Non sarà lo scudetto, ma neanche Gubbio è la dimensione di Firenze

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Chissà se Paulo Sousa da Viseu saprebbe dire, magari indicando con un dito una cartina geografica scarna di nomi, dove si trova esattamente Gubbio. Forse avrà avuto modo di visitarla per l’arte e l’architettura antica, o l’avrà conosciuta nei suoi studi. Ma difficilmente avrà avuto il (dis)piacere di visitare lo stadio Barbetti. Già perché l’anno della C2 e quella nevicata è segno indelebile della recente storia del popolo viola. Una ferita difficilmente rimarginabile, una sorta di girone infernale dantesco al cui pensiero si mischiano sorrisi, lacrime e rabbia. E ad ogni polemica pro e contro Della Valle, lo spettro di Gubbio rispunta come per magia.

Forse lo scudetto non sarà la dimensione di Firenze. Non lo era quando nel calcio non dominava del tutto il dio denaro, le plusvalenze o i procuratori, per quanto la Fiorentina nella classifica perpetua dagli anni 30 ad oggi sia la quinta squadra assoluta per punti fatti e stagioni disputate nella massima serie. Ma neanche Gubbio. Che nella classifica perpetua non è ovviamente menzionato visto che come traguardo massimo ha tre stagioni di Serie B tra gli anni 40 e i giorni nostri. Serie dove per altro è finita per una questione di tempistica visto che poi un anno dopo nacquero lodi e decreti salva squadre, e per vicissitudini del tutto particolari. Eppure, Gubbio, è lì a ricordare come in caso di critiche alla società, alla famiglia Della Valle, o a chi per loro la Fiorentina rischi di tornare a giocare a Gubbio. Come uno fantasma, come un’ombra. Lì, a stroncare sul nascere ogni abbozzo di protesta.

Come se criticare l’operato di qualcuno fosse sinonimo di chiedere di andarsene, come se nessuno d’improvviso volesse riconoscere quanto di buono ha fatto questa proprietà negli ultimi 15 anni. Regolarità nei pagamenti, fair play finanziario, e stare ad alti livelli come la piazza di Firenze richiede non sono sempre concetti conciliabili. Eppure qui c’è chi ci riesce. Garantendo anche alla Fiorentina un piazzamento tra i primi quattro posti costante, con l’eccezione di tre sole stagioni nefaste dove qualche errore è stato commesso. Cosa che non sempre è accaduta. Anzi. Manca il trofeo, mancherà forse la passione, ma solo la follia potrebbe portare ad invocare la cacciata di questa società. Che tanto deve ancora imparare, che tanto meglio potrebbe fare in tantissimi aspetti, ma che comunque riesce a fare di Firenze un’elite del calcio italiano. E per crescere chissà che anche qualche critica e/o protesta non possa essere propedeutica. 

Una cosa è certa, tra poche ore la Fiorentina scende in campo a Bologna. Contro una squadra tosta, che con Donadoni è rinata. Che corre tanto, contro una squadra dal punto di vista fisico un po’ in difficoltà e che vuole allontanare sempre più lo spetto della B che ad inizio anno ha caratterizzato la città rossoblu. Lo sfogatoio che ha caratterizzato web, tv, radio, conferenze stampa, e articoli di giornale è finito. Deve considerarsi finito. Ed in questo caso, la mancata conferenza stampa di Sousa pre-Bologna, vista la squalifica, e la gestione della gara e del post al Dall’Ara affidata al suo vice possono aiutare visto il botta e risposta degli ultimi giorni. I bilanci (non quelli economici), si faranno a fine stagione. Ora pensiamo al campo. Perché tra Bologna ed Inter molto si deciderà della stagione viola. In caso di doppio successo potrebbe essere apoteosi e terzo posto sempre più solitario. In caso di doppio passo falso le cose si metterebbero male. Con Gubbio, per qualcuno, sempre là sullo sfondo. Lì, proprio di fianco a Londra, dove la Fiorentina tra pochi giorni giocherà col Tottenham. 

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it