato e che lei possa rimanere fuori dopo una stagione così?
    «E’ dura fare una valutazione del genere. Deve essere l’allenatore a scegliere chi gli piace di più».
    Non sia così diplomatico, un po’ di giramento di scatole lo deve pur avere…
    «A me piacerebbe giocare i mondiali, sarebbe un sogno per il campionato e per tutti i sacrifici che ho fatto. Ma non avendo mai avuto la possibilità di lavorare insieme all’allenatore diventa difficile capire e giudicare le sue scelte. E poi, come detto, non sono io che decido».
    Veniamo alla Fiorentina. Come ci si sente a essere passato dall’incertezza estiva, alla certezza di primavera?
    «Le incertezze sono rimaste a tutti quelli che stanno fuori al cancello (quello del centro sportivo, dove è stata realizzata l’intervista, ndr). Io ho sempre avuto fiducia in me stesso e non è mai mancata la certezza delle mie qualità. Non ho mai dubitato di quello che avrei potuto fare ed è stato questo che mi ha portato qui. Ho sempre lavorato con determinazione, curando i particolari e sono sempre uscito dal campo stando bene con me stesso, sapendo di aver fatto il massino. E’ la cosa più importante».
    E come è riuscito a superare i momenti difficili, la diffidenza nei suoi confronti in avvio di stagione?
    «Sono fortunato ad avere accanto a me persone che mi aiutano. Parlo della mia famiglia, della mia ragazza e degli amici che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno anche quando magari l’autostima un po’ vacillava. Sono stati importanti e lo sono tutt’ora con questa carica sempre positiva. Poi devi essere bravo tu a capire i momenti, a capire come ti senti e, se sei in difficoltà, ad avere la forza di cambiare atteggiamento sin da quando ti svegli la mattina e provare ad avere una visione positiva durante la giornata».
    E’ vero che Gonzalo ha sempre fatto il portiere insieme a lei, cioè lo ha difeso fuori e motivato nello spogliatoio, così come tutta la squadra?
    «Il rapporto che ho con i miei compagni è spettacolare. Sono davvero contento di far parte di questo gruppo e non è una frase di comodo. Sono ragazzi bravi, uniti e molto umili e che sanno dove vogliono arrivare. Hanno sempre visto il lavoro e l’impegno durante la settimana. Hanno sempre visto quanto mi allenavo e probabilmente hanno anche apprezzato le mie qualità e quanto potevo dare alla squadra».
    Potrebbe arrivare Tatarasanu, portiere rumeno. Le crea nuova incertezza o si sente sempre il portiere della Fiorentina di oggi e del futuro?
    «Non mi interessa chi deve arrivare. Mi preoccupo di fare il mio lavoro, poi sarà la società a fare le sue scelte. Il mio ruolo e l’ obiettivo è parare al massimo in ogni allenamento e partita, crescendo ogni giorno. Voglio continuare a fare la mia strada».
    La fiducia dei tifosi è aumentata…
    «Dopo che ho dimostrato il mio tuo valore. Sono veramente contento di essere riuscito a conquistare la fiducia e a cambiare il giudizio di tanti. Non è stato facile e spero di continuare così».
    State parlando di rinnovo con la società?
    «Quello che so è che il mio procuratore è in contatto con i dirigenti viola. Io non voglio portare il fuoco fuori, come si dice in Brasile. Se la Fiorentina ha interesse a prolungare il contratto sono contento e felice di farlo. Qui lavoro bene e sto alla grande con me stesso: ecco perchè non ci sono problemi».
    Si dice che vincere a Firenze dia più gusto e il 3 maggio c’è la finale di coppa Italia.
    «E’ bello sapere che puoi disputare una finale e magari vincere una coppa. Però penso a una partita alla volta e domenica c’è n’è una importante e non possiamo sbagliare: sempre concentrati fino alla finale, dove dovremo provare a vincere per entrare nella storia di questa società».
    A proposito di coppa, quanta rabbia c’è ad essere usciti dall’Europa League contro la Juventus?
    «Ci sono sconfitte e vittorie che rimangono per tutta la carriera. E quella con la Juve mi accompagnerà per sempre, soprattutto per come è nata. Abbiamo fatto un’ottima gara all’andata e siamo usciti per un episodio. Il calcio è così».
    Cosa manca alla Fiorentina per essere al livello dei bianconeri?
    «Non mi piace cercare scuse, ma quest’anno abbiamo inizato bene poi gli infortuni ci hanno penalizzato. Quello che è successo ha indubbiamente influito».
    Non ha mai parlato della punizione di Pirlo, può raccontare la sua versione.
    «Sono sempre molto critico con me stesso, in partita e in allenamento. Detto questo, ha tirato molto bene. Ero un po’ coperto e per cercare di vedere la palla stavo con il corpo un po’ abbassato. Ho visto il pallone solo quando ha superato due uomini e me la sono trovata addosso: se stavo dieci centimetri più alto l’avrei presa. E’ dura però sapere cosa succederà mentre cerchi di veder partire il tiro. Dopo è molto più facile parlare, lo dico anche per me… Mi dispiace tantissimo perchè fa male prendere un gol così. Avrei voluto prendere quel tiro e portare a casa lo 0-0 e il passaggio del turno».
    Qual è stata quest’anno la sua parata più difficile?
    «Me lo chiedono in tanti, ma rimango sempre senza parole perchè sono contento quando riesco ad aiutare la squadra con una buona prestazione e onestamente sono uno che guarda sempre al prossimo intervento, il passato non mi resta molto in testa. Magari quando mi concentro prima della partita ripenso a quanto di buono fatto per trovare motivazioni e fiducia. Dire una parata piuttosto di un’altra non mi riesce».
    L’attaccante che la mette più in difficoltà?
    «Non solo attaccanti, ma anche difensori e centrocampisti (ride, ndr)».
    Diciamo quelli che stanno spesso dalle sue parti?
    «Uno c’è ed è Pepito Rossi. E’ terribile come riesce a mettere la palla all’incrocio dei pali. Gli piace rimanere dopo l’allenamento e fare i tiri: pazzesco».
    Per chiudere, ci racconta la sua preghiera prima della partita?
    «Ho una famiglia molto religiosa. I miei genitori e la mia nonna mi ripetono di chiedere la protezione a Dio e io lo faccio ogni partita. E lo ringrazio per essere lì, in porta, dove magari tante persone vorrebbero essere. Sono fortunato».