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| Carlo Petrini: un urlo nel silenzio... |
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29/09/2005
Una sera di fine settembre, sarebbe stato più letterario il pieno inverno ed invece fa persino caldo. Centro di Firenze, a Feltrinelli International - han cambiato il nome per vendere più libri e perchè hanno libri in lingua straniera, probabile l'abbiano azzaccata, gli stranieri leggono più di noi italiani - piccolo locale "ricavato", dicono gli architetti, il solito pubblico di questo tipo di riunioni: venti persone al massimo, qualche giornalista (non quelli importanti). C'è Carlo Petrini, col cartone pubblicitario che campeggia sulla scrivania, un microfono e degli altoparlanti, tanto per dare la sensazione che occorra una voce potenziata dall'impianto mixer. Queste riunioni non cominciano mai in orario. C'è sempre un certo ritardo, provocato di proposito nella vana speranza che arrivi qualcun altro. Andate mai alle presentazioni di libri di nicchia? Quando capita a me c'è sempre un momento nel corso della serata, di solito lunga visto che chi parla non perde l'occasione di avere comunque una platea, in cui mi ritrovo a rimuginare "chi ce lo fa fare? Non avevo davvero un altro posto dove spendere il pomeriggio?". A sentir parlare di calcio malato poi! Doping anni 60, anni 70, calcioscommesse, morti che ormai tutti si sono dimenticati, morti di cui, forse, un giorno parleremo. E pensare che, cercando Feltrinelli International, avevo infilato nell'altra sede della libreria, il mio inglese d'altronde è pessimo. Altra sede, altro libro e altro pubblico. Sul cavalletto del microfono poggia infatti, aperto e appeso, un libriccino sulle poesie di Neruda, una lettura pubblica per lettori raffinati. Con sfondo d'eros culturale. Sciamanti per la sala, efebi modaioli dai modi affettati. Colti, evoluti e accompagnati da fantastiche ragazze dalle vesti fintamente trasandate - e dai padri probabilmente imprenditori - anche lì un fantastico mixer audio con accanto, gettati distrattamente, nacchere e spazzole da batteria per accompagnare - immagino - la decantazione dei versi. Capisco d'aver sbagliato buco e anche d'aver sbagliato tutto, con la promessa a me stesso che, dovessi mai scrivere per un grande giornale, mi farò spostare dallo sport alla pagina "cultura-eventi-spettacolo". E tvado quindi all'altra Feltrinelli, quella dall'atmosfera melanconica dove un uomo gravemente malato mi parla di altri uomini morti, di qualcuno che forse si ammalerà e morirà e di tanti altri che hanno rubato, rubano e ruberanno. E fa questo parlando di calcio. Un uomo che si chiama Carlo Petrini e da giovane faceva il calciatore. Uno che secondo qualcuno dice "ci marcia" su questa sua nuova professione di fustigatore del pallone e delatore della merda che contiene (ragionamento che può anche valere, ma che fa il paio con quello del fornaio profittatore della fame della gente). Uno scrittore - o qualcosa che gli somiglia - arrivato al suo quinto libro. Stavolta non si tratta neanche d'esprienza vissuta - era così nelle precedenti fatiche quando Petrini raccontava il male del calcio attraverso le esperienze della sua vita - ma di una "raccolta ragionata" di documenti, e qualche illazione, sui noti fatti del processo doping di Torino. "Scudetti Dopati" è il titolo di un libro che parla delle tante vittorie, taroccate secondo la sentenza giudiziaria di primo grado, della Juventus di Marcello Lippi, Antonio Giraudo, Roberto Bettega, Luciano Moggi e Riccardo Agricola. Un libro che contiene , come i precedenti, accuse circostanziate e pesanti sospetti su personaggi famosi e ancora molto importanti, su società blasonate del mondo del calcio italiano. Forse a quest'ultimo seguiranno querele, ma è improbabile visto che per gli altri libri, altrettanto "scottanti", nessuno ha portato in tribunale nessuno. Funziona meglio il silenzio. La presentazione finisce e io so di aver fatto il mio dovere andandoci. Conoscevo le storie di Petrini, conosco gli atti del processo di Torino e ne ho parlato spesso nel mio piccolo spazio mediatico. Probabile quindi che non abbia sentito nulla di nuovo. Ma faccio il giornalista (con velleità da giornalaio) e il mio lavoro non consite nel raccogliere le consuete, trite, banalità delle interviste quotidiane in sala stampa. O almeno non solo. Il resto è poco altro, forse solo che i libri di Carlo Petrini dicono cose brutte e vere. E che nessuno se ne vuole accorgere.
Stefano Prizio
"Scudetti Dopati - la Juventus 1994-98: flebo e trofei" è un volume dito da Kaos. Prezzo 16 E
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