Dichiararsi tifosi di una squadra è un conto, ma essere disposti a spendere dei soldi per la propria squadra è un altro conto. La differenza è immediatamente percepibile, e dovrebbe essere presa in considerazione quando si parla di diritti tv. Neanche per sogno. Si snocciola il numero dei tifosi di una squadra per giustificare le disparità di trattamento e se qualcuno non è d’accordo taccia per sempre. Funziona così da anni, ossia da quando Juventus e Milan hanno preso il comando delle operazioni pallonare.
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Si potrebbe contestare tale ragionamento già in via preliminare: ciò che conta è il prodotto "campionato di calcio", a cui concorrono in egual misura tutte le squadre partecipanti. E’ una visione delle cose che non ha minor dignità logica di quella imperante. Invece, la ripartizione delle risorse è frutto unicamente dei rapporti di forza esistenti tra i diversi gruppi di società di calcio. Considerazione banale, certo: ma allora perché ci si ostina a contrabbandare l’attuale sistema come fondato sui numeri dei tifosi? Vediamo. L’ultima rilevazione statistica è stata effettuata nel dicembre di un anno fa dalla società Cra, nell’ambito della ricerca denominata Monitor calcio e i dati sono stati resi noti lo scorso ottobre. Le prime sei posizioni del tifo restano immutate: Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma e Fiorentina. Da qualche anno la Roma ha scavalcato la Fiorentina: ciò grazie alla permanenza stabile della società giallorossa ai vertici della classifica, che ha attratto nuovi tifosi. Perché è ovvio che una squadra vincente attiri più tifosi: basterebbe dare a tutti la stessa possibilità di vincere e, nel tempo, la mappa del tifo cambierebbe.
Ecco i numeri: la Juventus vanta circa 9.845.000 tifosi, il Milan 5.168.000, l’Inter 4.753.000, il Napoli 1.640.000, la Roma 1.559.000, la Fiorentina 1.018.000. Seguono Cagliari (791.000), Torino (703.000), Palermo (627.000), Lazio (580.000), Udinese (421.000), Bologna (318.000), Sampdoria (295.000), Genoa (283.000), Lecce (265.000) e Messina (244.000). Infine, i tifosi di squadre diverse dalle precedenti, pari a 2.305.000. Questi dati sono stati ricavati intervistando 5mila persona di età superiore ai 6 anni, che sono in tutto 55.119.000.

Spicca immediatamente il caso della Lazio, che incassa dai diritti tv il doppio della Fiorentina, pur avendo poco più della metà dei tifosi. Altri esempi si potrebbero fare, ma non è solo questo il punto. Dalle cifre di cui sopra, 30.815.000 persone si sono dichiarate tifose di una squadra. Ma l’indagine ha rilevato anche il rapporto con il calcio della popolazione di età superiore ai 6 anni. I risultati sono sorprendenti, visto che i media di ogni genere sembrano dare centralità al pallone:
15.561.000 persone sono indifferenti e 14.280.000 infastidite. E’ una percentuale complessiva del 54,1%. Ci sono poi coloro che seguono ogni tanto, definiti
"saltuari", pari a 7.829.000 (il 14,2%), e quelli che guardano i risultati la domenica, definiti "spettatori", pari a 4.110.000 (il 7,5%). Infine,
i più assidui, che sono in tutto 13.339.000 (il 24,2%): quelli a cui il calcio piace e interessa, ossia i "coinvolti", pari a 7.700.000, e quelli che lo seguono con passione,
gli "accaniti", pari a 5.639.000. E’ ragionevole dedurre che siano queste due categorie le sole propense anche a spendere: sono in tutto 13.339.000 persone (il 24,2%): eppure, a dichiararsi tifosi di una squadra sono stati quasi in 31 milioni. Aggiungendo gli "spettatori" e i "saltuari" si arriva a un totale di 25.279.000: ossia, anche qualcuno di coloro che si è dichiarato indifferente ha indicato una squadra del cuore. Ma si guarda bene dall’andare allo stadio o dal pagare per guardare la partita in tv.